La Storia e la riforma Boschirenzi

Il lavoro e la responsabilità per una riforma costituzionale decente avrebbero dovuto assumerselo i due o trecento costituzionalisti che abbiamo in Italia.

di Franco Luceri | 5 Febbraio 2018

Che ci piaccia o no, la “storia insegna a tutti gli esseri umani”, ma non si perde in chiacchiere a giudicarli singolarmente: li assolve o li condanna in blocco come popolo, con sentenza complessiva inappellabile, Promuovendo o bocciando il sistema socio politico economico che ha saputo darsi il mondo della cultura, è come se sparasse nei suoi confronti un unica sentenza di assoluzione o di condanna.

Non sta lì a contare ad uno ad uno quante teste d’uovo ci  sono nella scuola, quanti laureati e masterizzati sono finiti nelle singole professioni, redazioni, istituzioni, imprese, banche, sindacati, partiti, o in fuga verso altri popoli meno stupidi di quello italiano.

Non la intriga per niente stilare l’elenco dei buoni e cattivi, geni e idioti, galantuomini e farabutti. Ha giudicato con questo tipo di logica il popolo russo comunista, il popolo tedesco nazista, il popolo italiano fascista.

Ora è sul punto di sparare la sentenza riguardo al popolo italiano “democratico”, con milioni di intellettuali geni, ma con un sistema Stato elefantiaco, costoso e ladro che più non si può. E non c’è bisogno di aspettare le motivazioni della sentenza per capire con che razza di aggettivo vorrà giudicarci in blocco.

Al meglio ci chiamerà irresponsabili e falliti per l’enormità del debito pubblico, ladroni per la corruzione, cog….ioni per il sindacalismo che ha promesso garanzie e tutele ai lavoratori, ma facendo fallire le imprese, ha fatto sparire del lavoro pure le impronte digitali, e ha ingrassato i maiali delle speculazioni finanziarie, che a loro volta (comprando debito pubblico a vagonate, con interessi da strozzini) hanno scippato i popoli della sovranità monetaria, e della libertà politica di spendere o risparmiare: cioè del diritto di salvarsi.

La storia sta urlando da mezzo secolo ai cacasenno della classe dirigente italiana, straripante di geni: str..zi, avete formato un popolo ignorante, individualista, egoista e opportunista (con senso dello Stato sottozero) che si sta facendo governare da un branco di cog…ni. Ora, oltre allo stipendio grasso, volete pure l’applauso?

Quando la smettete di coltivare i vostri singoli orticelli e curate la buona salute del sistema Italia, prima che si scateni una sanguinosa guerra civile?

Non conta una pippa curare la scelta di un singolo Premier o un singolo Ministro, e giudicare con indulgenza o ferocia singole scelte, di singoli uomini, se poi il sistema (quasi fosse un treno che viaggia su rotaie) sembra spinto senza alternativa nella solita direzione dello sfascio, e non c’è modo di farlo deviare o deragliare.

Perché la storia sia abbastanza indulgente da rimandarci almeno a settembre, dovremmo dare potere agli intelligenti e ignorare gli stupidi. Ma facciamo l’esatto contrario.

Per tre anni abbiamo giocato alle riforme istituzionali col governo Renziboschi, impegnando l’intero Paese a giudicare la riforma della Costituzione firmata da una Ministra e da un Premier, e quale è stato il risultato? Una montagna di miliardi buttata dalla finestra.

Quella che chiamiamo Costituzione è di fatto l’Atto Costitutivo dello Stato. Mi spiegate perché un simile mostruoso lavoro debba portare la firma di una giovane donna, (sia pure laureata in legge) caricata poi di tutta la responsabilità se l’attuale scienza costituzionale fa miracoli o acqua da tutte le parti?

Il lavoro e la responsabilità per una riforma costituzionale decente avrebbero dovuto assumerselo i due o trecento costituzionalisti che abbiamo in Italia. Come dire che era compito del Ministro dell’istruzione, impegnare tutte le sedi universitarie d’Italia per fornire un ventaglio di soluzioni diverse e lasciare la scelta al Ministro delle riforme, alla Corte Costituzionale e agli italiani.

Invece abbiamo liberato le università dal dovere di insegnare e le abbiamo caricate del diritto di criticare, promuovere o bocciare gli avvocati Boschi Renzi, che solo la stupidità di una classe politica incapace poteva caricare di una simile MOSTRUOSA incombenza. Dimenticando quanto sangue ci è costata la democrazia e la Carta Costituzionale.

Così tutti i cacasenno italiani della scuola e della stampa si sono lanciati a l’arrembaggio non per giudicare la riforma secondo scienza e coscienza, ma secondo tifo calcistico spacciato per fede politica. E poiché i detrattori hanno vinto e i sostenitori perso; dopo la riforma Berlusconiana, anche la Boscirenziana è finita al macero, con grande “gioia” di Pantalone che per tre anni ha finanziato l’aria fritta della cultura “giuridica” Italiana, che ormai fa ridere a scoppia pancia gli allevamenti di polli de l’intero pianeta.

 

Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

2 commenti

  1. Egregio signor Truant Grazie del suo generoso giudizio. Ma se ho guadagnato un lettore che ha capito il mio pezzo, anche il deserto può popolarsi. Due è meglio di uno. Continui a leggermi, e domani avremo tre meglio di due. Un caro saluto.

  2. ANTONELLO TRUANT

    Egr. Sig. Luceri,
    mi è piaciuto molto il Suo articolo, peccato che come al solito sia una “vox clamantis in deserto”.
    Mi piace ricordare quella frase di Flaiano “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”.
    Peccato che l’affermazione fosse degli anni 50.
    Un saluto.
    Antonello Truant

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*