La sinistra non è più socialista e perde…

La disuguaglianza fra poveri e ricchi, non è mai cresciuta in un passato storico, come negli ultimi 50anni.

di Roberto Fronzuti | 12 novembre 2017

I lettori che ci seguono con assiduità, ricorderanno l’articolo dal titolo provocatorio “Dirsi di sinistra non vuol dire essere socialista”.  A prima vista i due termini potrebbero far pensare allo stesso significato; non è così… Del termine ‘sinistra’  si fa un abuso continuo, e sfidiamo i più a spiegare che cosa vuol dire in termini compiuti. La questione potrebbe sembrare secondaria, se non fossimo di fronte alla crisi della sinistra in tutt’Europa. In Francia, Germania, Austria la sinistra ha perso in modo clamoroso. Qualcuno afferma che la crisi della sinistra è propria dei partiti tradizionali; non è così e lo dimostra la cancelliera Angela Merkel che appartiene al Partito popolare europeo (la vecchia Democrazia cristiana). Dunque, qual è il problema? La destra ha una ricetta migliore della sinistra?  Noi pensiamo che il discorso sia abbastanza semplice. I militanti e i dirigenti di destra non si vergognano di rivendicare la propria storia, passata, tant’è che è stata recentemente varata una legge tesa a punire chi inneggia al nazi-fascismo. Viceversa, nella sinistra si evita di pronunciare la parola socialista; è scomparsa dai simboli dei partiti europei. É indubbio che si è fatto abuso di questo sostantivo; anche Xi Jinping a capo del partito unico comunista cinese si dice socialista; anche Benito Mussolini (è stato direttore del quotidiano Avanti) vantava la stessa origine. Ma quando si parla dei socialisti, bisogna far riferimento a quelli veri (ne citiamo solo alcuni; l’elenco sarebbe lungo): Turati, Calamandrei, Salvemini e Pertini. Il problema della crisi della sinistra è dovuto al fatto che quando sono andati al potere, non hanno fatto una politica socialista. Hanno agito come Masaniello, dimenticandosi della povera gente. Questo è il vero problema; perché i cittadini dovrebbero votare per una sinistra che fa una politica di destra? In Italia siamo al paradosso; è la Lega a chiedere l’abolizione della legge Fornero, mentre spettava al governo Renzi azzerare la vergognosa  riforma delle pensioni varata dal governo Monti. E sono i Grillini a proporre il reddito di cittadinanza, che risolverebbe il problema della povertà assoluta. Hanno allungato ulteriormente il termine per andare in pensione, avendo legato il tutto a un automatismo agganciato sull’aspettativa di vita; l’Istat ha certificato che gli anziani vivranno fino 83 anni e conseguentemente si andrà in pensione a 67, anzichè  a  66 e 7mesi com’era fino a qualche giorno fa. Può darsi che abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sia stato giusto, ma è l’esempio pratico; è la dimostrazione palese che il Governo Renzi ha cancellato delle conquiste volute da Giacomo Brodolini e Gino Giugni, due grandi socialisti.    Occorre ritornare a concetti come “pane e lavoro nelle stesse mani” tramandato da Giuseppe Mazzini, che dopo 170anni risulta di grande attualità. Mazzini con la sua metafora (il ‘pane’ è il lavoratore, mentre il lavoro è l’azienda) auspica la nascita della cooperazione fra operai (il cooperativismo). Gli operai azionisti delle grandi fabbriche. Ed ancora, scriveva Mazzini: ritengo ingiusta quella società dove un solo uomo cerca il lavoro e non lo trova; è un’utopia? Certamente lo è, ma è bello pensare ad un contesto in cui non si debba elemosinare il lavoro. Uno Stato che sente la socialità non consente che un cittadino possa essere sfrattato, buttato in mezzo alla strada, senza che gli venga dato un alloggio anche modesto, così come bisognerebbe sentire la necessità di aprire dei centri pubblici in grado di offrire un pasto caldo; ruolo che in molte città viene svolto dalla chiesa, di fronte a uno Stato latitante. Il lavoro si può creare varando le grandi opere, finanziando a fondo perduto  le imprese con chiara impronta sociale, mandando al diavolo il pareggio del bilancio dello Stato e le autorità monetarie europee che ci hanno messo in una posizione che evidenzia una disoccupazione al 12%. Il Giappone ha il doppio del debito pubblico italiano e non fallisce; si prenda l’esempio dai nipponici.  La disuguaglianza fra poveri e ricchi, non è mai cresciuta in un passato storico, come negli ultimi 50anni. Google, Amazon, Facebook, Microsoft, le agenzie di rating gestite dalle grandi banche (tutto rigorosamente statunitense) ci stanno succhiando il sangue, mentre l’Europa non riesce a porsi in concorrenza nei confronti dei colossi americani. E che dire dei responsabili dell’Europa, che sono incapaci di far nascere un’agenzia di valutazione (rating) del vecchio continente? Tutto il male possibile, esposti come siamo. E allora è tutto perduto? In Europa la sinistra ha retto -fino ad oggi-solo in Italia e in Grecia. Noi siamo certi che se la parola socialista verrà pronunciata nuovamente con orgoglio in tutta Europa, e se i nostri governi sapranno varare delle reali politiche sociali, l’attuale deriva potrà essere fermata. Cosa vuol dire tradotto in  parole povere  varare una politica socialista? Fare in modo che la socialità, possa intervenire in tutte le famiglie bisognose. Promuovere delle iniziative imprenditoriali, che abbiamo uno sfondo sociale. Siamo certi che la sinistra in Europa si riprenderà se sarà capace di fare una politica socialista, vicina alla gente. Per la cronaca preciso di non essere mai stato iscritto al Partito socialista.

 

Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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