La Sinistra nell’era della tecnica

L’immaginario collettivo di sinistra è ormai fermo da tempo, avendo anche individuato nel nuovo presidente americano, Donald Trump, il simbolo di ogni possibile male presente e futuro.

di Angelo Giubileo | 14 agosto 2018

Cosa lega il destino della sinistra internazionale, e in parte quello della sinistra italiana, all’avvento dell’era della tecnica? L’immaginario collettivo di sinistra è ormai fermo da tempo, avendo anche individuato nel nuovo presidente americano, Donald Trump, il simbolo di ogni possibile male presente e futuro. Ma, se un tale processo è senz’altro parte della storia della Sinistra – come ben ha rilevato lo storico Galli della Loggia sulle colonne del Corriere della sera -, e cioè l’idea di un nemico da controbattere, a cui porre “freno (si può dire katèchon?)” ed essenzialmente, in chiave politica, “allo scopo di limitare il potere dei più a danno dei pochi” (affermazione questa, sia detta per inciso, sembra collocare ogni forma di governo democratico in guisa peggiore di quanto pur osasse dire Winston Churchill, ovvero “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme sperimentate finora”); affatto, invece, per quanto riguarda, la contrapposizione pensata dallo stesso storico tra “sviluppo tecnico-scientifico-economico”, in uno con “le ragioni del capitale”, e la categoria (aristotelica), perché tale è anch’essa, della “politica”. E dunque, giudizio quest’altro non condiviso.

E infatti, sarebbe il caso d’introdurre nello specifico la distinzione che Platone opera, in specie ne Il Politico, tra l’ordine assolutamente primario del “divino”, che ha a che fare con il “mistero” della “natura delle cose”, e quindi l’“essere” (parmenideo) nella sua interezza, e quello viceversa parziale del “politico”, che attiene alla sfera dell’“umano”, pensato essenzialmente al vertice della piramide sociale e al centro dell’azione corrispondente.

L’immagine di ciò che lo storico chiama “la Sinistra” identifica l’azione di coloro che, con la propria azione politica, avrebbero svolto “una funzione oggettiva di freno”. Questa stessa immagine è in particolar modo presente, oltre che in tanti altri autori, già in Parmenide, allorquando il filosofo di Elea scrive che: “non lascia Giustizia né che (l’essere) nasca né muoia, né lo scioglie dai ceppi, dà invece di freno” (frammento 7/8, vv. 18-20; traduzione di Giovanni Cerri). Ma, è fin troppo evidente che siamo su due livelli o piani diversi. Entrambi di analisi e ricerca; ma: in ordine alla “natura”, in Parmenide; e invece in ordine al governo della società, perché è a questo fine che è o dovrebbe essere destinata l’azione (o arte) della politica, storicamente da Platone e Aristotele in poi. Almeno fino a oggi.

E infatti, la ragione principale individuata dallo storico per cui la Sinistra sia, come in effetti sembra o piuttosto è, letteralmente rimasta fuori dal tempo consisterebbe nel fatto di essersi nutrita “fin dalle origini di un radicatissimo storicismo fondato proprio sul significato progressivo dello sviluppo delle forze materiali e della tecnica, non riusce(ndo) neppure a immaginare che invece – come forse in certo senso sta accadendo oggi – proprio tale sviluppo, arrivato a una certa fase, possa eventualmente perdere il proprio carattere progressivo”.

Semplificando, come a dire che lo sviluppo oggi dell’Apparato tecno-scientifico pone l’“umano” di fronte a sfide tali da oltrepassare quel senso del limite che fino a poco tempo fa faceva parte dell’intero immaginario collettivo, sia di destra che di sinistra. E tuttavia, sempre in maniera semplificativa, non si capisce perché l’oltrepassamento del predetto limite nel “senza-limite” (apeiron) – di cui diceva in origine la filosofia con Anassimandro – in un presente e futuro che si preannuncia “transumanista” o “posthuman”, debba costituire soltanto un’ottica prospettica a uso esclusivo della Destra (?!).

E, se invece così non fosse o, per i più attardati, ancora non sia, vorremmo che vi soffermaste a considerare brevemente quanto segue, a titolo esemplificativo e anche da un punto di vista essenzialmente “politico”: a cosa conduce o condurrebbe essenzialmente l’azione capeggiata da Trump e quale “funzione oggettiva di freno” la Sinistra potrebbe ancora ipotizzare per il futuro, posto che alla categoria nominalmente di Sinistra competa l’esercizio di tale funzione contrapposta?

Brevemente, siamo convinti che l’ultima fase del processo di globalizzazione, di per sé o potremmo anche dire in astratto “giusta” (ritorna qui, per l’appunto, l’immagine della Dike di Parmenide), abbia favorito l’avanzata di numerosi paesi, cosiddetti emergenti, e in particolare della Cina fino al punto da immaginare e rendere possibile, in luogo della Pax americana, una nuova Pax sinica. Ma, a ciò, condividiamo il giudizio del giornalista economico Danilo Taino, il quale ha scritto che la cosiddetta Pax sinica “ha nel dna impronte imperiali oggi difficili da fare accettare: va da Est a Ovest a senso unico, diretta da Pechino con il resto dei Paesi interessati dal progetto in posizione subordinata (soprattutto ai prestiti dei fondi di Stato cinesi)”. E pertanto, a fronte dell’immagine di dumping sociale ed economico che già in precedenza abbiamo descritto e paventato oltremodo nello scenario italiano e negli scenari politici internazionali, entrambi attuali, diremmo piuttosto che Trump a noi appaia molto più “sinistro”, e quindi, a parte il gioco di parole: molto più di Sinistra di quanto viceversa non appaia alla Sinistra stessa.

In generale, invece, ipotizzando – come sembra fare lo stesso Galli della Loggia – che la Sinistra sia “capace di pensare proprio l’impensabile”, in un mondo che permarrebbe conflittuale la Sinistra potrebbe pur sempre svolgere la “funzione” che la storia nominalisticamente pare le abbia assegnato, almeno per la maggior parte del periodo finora vissuto. E se invece non esistessero più ragioni di un conflitto? Vorrebbe dire, categoricamente, l’esistenza di un mondo (kòsmos) “impolitico”: estraneo o avverso alla politica.

Angelo Giubileo

Angelo Giubileo Vicedirettore per il Sud di Pensalibero. Filosofo e giornalista, esperto di previdenza obbligatoria e complementare. Già cultore della materia presso le cattedre di Filosofia del diritto, Teoria dell’interpretazione e Logica giuridica all’Università degli Studi di Salerno. Socio fondatore dell’ Associazione Nazionale per la Rosa nel Pugno e collaboratore per il gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno. Responsabile di processo presso l'INPS. Tra le sue pubblicazioni: Etica della conoscenza (Salerno, 1999), I fondi pensione nel pubblico impiego (Giubileo-Sarti, Parma 2003), Conviene aderire a Espero? (Giubileo- Sarti, Parma 2006), Terzo Rapporto INPDAP sulla previdenza complementare (AA.VV., Roma 2011), "Sulla natura delle cose" ( 2016), "Scritti politico-liberali" (2016), "Il mondo come possibilità" (2017). Intensa anche l'attività giornalistica su quotidiani e periodici tra i quali: Corriere di Como (pubblicazione distribuita insieme al Corriere della Sera), Cronache di Salerno, I Confronti (on line), Spazio economia (on line), Affari pubblici (on line), Salerno notizie (on line), Pais (periodico cartaceo d'informazione scolastica)

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*