“La seconda vita di Bettino Craxi” di Pietro Carubbi e un ricordo di Craxi

di Luca Bagatin | 2 ottobre 2017

Massimo D’Alema giunge troppo tardi a definire Bettino Craxi “di sinistra” rispetto a Matteo Renzi.
D’Alema ed i suoi sanno bene di essere stati i carnefici del socialismo italiano e di aver dato vita – negli anni – ad un partito liberal-capitalista che ha, oggi, Renzi suo leader e rappresentante.
Ad ogni modo, chi è rimasto socialista, lo sa bene.
Del resto anche in tutta Europa, dopo la fine del Psi di Craxi, il cosiddetto “socialismo europeo” si è trasformato nel liberal-capitalismo europeo. Prima con le privatizzazioni selvagge all’italiana, che proprio Craxi tentò di contrastare, e via via con le varie Loi Travail di Hollande, i Jobs Act renziani, le liberalizzazioni, il precariato sociale, le misure di austerità, i tagli alle spese sociali, tutto in nome di una Europa economicistica ed elitaria che i cittadini europei stessi, se potessero decidere direttamente, avrebbero da tempo rifiutato.
Su Bettino Craxi, grande statista che non necessita di alcuna riabilitazione nè nazionale nè sicuramente internazionale, è stato scritto molto. Interessante un recente romanzo scritto da Pietro Carubbi, lucchese, classe 1967, ragioniere programmatore laureatosi in Filosofia e romanziere.
Nel suo “La seconda vita di Bettino Craxi”, edito dalla Fuoco Edizioni, Carubbi fa rivivere e soprattutto fa ancora vivere Bettino Craxi. Lo fa vivere come se non fosse mai morto, quel 19 gennaio 2000, ma avesse semplicemente deciso di aver “fatto credere” di essere morto. Per invece continuare a vivere e viaggiare, persino in Italia, sotto mentite spoglie.
Nel romanzo in realtà non c’è pressoché alcuna azione. Ci sono piuttosto riflessioni e ricostruzioni storiche. E’ come se lo stesso Craxi scrivesse le sue memorie e formulasse giudizi sulla Prima e sulla sedicente Seconda Repubblica. E Carubbi nel suo romanzo vi riesce alla perfezione, con un linguaggio colto e tagliente che potrebbe essere attribuito allo stesso Craxi.
Un Craxi che racconta le sue origini e quelle della sua famiglia, socialista da sempre. Un Craxi che racconta gli anni della Segreteria del Psi e del rinnovamento autonomista, nel solco della tradizione libertaria di Pierre-Joseph Proudhon, Giuseppe Garibaldi e Carlo Rosselli.
A Garibaldi, in particolare, Craxi si rifarà sempre, al punto di collezionarne i cimeli. Critico nei confronti del comunismo materialista, ma pronto a dialogare con i comunisti in nome degli oppressi, proponendo, nei primi Anni ’90, una lista di Unità Socialista. Proposta caduta nel vuoto sino al linciaggio politico-mediatico ordito in primis dai post-comunisti. Da quelli che, D’Alema in testa, finiranno per essere i migliori amici degli Stati Uniti d’America imperialisti e della NATO, al punto da offrire – durante la guerra del Kosovo del 1999 – l’uso delle basi militari italiane per bombardare la Serbia (sic !), già partner commerciale dell’Italia.
A tal proposito, come riporta Carubbi nel suo libro, Craxi dichiarava: “L’Italia non è la portaerei fissa della NATO nel Mediterraneo”.
Nel romanzo di Carubbi c’è, condensata, dunque, tutta la vita politica di Craxi sino all’esilio di Hammamet. C’è il politico machiavellico che, in nome dell’interesse del Paese, dialoga con i Paesi del Mediterraneo, anziché entrarvi in conflitto, come hanno fatto spesso le potenze europee negli ultimi decenni. C’è il politico che taglia quattro punti della scala mobile per contrastare l’inflazione galoppante. C’è il politico che rilancia il Made in Italy nel mondo e che finanzia segretamente vari movimenti di liberazione nazionale: da quello sandinista del Nicaragua sino all’OLP palestinese, il Partito Socialista di Spagna allora ancora illegale ed i socialisti cileni sottoposti alla dittatura di Pinochet. C’è il politico che, in nome della sovranità del Paese, si oppone alle ingerenze statunitensi. C’è il politico che contrasta le privatizzazioni selvagge, ma che pagherà per la sua politica quale capro espiatorio attraverso la falsa rivoluzione denominata Tangentopoli, la quale mirava a dimostrare che lui, lo statista socialista per eccellenza, si era personalmente arricchito attraverso il finanziamento illegale alla politica (sic !).
Proprio quel finanziamento illegale che lui stesso per primo aveva denunciato, quando tutti sapevano che i partiti politici italiani (e non solo !) – dal dopoguerra – si finanziavano illegalmente, ovvero prendevano “in nero” danari privati o, molto peggio, attraverso il parastato (la Dc) o il finanziamento illegale proveniente dall’Unione Sovietica (il Pci).
Craxi, che mai si arricchì personalmente, denunciò tutto ciò in tempi non sospetti, proponendone una riforma, oltre che lo denunciò alla Camera dei Deputati in un famoso discorso del 3 luglio 1992.
Ormai era tardi ed il sistema gli crollò addosso. Crollò addosso a lui e a gran parte dei socialisti della sua corrente autonomista. Il 70% dei quali assolti negli anni a seguire, ma ormai la loro vita e la loro salute era rimasta compromessa. Taluni si suicidarono. Il Partito Socialista Italiano finirà per sempre di esistere.
Non ci resta dunque che onorare la memoria di Craxi ed il romanzo di Pietro Carubbi lo fa, chiudendosi con una speranzosa poesia e con una frase che Carubbi fa dire a Craxi: “C’è chi mi paragona anche a Giuseppe Garibaldi”.
Eh sì, anche Craxi, come Garibaldi, rimarrà per sempre un Eroe immortale per tutti i socialisti e per tutti i rivoluzionari d’ogni tempo che hanno ancora il coraggio di sognare e di amare.
Luca Bagatin

 

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it), collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” ed in passato de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.altervista..org – www.amoreeliberta.blogspot.it). E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti e di “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia. Presidente e fondatore del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.blogspot.it

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