La Russia post-sovietica, le sue istituzioni tra innovazioni e residui del passato

di Angela Di Gregorio | 16 aprile 2018

Si usa spesso l’aggettivo “post-sovietico” per indicare la Russia di oggi, meglio conosciuta nella vulgata giornalistica come “la Russia di Putin”. Il termine non è errato e serve ad evidenziare il fatto che, nonostante siano trascorsi 27 anni dal crollo dell’Unione sovietica, mentalità, abitudini, valori e retaggi politici del passato continuano a permeare l’enorme paese euro-asiatico. Si tratta di valori che risalgono anche ad epoche precedenti quella sovietica e che fanno parte del DNA del paese. Alcuni di essi sono giustificati dalla conformazione geografica del territorio (enorme, privo di confini naturali, inospitale per larghe parti ma ricco di risorse naturali), dalla elevata complessità etnica, culturale e religiosa e dal confronto costante con colossi quali Cina e USA e (in passato) Germania.
Tuttavia, liquidare il comportamento della Russia di oggi come mera replica dei comportamenti espansionistici e aggressivi del passato potrebbe rivelarsi un errore, perché si sottovaluterebbero i progressi compiuti dal paese in termini di modernizzazione del proprio potenziale economico e umano.
L’Occidente sembra dimenticare che i comunisti non ci sono più (quei pochi rimasti rappresentano solo una macchia di colore ormai) e che i residui della prosopopea sovietica non hanno nulla a che fare con l’ideologia. Le sfide che la Russia di oggi si propone di affrontare e sormontare sono davvero ambiziose. Nel leggere l’ultimo messaggio presidenziale alle camere e agli altri rappresentanti delle istituzioni dello scorso primo marzo, si ha l’impressione di una fortissima carica di nazionalismo e della ricerca non solo di un ruolo di eccellenza sullo scenario internazionale ma addirittura della primazia, almeno con riguardo ai traguardi tecnologici nel settore militare.
Con quale armamentario istituzionale la Russia è riuscita finora a raggiungere questi obiettivi e a porsi ulteriori e ancor più ambiziosi traguardi?
La Costituzione attualmente in vigore risale al 1993 ed è stata da allora ritoccata pochissimo (la modifica più significativa riguarda la durata del mandato presidenziale, portata nel 2008 da 4 a 6 anni, fermo restando il divieto di svolgere oltre due mandati consecutivi: ma non si esclude la ripetizione ad libitum di ulteriori mandati superando questo divieto in maniera agevole, come dimostrato). Si tratta di un testo che non innova completamente rispetto alle riforme del periodo tardo-sovietico (1989-1992) tuttavia lo fa in aspetti significativi. La gestione del potere innanzitutto, che con l’adozione del nuovo testo costituzionale si concentra inequivocabilmente nelle mani del Presidente erede per tanti aspetti sia dello zar che del partito unico dell’epoca sovietica. Il Presidente esercita il potere esecutivo, essendone chiaramente il vertice (nonostante l’esistenza di un primo ministro), ed ha competenze che incidono anche sull’esercizio del potere legislativo e di quello giurisdizionale. Si pensi all’iniziativa legislativa, al potere di veto, alla nomina dei giudici, etc. Analogamente interviene nei rapporti centro-periferia potendo in diversi casi nominare i governatori delle entità federate. Il parlamento, composto dalla camera bassa o Duma di Stato, direttamente elettiva, e dal Consiglio della Federazione, che riunisce due rappresentanti per ognuno degli 85 “soggetti” federati, svolge un ruolo passivo, perlomeno dal 2000-2001 in poi quando con il patrocinio del Cremlino si è formato un potente partito putiniano “Russia unita” che controlla anche la maggior parte delle legislature regionali.
Il controllo dall’alto è pressante e riguarda inevitabilmente l’esercizio delle principali libertà politiche dei cittadini, da quella di associazione, riunione, manifestazione pubblica, etc. In cambio del restringimento di queste libertà se ne concedono altre, come quella economica, di viaggiare risiedere e studiare liberamente all’estero, anche con il sostegno di fondi pubblici. Ma soprattutto si promettono due cose estremamente importanti in termini di rafforzamento del consenso nei confronti del potere: il benessere economico e la sicurezza. Anche se non possiamo considerare la Russia un paese del tutto autoritario (la rete è ancora piuttosto libera così come la cultura, l’arte e parte della stampa) certamente puntare su questi due valori, unitamente ad una gestione accentrata delle principali risorse strategiche del paese, contribuisce a cementare il consenso nel lungo periodo. E i risultati in termini di potenza militare e autorevolezza internazionale costituiscono ulteriori motivi che giustificano il gradimento altissimo nei confronti del Presidente, come dimostrato alle ultime elezioni del 18 marzo.
Dunque Putin continua a vincere non tanto e non solo perché imbavaglia l’opposizione (ma i nomi più noti in Occidente, come quello di Navalnyj, non corrispondono a leader autorevoli e con grande seguito popolare, dei quali non vi è traccia) ma perché la rende inutile, oltre che indebolirla con riforme ad hoc. Nessun altro avrebbe potuto offrire di più ai russi di quanto ha fatto Putin negli ultimi 18 anni. Né promettere di più di quanto sta continuando a fare, ossia di essere parte di una nazione rispettata e temuta a livello mondiale.

Angela Di Gregorio    (lavocemetropolitana.it)

2 commenti

  1. Condivido gran parte dell’ articolo.
    Non sono putiniano, ma sarebbe assurdo non riconoscere i meriti che ha avuto nella lotta al terrorismo edin favore di un mondo multipolare.
    L ha riconosciuto anche l unico vero dissidente russo, Eduard Limonov, l unico assieme ai Nazionalbolscevici ad essersi fatto la galera per anni per la sua opposizione a Putin.
    Se attualmente non vi sono alternative in Russia, vi sono comunque ampi strati della popolazione che rimpiangono il comunismo. Come far loro torto ?

  2. erico martelloni

    Putin resta un criminale, ciò che ha offerto ai russi è una disparità economica per la popolazione, tra le maggiori al mondo. Negli ultimi 18 anni sotto il suo regime, egli ha provocato la seconda guerra cecena radendo al suolo Grozny e creando, di fatto, terrore e morte. La Cecenia è in mano a Kadirov, un capo bada, dove la legge islamica della Sharia è di casa: Beslan, Dubrovka, il sottomarino Krusk, gli assassini di giornalisti e oppositori, non fa di Putin, un uomo vincente. Assolutamente, no.

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