La lettera
È proprio diritto internazionale quello che regola il salvataggio dei migranti in mare?

Cara redazione io di diritto internazionale non ne capisco una mazza ma mi è venuto d’istinto scrivere questo pezzo. Se ritenete che possa volere qualcosa pubblicarlo fatelo altrimenti destinate buona giornata

di Franco Luceri | 17 giugno 2018

Confesso la mia ignoranza, ancora mi sfugge  se il diritto internazionale sull’obbligo di salvare i migranti in mare, l’hanno confezionato in entrata o in uscita dall’osteria.
Considera carente di umanità quasi bestiale un popolo rivierasco se non salva immigrati in mare a prescindere dalle  sue  reali  condizioni economiche. Se ha cittadini che muoiono di fame, o padri disoccupati con figli, o 1000 piccoli imprenditori suicidi come l’Italia  a cui politica e Giustizia  hanno negato il diritto alla vita.
Se ha una giustizia sociale così scandalosamente iniqua che i cittadini si ammazzano fra estranei, persino fra consanguinei, e persino fra genitori e figli per le difficoltà economiche e per l’assenza totale di giustizia di qualunque marca.
Ma forse esenta da qualunque obbligo materiale o finanziario le altre 200 Nazioni anche ricche che potrebbero aiutare materialmente o finanziariamente Grecia, Italia e Spagna che sono condannate per legge a farsi carico di questo esodo biblico di africani.  Non solo salvandoli ma mantenendolì a vita in albergo 5 stelle.
Se è questo il Massimo livello di legalità moralità e umanità dei legislatori internazionali in materia di migranti, tale da legittimare gli altri 25 paesi europei a negare soccorso almeno finanziario  agli  stati obbligati al salvataggio, allora rassegnamoci al terrorismo,  alla mafia, alla guerra civile  e alla guerra mondiale, perché con la democrazia, lo Stato di diritto e la giustizia sociale, il cosiddetto Diritto Internazionale e la civilissima Europa che ne fa uso e abuso non hanno  manco un lontanissimo rapporto di parentela.

 

Franco Luceri 

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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