La furia della Commissione Bindi per colpire la Massoneria piccona la libertà di associazione garantita dalla Costituzione

All’opposto di quanto asserito dalla Relazione Bindi sulla loro “sostanziale segretezza”, le Comunità massoniche agiscono alla luce del sole.

di Aldo A. Mola | 18 marzo 2018

E’ severamente vietata la pesca con reti a strascico. L’ha praticata, invece, la “Commissione parlamentare antimafia” per estorcere a quattro Comunità massoniche i nomi dei loro affiliati. Dopo anni di audizioni, sequestro di elenchi e loro confronto con dati in suo possesso non è emerso nulla di sconvolgente, a parte qualche disordine nell’anagrafe di alcune logge di Obbedienze minori. Malgrado la fragilità degli elementi raccolti, la Commissione ha pubblicato una Relazione sulle “infiltrazioni di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta  nella Massoneria in Sicilia e Calabria”. Datata Solstizio d’Inverno del malaugurato 2017, un colpo di clava sui Figli della Vedova e sul Parlamento neoeletto. Se la vicenda riguardasse solo l’ex presidente dell’ex Commissione, Rosy Bindi, non varrebbe la pena occuparsene. Però la posta in gioco è molto più alta. Sono in discussione le libertà enunciate  nella Carta costituzionale, a cominciare dall’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Indiscutibile è anche “il diritto di associarsi, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale” (art 18).

I diritti “non negoziabili” precedono l’ordinamento dello Stato. Sono “della persona” prima ancora che “del cittadino”. Lo Stato d’Italia ha condiviso la loro priorità riconoscendo solennemente la Dichiarazione universale dei diritti “dell’uomo” (10 dicembre 1948) e tutte le Convenzioni che ne sono derivate, anche in sede europea. Malgrado ciò e senza addurre prove documentali, la Relazione afferma che “l’organizzazione delle obbedienze massoniche si presenta al proprio interno sostanzialmente segreta”. A suo dire le logge “rappresentano un fattore di attrattività per le organizzazioni criminali che vogliano avervi ingresso…”. La massoneria è dipinta come una baiadera, allettante criminali di cerca di nascondiglio per oscure azioni. Eppure le sedi, gli organigrammi e le attività interne ed esterne delle Comunità massoniche sono notissimi.

Deplorato che non esista ancora una legge sugli obblighi delle associazioni (ma se manca è colpa dei “politici”, non dei massoni, che anzi la chiedono da decenni) la Relazione evoca positivamente la legge (fascistissima) che nel 1925 costrinse il Grande Oriente e la Gran Loggia d’Italia a sciogliersi per non esporre i propri adepti a sanguinose rappresaglie, umiliazioni, licenziamenti… Non bastasse, essa ritiene poco efficace persino la legge Spadolini 25 gennaio 1982, n. 17 vietante le società segrete, rinfaccia alla massoneria  “la miope ostinazione a mantenere caratteristiche strutturali e organizzative del tutto similari a quelle delle mafie”  (sic!) e chiede al Parlamento testé eletto di gettare reti a strascico nelle “restanti regioni d’Italia”, per individuare i “reati spia” e i “fattori di rischio” derivanti dall’appartenenza “alla massoneria o ad altre associazioni similari” di politici, funzionari pubblici, appartenenti alle forze di polizia, militari e categorie simili.

L’art.82 della Costituzione conferisce alle commissioni d’inchiesta “gli stessi poteri e le stesse limitazioni della Autorità giudiziaria”. Ma “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge (…) nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale” con quel che segue (art. 111). Ognuno vede la lontananza tra le norme costituzionali, la condotta della Commissione e la Relazione. Quest’ultima non è una “sentenza” ma una “narrazione”, con conclusioni apodittiche e di carattere politico.

A Rosy Bindi, dalle opinabili cognizioni storiografiche ma sempre decisa a schiacciare la testa del massonico Serpente Verde, suggeriamo di dare una scorsa al bel saggio “Palabras asesinas” di Juan José Morales Ruiz sull’uso dell’antimassoneria nella guerra civile spagnola. Nel suo corso si sommarono le fobie di Francisco Franco con quelle degli stalinisti. Il risultato fu l’ecatombe di  massoni. Ci vollero decenni prima che la Spagna tornasse a vedere la Luce. Nella stessa età la massoneria fu annientata in Italia, Germania, Austria ed Europa orientale, come già era avvenuto nell’URSS di Lenin e di Stalin. “Socialismo reale” e carri armati sovietici fecero il deserto sino alla fine del secolo scorso.

Il vero problema dell’Italia odierna non è la compatibilità delle logge con l’ordinamento pubblico (nessuna persona seria la pone in discussione) ma quella di movimenti e partiti che proibiscono ai loro adepti la libertà di iscriversi ad associazioni non vietate dalla legge, quali appunto sono le Comunità massoniche. Lì è il vero vulnus della democrazia in Italia. Quei partiti o movimenti sono in conflitto sia con l’ordinamento democratico sia con la storia che nel Settecento vantò massoni come Vittorio Alfieri e Carlo Goldoni e di Sangro di San Severo (ma Luigi di Maio è mai stato a visitarne la Cappella nel cuore di Napoli?). Ispirati da ideali massonici furono Risorgimento, unificazione nazionale, lotta per le libertà, lentissimo avvicinamento all’ Occidente dopo anni di nazionalmassimalismo predicato da balconi da un gesticolante avvolto in paramenti bizzarri (ricordiamo, per inciso, che il fascismo scippò alla massoneria simbologia, terminologia e calendario civile: perciò volle annientarla).

Mentre il corpo dello Stato è sommerso da vegetazione selvaggia, arbusti, sterpaglie e da fogliame di dubbia liceità, occorre riportare alla luce i massi ben levigati sui quali esso è sorto e può durare, al di là dei cambi di forme istituzionali e di maggioranze partitiche: quelle pietre cubiche sono i diritti non negoziabili, che valgono molto più di un punto dell’Iva e di ogni moneta, perché la libertà non si baratta con trenta denari. Lo ha detto a San Remo il gran maestro della Gran Loggia d’Italia, Antonio Binni, il 24 febbraio parlando di “Massoneria in pace e per la pace”. Lo ribadirà con forza il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, alle 16 di sabato 24 marzo nel ciclo “I grandi maestri della Massoneria italiana al Casinò di San Remo” diretto da Marzia Taruffi. E lo ha scritto in “Massonofobia. L’Antimafia dell’Inquisizione” (ed. Bonanno) e   Introduzione al corposo saggio di Guglielmo Adilardi su “Massoneria,società  politica. Profilo storico dalla fondazione ad oggi” (ed. Pontecorboli)

In Europa e da oltre Atlantico ci guardano attoniti: possibile che l’Italia di tre massoni premi Nobel per la letteratura (Carducci, Pascoli e Quasimodo) e di una quantità di scienziati, artisti, militari, giuristi, persone senza speciali blasoni ma sicuramente perbene passati in loggia la massoneria sia ancora una volta perseguitata? Già. Ma l’Italia confina con una Entità che alterna “misericordine” e scomuniche… Nella Dichiarazione “Placuit Deo” la Congregazione per la dottrina della fede (autorità canonica, non statuale) ha nuovamente condannato neognostici e neopelagiani, identificati con i massoni sin dai tempi di Agostino Barruel. A sua volta la Commissione Antimafia a sostegno delle proprie traballanti tesi ha addotto una decisione “politica” della Santa Sede, che in quanto tale è uno Stato, altra cosa dalla Chiesa cattolica.

In tempi procellosi occorre tenere saldo il timone. La libertà di associazione non riguarda solo i massoni ma tutti i cittadini. All’opposto di quanto asserito dalla Relazione Bindi sulla loro “sostanziale segretezza”, le Comunità massoniche agiscono alla luce del sole. Lo si è veduto anche il 1° marzo, quando il Grande Oriente ha aperto i suoi Templi ai visitatori. Forse i massoni italiani debbono allora fare un passo in più: procurarsi un “seggio” tra le Organizzazioni non Governative riconosciute dall’ONU, per ottenere la tutela delle libertà elementari, oggi minacciate dai massonofagi proprio nella patria del “Fratello Garibaldi”.

Aldo A. Mola

Aldo Alessandro Mola è uno storico e saggista italiano.

Un commento

  1. Già sul primo pezzo… quando si dice che hanno dovuto “forzare” per avere i nomi degli iscritti… già questo la dice lunga sulla trasparenza della massoneria.
    Se uno non ha nulla da nascondere, non fa mielina.
    Evidentemente, la cosa non è piaciuta… E se non è piaciuta, vuol dire che vi è del marcio.
    Riprendo…”Nella stessa età la massoneria fu annientata in Italia, Germania, Austria ed Europa orientale, come già era avvenuto nell’URSS di Lenin e di Stalin. “Socialismo reale” e carri armati sovietici fecero il deserto sino alla fine del secolo scorso.
    Qui proprio non si è capito nulla, nel senso che come ben sappiamo… ma dovreste saperlo anche voi, Lenin era un massone di altissimo grado, per non parlare del fatto che molti stati dell’est oltre ad essere governati da massoni, vi erano addirittura i segni della massoneria in ogni canto.
    Esattamente come in ITalia con la pentalfa, ovvero lo stellone a 5 punte.

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