La fine dell’austerità o la fine dell’Europa?

La vittoria dell’exit è la sconfitta dei due maggiori partiti inglesi e di tutti gli schieramenti, di centro-destra e di centro-sinistra, del Continente.

Brexit

di Tommaso Sessa | 27 giugno 2016

La vittoria, anche se di stretta misura, di chi ha voluto l’uscita della Gran Bretagna da questa sgangherata Unione Europea, è un’ennesima sconfitta delle attuali classi politiche e dirigenti e un durissimo colpo all’economia finanziaria. Il ceto medio e la classe operaia inglese hanno votato non solo contro l’Europa, ma contro la City di Londra che non ha portato loro alcun beneficio. Gli inglesi hanno visto in Farage, Gove e Boris Jhonson, una possibile risposta ai loro disagi. Oggi sarà un venerdì da incubo a livello globale e si svaluterà non solo la sterlina e i Titoli inglesi, ma segnerà forse la fine dello stesso Regno Unito, visto che Scozia e Irlanda del Nord hanno votato, a stragrande maggioranza, per la loro permanenza nell’Unione. Sarà un venerdì nero per Parigi e per Roma e, ancora di più, per Madrid che si appresta al voto in questo fine settimana. In Spagna si può prevedere fin d’ora una grande avanzata di Podemos. La vittoria dell’exit è la sconfitta dei due maggiori partiti inglesi e di tutti gli schieramenti, di centro-destra e di centro-sinistra, del Continente. E’ accaduto in Spagna dove solo in apparenza sembra reggere la divisione tra destra e sinistra. La politica del rigore imposta dalla Germania ha finito per distruggere questa Unione Europea e per risvegliare fantasmi che pensavamo archiviati per sempre. Le scelte egoistiche e cieche delle èlite tedesche, seguite da tutti i governi europei, hanno minato dalle fondamenta questa Europa senza democrazia, senza solidarietà e quindi senza futuro. Le classi politiche europee tradizionali hanno ignorato i segnali che venivano da tutti i popoli: dalla Francia, in cui il Fronte Nazionale è il primo partito e da noi con il Movimento 5 Stelle. La posizione di Grillo a favore dell’Unione Europea è più un suo fatto personale che non rispecchia, nella sostanza, il voto di protesta che ha fatto crescere il suo movimento. In Austria Hofer ha perso solo per un pugno di voti e nella stessa Germania la destra neo-nazista è sempre più forte. In tutta l’Europa, insomma, monta una marea neo-fascista e nazionalista. Solo in apparenza sembrano fenomeni diversi, ma in realtà sono un’unica risposta a un modello economico sbagliato. Un modello economico imposto dagli Stati Uniti che provoca l’emarginazione sempre più dei deboli e favorisce la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Le classi politiche e le èlite hanno ignorato i tanti segnali che sono venuti dai popoli e, in tutti questi anni, non hanno trovato la forza di contrastare questo modello di sviluppo e, in Europa, la politica tedesca. Nel Continente sono state votate regole con cui si è liquidata la residua sovranità di ogni Paese in cambio di nulla. Ora si parla di un’ulteriore integrazione, ma non si capisce di quale integrazione. C’è, in verità, una sola risposta immediata da dare che è quella della fine dell’austerità, la sospensione di alcune regole nefande che impediscono solo la ripresa della crescita e sono solo a favore di Berlino.”

 

Presidente nazionale di Risalire Italia

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