La cattiva politica per i ricchissimi è ottima

Ad eliminare i poveri, i ricchi non ci pensano manco in sogno, perché di quelli ne fanno triplo uso: come lavoratori sfruttabili a basso costo, come risparmiatori oculati e come consumatori con le mani bucate.

di Franco Luceri | 11 dicembre 2017

Da Marx in poi, il tentativo di estinguere la razza dei ricchi, i poveri continuano a farlo, ma sempre più inutilmente; posto che persino nei sistemi comunisti finiti in bancarotta da un quarto di secolo, si riuscì a delegittimare l’accumulo e il possesso di ricchezza, con l’abolizione del diritto di proprietà, ma la razza ingorda dei ricchi, continuò, continua e continuerà a crescere di fatto, fino a l’estinzione de l’Umanità.

Mentre, ad eliminare i poveri, i ricchi non ci pensano manco in sogno, perché di quelli ne fanno triplo uso: come lavoratori sfruttabili a basso costo, come risparmiatori oculati e come consumatori con le mani bucate. E non hanno alcun interesse ad affamarli troppo come lavoratori, per non trovarseli troppo squattrinati o tirchi come risparmiatoti e consumatori.

Insomma, giusto per capirci, se si potesse impedire ai padroni di spostarsi da un paese a l’altro, andando a caccia di lavoratori poveri per produrre in maniera competitiva, e di consumatori ricchi da spennare con prezzi truffa o rapina, i migliori sindacalisti dei lavoratori sarebbero ancora i padroni, perché costretti a remunerare nel giusto i lavoratori, per trovarseli ben disposti e attrezzati come risparmiatori o consumatori.

Ma i grandi padroni, braccati da comunismo, sindacalismo e strozzinaggio finanziario e fiscale assassino di piccoli e medi imprenditori, nel mercato globale sono diventati ballerini acrobatici per tenersi stretta la “borsa salva vita”. Saltano anzi volano da uno Stato a l’altro a caccia di bassi costi per produrre beni o servizi e di alti ricavi per vendere, nonché di un sicuro paradiso fiscale per mettere l’indebito arricchimento, la borsa di pelle umana, al riparo da strozzini ed esattori.

Come si risolve questo rompicapo? Comunismo e sindacalismo hanno fatto danni incalcolabili, perché non hanno castigato i paperoni, (le multinazionali), ma i venditori di caldarroste e bruscolini, fino a costringerli a chiudere, fallire e persino suicidarsi.

Il livello di feroce antagonismo culturalmente, sindacalmente e politicamente indotto in Italia, fra lavoratori e padroni non sembra destinato ad affievolirsi, perché comunisti, sindacalisti, strozzini e fiscalisti lavorano di fino per spegnere gli incendi con lanciafiamme a benzina super.

Allo stato delle cose non è possibile sognare una classe operaia che rinsavisca e sposti la sua fiducia, sia pure critica, dal comunismo e sindacalismo che hanno reso feroce il libero mercato, ai piccoli padroni che non hanno alcun interesse ad affamare i lavoratori a cui hanno insegnato un mestiere, per non costringerli a  vendere ad altri padroni più generosi la loro prestazione lavorativa, o a consegnare i loro risparmi o i loro consumi a padroni stranieri.

Speriamo che il buon senso torni a prevalere almeno in Italia, dove una straripante maggioranza di disoccupati, lavoratori poveri, pensionati al minimo e zero imprenditori onesti e produttivi, ha finito per convertire la democrazia, in dittatura sindacalcomunista, con montagne di leggi idiote e di burocrazie irresponsabili e cleptomani, tanto da farci correre a l’impazzata verso l’autodistruzione.

 

Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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