La battaglia di Chosin Reservoir in Corea del Nord. Chi la ricorda?

Sono pochi a meditare oggi sulla battaglia di Chosin Reservoir nella quale le truppe nordcoreane con l’aiuto di quelle cinesi circondarono il 27 novembre del 1950 gli americani che si erano infiltrati nella Corea del Nord.

di Redazione Pensalibero.it | 11 giugno 2018

Il 12 giugno Donald Trump nell’incontro che avrà a Singapore con il dittatore Kim Yon Un, dovrebbe ricordare che la Corea del Nord ha rappresentato per gli Stati Uniti una pessima pagina di incapacità politica con conseguenze terrificanti per i marines impegnati.

Sono pochi a meditare oggi sulla battaglia di Chosin Reservoir nella quale le truppe nordcoreane con l’aiuto di quelle cinesi circondarono il 27 novembre del 1950 gli americani che si erano infiltrati nella Corea del Nord credendo, come sosteneva il generale McArthur nel suo arrogante egocentrismo, di unificare la penisola coreana e costituire quindi una larga base di fronteggiamento nei confronti dell’impero maoista.

I soldati americani furono costretti non solo a subire il pesante attacco delle truppe cino-coreane, ma vennero decimati dalle incredibili temperature sottozero che resero l’area un inferno (al contrario) nel quale le emorragie si bloccavano per il congelamento.

Gli americani riuscirono ad evacuare le poche migliaia di sopravvissuti grazie all’areonautica che fu in grado di lanciare una struttura di acciaio che consentì alle truppe in ritirata di superare una gola nella quale i cinesi avevano fatto saltare il ponte.

Da quanto ha affermato il presidente degli Stati Uniti nella sua bizzarra conferenza stampa al termine dei lavori del G7, la sua agenda dell’incontro con Kim Jong Un si baserà soprattutto sulla verifica di una presunta empatia psico-fisica tra i due capi di Stato separati da quasi  40 anni di differenza.

Donald Trump continua a fare quello in cui ha avuto successo televisivo: il conduttore di un reality in cui pero’ non potra’ ‘licenziare’ il suo interlocutore.

Il che effettivamente e’ un po’ poco tenendo conto del fatto che difficilmente il dittatore coreano consentirà approfondite ispezioni nel suo territorio per verificare lo smantellamento delle unità nucleari che sembra abbiano già prodotto almeno 16 testate atomiche.

Comunque, più che in Donald Trump c’è da sperare nel mega presidente cinese, ispiratore del repentino cambiamento d’umore del giovane dittatore nordcoreano e deus ex machina di tutta l’operazione.

Oscar Bartoli   (letter from Washington)

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