“It’s the economy, stupid!”

Ovvero: lo impeachment del presidente è al momento roba da fantascienza.

di Oscar Bartoli | 14 maggio 2018

“It’s the economy, stupid!”

Questa frase coniata da James Carville, consigliere di Bill Clinton durante la campagna elettorale del 1992 contro l’allora presidente George H. W. Bush, è entrata non solo nei libri di storia ma anche nei manuali di economia.

E la rispolveriamo oggi mentre i media sono alluvionati dalle quotidiane vicende, bufale, bugie del presidente Donald Trump la cui permanenza alla Casa Bianca è oggetto di infinite disquisizioni viste da destra, dal centro e da sinistra.

Del resto sono gli stessi parlamentari democratici che invitano a non trinciare speculazioni sulla capacità del biondo inquilino della Casa Bianca di restare al suo posto.

Ovvero: lo impeachment del presidente è al momento roba da fantascienza.

Gli anti trumpisti si rifugiano allora nella ipotesi-speranza che il consigliere speciale Robert Mueller nel colloquio che sicuramente avrà con il presidente, possa coglierlo in fallo accusandolo di spergiuro.

Come si ricordera’ Bill Clinton dichiaro’ :”I do not know this woman” e questo fu l’inizio dei suoi guai parlamentari.

Il panorama sociopolitico americano è radicalmente diviso in due sezioni tra loro non comunicanti e tanto meno dialoganti.

Gli osservatori europei non tengono conto del fatto che l’America, sino a ieri considerata un paese codino, puritano all’estremo, è oggi in gran parte allineata con l’alzata di spalle che contraddistingue il giudizio dell’uomo della strada in Francia, Germania, Italia, tanto per citarne alcuni.

Per dire insomma che alla gente non gliene importa un gran che delle imprese erotiche passate di Donald, tacitate a centinaia di migliaia di dollari.

Si è arrivati addirittura a scoprire che gli evangelici, grandi sostenitori di Donald Trump, sono convinti che Dio avrà perdonato le scorrerie sessuali dell’imprenditore di New York. Pertanto: lasciamolo lavorare.

Mentre quello che conta è l’andamento dell’economia che funziona e non ipotizza bolle che potrebbero scoppiare a breve termine così come è successo nel 2008.

A poco più di un mese dalla strage del liceo di Parkland in Florida, il presidente degli Stati Uniti si permette di sfidare gli studenti sopravvissuti e tanta parte della popolazione americana, andando a parlare all’assemblea della National Rifle Association, esaltando una volta di più l’interpretazione estensiva del secondo emendamento della costituzione americana che consente ad ogni cittadino di dotarsi di armi. Anche mitragliatori da guerra.

A titolo di cronaca il vostro redattore registra una insistita ipotesi che circola in alcuni ambienti della Washington politica.

Considerando che Donald Trump ha un supporto pari al 42% della popolazione americana, nel caso in cui la sua permanenza alla Casa Bianca fosse messa in dubbio da iniziative di carattere legale, potrebbero innescarsi molteplici scontri nelle principali città americane, alimentati da quelle componenti di estrema destra super armate e convinte che sia arrivato il momento di ripristinare una supremazia della razza bianca su le altre componenti della società americana.

Una ipotesi questa di lavoro che trae spunto dall’odio seminato ogni giorno dai media suprematisti radiofonici e televisivi che raccolgono centinaia di migliaia di feroci fondamentalisti.

Il repubblicano Lincoln che ha pagato con la vita il superamento delle diversità razziali si sta rivoltando nella tomba.

“It’s the economy stupid!”, finché l’economia tira le vicende personali di Donald avranno scarsa presa sull’opinione pubblica americana, divertita più che altro per l’inesauribile show da giornale tabloid o, se preferite, soap opera.

 

Oscar Bartoli    (letter from Washington)

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell'IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche' gli piaceva, ha lavorato come chitarrista - cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d'Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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