Iran: nucleare, rischi fine accordo e illusione cambio regime

di Redazione Pensalibero.it | 14 maggio 2018

La decisione del presidente Usa Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran è una mossa sconsiderata motivata da menzogne e mezze verità e basata su assunti illusori. Partiamo dalle menzogne e mezze verità. Trump ritiene che l’accordo nucleare abbia premiato un regime malvagio che sostiene il terrorismo e minaccia la sicurezza regionale causando disordini e conflitti in tutto il Medio Oriente. L’accordo non solo non ha moderato le politiche regionali dell’Iran, ma nemmeno posto un freno allo sviluppo del suo programma balistico. La produzione di missili balistici è tanto più preoccupante perché l’Iran avrebbe senz’altro ripreso la corsa verso l’atomica quando i limiti allo sviluppo del suo programma nucleare civile fossero venuti meno tra il 2015 e il 2030. Infatti, ha detto Trump, l’Iran non ha mai abbandonato le sue ambizioni nucleari militari, come rivelato da Israele la settimana scorsa, di fatto rendendo l’intera impalcatura dell’accordo un inganno.

L’Iran non è abbastanza forte e ha le lobbies contro
Chi ha dimestichezza con il lessico di politica estera americano sa che l’uso di parole come ‘malvagio’ o ‘maligno’ non dipende tanto da quello che uno Stato straniero fa quanto dal fatto se quello Stato sia o meno allineato agli Stati Uniti. Dal 1979 in poi, da quando cioè un regime islamista di matrice rivoluzionaria ha rovesciato il regime dittatoriale e repressivo, ma filo-americano, dello scià, l’Iran si è distinto come il meno allineato dei Paesi della regione. Il motivo per cui i leader americani – Barack Obama escluso – faticano a concedere all’Iran dignità di nemico e devono bollarlo come ‘malvagio’ è lo squilibrio di forze. L’Unione sovietica era altrettanto malvagia, ma aveva sufficienti carri armati, aerei e bombe atomiche perché il buon senso prevalesse sull’ideologia. L’Iran no. In più si è messo contro le più influenti lobbies di politica estera a Washington, quella pro-Israele e quella pro-Arabia Saudita.

Ecco che si spiega come mai il sostegno che l’Iran dà a forze come Hamas in Palestina, Hezbollah in Libano o gli Houthi in Yemen (la lista è più lunga, ma qui accorciamo per comodità) diventi sostegno al terrorismo. Il fatto che questi gruppi impieghino tattiche terroristiche al servizio di un’agenda nazionale che non ha nulla a che fare con il messianismo nichilista di al-Qaeda o dell’Isis conta poco.

Trump, per l’inciso, ha anche accusato l’Iran di sostenere i Talebani in Afghanistan e addirittura al-Qaeda stessa. Si è convenientemente scordato di dire che l’Iran ha dato un aiuto limitato ai Talebani solo dopo che gli americani si sono rifiutati di riconoscere il ruolo dell’Iran nella transizione post-Talibani nel 2001 e che, se c’è un Paese che sostiene i Talebani, quello è il Pakistan, che pure l’America considera un partner nella lotta al terrorismo. Per quanto riguarda al-Qaeda, è vero che c’è un patto di non-aggressione tra l’ultra-sunnita al-Qaeda e lo sciita Iran, ma di qui a dire che l’Iran sostiene al-Qaeda ce ne passa. Piuttosto, al-Qaeda è ideologicamente (e non solo) un prodotto del wahhabismo imperante in Arabia Saudita, oggi l’alleato ‘numero 2’ dell’America di Trump dopo Israele. Evidentemente, vedere l’Iran come ‘malvagio’ fa sembrare tutti gli altri più buoni. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/05/iran-nucleare-rischi-illusione/

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