Iran: se la politica estera diventa un fattore penalizzante

di Redazione Pensalibero.it | 8 gennaio 2018

Le proteste iraniane sono anche la conseguenza, non calcolata, della politica regionale di Teheran: una strategia di successo, ma dal forte impatto, diretto e indiretto, sull’economia nazionale. Ciò che avviene in Iran è in parte indecifrabile. Però, più passano i giorni, più lo scontro fra le storiche fazioni interne al sistema della Repubblica islamica (il presidente riformatore Hassan Rohani vs Qassem Suleimani, il pasdaran capo degli Al-Quds, assume contorni netti, restituendo la tradizionale dualità dell’Iran post-1979.

Sui media occidentali prevalgono le semplificazioni cognitive (“giovani contro mullah”) e qualche lettura critica di stampo ‘neoliberale’. Una riflessione incentrata sull’analisi e l’impatto della politica estera iraniana, come quella qui proposta, può offrire un altro spunto interpretativo.

Rohani e la politica estera ‘rubata’
Dopo il 2003, la mutata struttura del sistema inter-statale mediorientale ha favorito l’ascesa dell’Iran. Ma Teheran è stata, al contempo, artefice del nuovo (dis)ordine regionale, polarizzato dalla competizione egemonica fra sauditi e iraniani. Di fatto, la politica estera della presidenza Rohani non corrisponde alle intenzioni programmatiche dello stesso Rohani: e questo non è dovuto, come spesso accade, a un pragmatico ‘cambio di rotta’. In un articolo-manifesto del 2014, redatto su Foreign Affairs dal ministro degli esteri Mohammed Zarif 
https://www.foreignaffairs.com/articles/iran/2014-04-17/what-iran-really-wants, la presidenza iraniana delineava le direttrici di politica estera, vere precondizioni alla ripresa economica: ricostruzione dell’economia, risoluzione della questione nucleare, fine dell’isolamento internazionale.

Il secondo e il terzo obiettivo sono stati raggiunti, mentre il rilancio economico nazionale (nonostante Rohani sia riuscito ad abbassare l’inflazione dal 40% al 10%) è stato schiacciato proprio dalla politica regionale di Teheran. Il “corridoio sciita” che adesso collega l’Iran alle coste del Mediterraneo orientale (Libano) via Iraq e Siria, disegnato dai pasdaran grazie a una strategia di interventismo informale, assai diversa dal nuovo interventismo diretto dei sauditi (vedi Yemen), è la vera ragione di ostilità da parte dell’Amministrazione Trump, che ha disseminato di ostacoli burocratici e bancari il percorso post-sanzioni degli iraniani. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/01/iran-politica-estera-rohani/

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