Interessi protezionistici, finanziari, petroliferi: l’internazionale populista all’attacco ma la partita è aperta

La partita in corso è gigantesca: riguarda la natura dell’Occidente (se ancora esiste un concetto del genere), l’Europa e il futuro delle prossime generazioni.

di Luca Cefisi | 23 luglio 2018

L’intervista di Salvini al Washington Post segna un salto di qualità, con l’adesione ufficiale, dopo le visite romane di Steve Bannon, all’internazionale populista, cioè il coordinamento operativo tra l’amministrazione Trump e alcune destre europee (Salvini, Orban, Boris Johnson…) e israeliane (Nethanyahu). Sponde a Sud e ad Est, i regimi saudita ed egiziano, e Putin, concedendogli graziosamente la Crimea e il controllo in Siria, con tanti saluti ai curdi. L’agenda è il controllo autoritario sulle libertà individuali e l’economia, la pretesa di basare il consenso su una “maggioranza morale” di etnia e cultura, l’isterìa organizzata contro i capri espiatori esterni: migranti, messicani, arabi (quando non disciplinati da un’utile tirannide) ed interni: gli intellettuali, le Ong e i diritti umani universali, il “cosmopolitismo”; persino il Papa, che rivendica il suo cattolicesimo (cioè, il suo universalismo) e non si presta a far da cappellano militare. L’Europa unita è, non per caso, il primo bersaglio: ma sono sgraditi anche la democrazia nel Mediterraneo, il libero commercio mondiale, ovviamente la socialdemocrazia e l’ambientalismo, e persino alle destre popolari e liberali europee (Merkel, May) è stato intimato di arrendersi. Sarà quindi il caso di capire che la partita in corso è gigantesca: riguarda la natura dell’Occidente (se ancora esiste un concetto del genere), l’Europa e il futuro delle prossime generazioni. Purtroppo, per vicende sfortunate e molti errori, se oggi l’Internazionale socialista è l’ombra di sé stessa, anche la stessa Unione Europea è minacciata e indebolita dall’interno, e così i partiti europei popolare, liberale, verde e socialista. Eppure, il nuovo populismo si configura senza dubbio come un disegno delle classi dominanti, attorno a precisi interessi protezionistici, finanziari, petroliferi, incartato nel solito nazionalismo truffatore e nell’inganno demagogico a spese dei più poveri e dei meno istruiti, e conferma quindi le più classiche analisi socialiste sulla natura del capitalismo e della sua frizione fisiologica con la democrazia. E comunque, la partita è aperta: nel vasto mondo, ognuno con la sua agenda e la sua specificità, c’è la Chiesa cattolica; la Cina, con il suo progetto di sviluppo attraverso l’apertura al mondo; le forze democratiche arabe e anche alcune guide religiose illuminate, spesso sciite; la sinistra democratica e socialista Usa che difende oggi i veri valori americani, e l’ebraismo che non sia disposto a farsi sequestrare il sionismo democratico da coloni e fanatici religiosi e che riconosce nella corrente arabofobìa il vecchio volto dell’antisemitismo. E poi ci siamo noi, i laici e democratici europei. Aux armes, citoyens.

Luca Cefisi

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