Indivisibili

Il film era fra quelli papabili per rappresentare l’Italia come miglior film straniero agli Oscar e per un solo voto di differenza ha perso la gara a favore di Fuocoammare ed è stato forse un bene perché pur essendo un buon film non ha il respiro internazionale necessario per arrivare almeno alla cinquina finale, cosa che invece potrebbe avere il film di Rosi, sponsorizzato anche da Meryl Streep.

di Maria Rita Monaco | 7 ottobre 2016

Come definire diversamente due gemelle siamesi attaccate per il bacino e cresciute insieme anche emotivamente  se non con il titolo del film? Viola e Daisy (se una beve, l’altra si ubriaca, se una mangia, l’altra non riesce a digerire) vorrebbero poter essere come le altre, vivere le proprie esperienze e le proprie emozioni separatamente, ma sono destinate ad essere “indivisibili” (almeno così credono).

Ambientato da Edoardo De Angelis (che due anni fa aveva presentato sempre a Venezia il suo Perez (meritando premi ai nastri d’argento dell’anno scorso)  nella realtà degradata di Castel Volturno ma non ci presenta un’altra Gomorra, il suo intento è quello di evidenziare il dolore e la paura della separazione, lo smarrimento di chi “usata” come fenomeno da baraccone, è costretta ad esibirsi cantando a feste “religiose” ( matrimoni, processioni, comunioni) e mondane (fidanzamenti, compleanni).

Le gemelle con le loro esibizioni mantengono tutta la famiglia, dirette e guidate da un padre/padrone e da una madre succube e non solo sono considerate “portafortuna” e spesso nelle processioni vengono toccate, implorate, supplicate , dai fedeli. Particolare la scena finale della processione con le gemelle miracolate e “miracolose”.

Quando scopriranno che un medico le vuole visitare perché le può separare, Viola sente crescere dentro di sé il desiderio di separarsi anche se teme le conseguenze di questa separazione ma, come dice il regista: “…spesso per crescere bisogna sacrificare un pezzo di noi stessi”.

Il film rischia di essere sempre in bilico tra bellezza e bruttezza (le ragazze / l’ambiente) ed è per questo che De Angelis torna a Castel Volturno, laddove, nella riva destra del Volturno era terminato il suo primo film perché “…quello è un territorio straziato, di una bellezza passata” . Un film che ti prende , assolutamente da vedere, forse fra i più belli presentato nella sezione parallela “Giornate degli autori”.

Il film era fra quelli papabili per rappresentare l’Italia come miglior film straniero agli Oscar e per un solo voto di differenza ha perso la gara a favore di Fuocoammare  ed è stato forse un bene perché pur essendo un buon film non ha il respiro internazionale necessario per arrivare almeno alla cinquina finale, cosa che invece potrebbe avere il film di Rosi, sponsorizzato anche da Meryl Streep.

Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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