Incontro con il Direttore Artistico Stefano Vizioli e presentazione della Stagione Lirica 2017/18

di Redazione Pensalibero.it | 9 ottobre 2017

Adesso che il “rito” di inaugurazione delle festività legate al 150° dalla nascita del teatro Verdi di Pisa è stato celebrato in un modo a dir poco eccellente, torna alla ribalta la nuova stagione lirica 2017/18 che porta per la prima volta la firma, in qualità di direttore artistico, di Stefano Vizioli.

Conoscerlo meglio è quasi un dovere perché riteniamo che il senso più profondo di questo programma, al di là dello sforzo di doverlo allestire in pochi mesi, sta tutto nell’anima originale, passionale e al contempo riflessiva, trasgressiva e al contempo rigorosa di questo artista.

Nel corso di più di 30 anni di attività (il suo debutto è avvenuto nel 1979 con “L’impresario delle Canarie” di Domenico Sarro per il Festival di Opera Barga) Stefano Vizioli ha messo in scena circa cinquanta spettacoli operistici, in Italia e all’estero. Ha realizzato, fra l’altro, nuove produzioni per il Teatro alla Scala di Milano, l’Opera di Roma, il Comunale di Bologna, il Comunale di Firenze, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro San Carlo di Napoli, la Fenice di Venezia, il Ravenna Festival, Ferrara Musica, il Festval Verdi di Parma.
All’estero è stato invitato dal Teatro São Carlos di Lisbona, l’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, l’Opéra Comique e il Théâtre des Champs Elysées di Parigi, il Théâtre Municipal di Losanna, l’Opéra du Rhin di Strasburgo, il Landestheater di Salisburgo, il Teatro Municipal di Santiago del Chile, il teatro Sucre di Quito, il teatro Sao Pedro di san Paolo del Brasile, il Festival di Garsington e il Festival di Wexford, la Chorégies d’Orange, il Teatro Calderon di Valladolid, l’Opera di Montpellier, il Colon di Buenos Aires, il Teatro Arriaga di Bilbao, l’Opera di Sainkt Gallen, il Teatro Campoamor di Oviedo, il Teatro du Capitole di Toulouse, l’NCPA di Pechino, il Festival di Macao, il Festival Barocco di Innsbruck, l’Opera di Toulon.
Ha curato la prima esecuzione di opere mai rappresentate in Italia quali “Notte di Maggio” di Rimsky Korsakov , “the Devil and Daniel Webster” di Douglas Moore e “Casanova’s homecoming” di Dominick Argento.
Ha curato le regie per la prime riprese in tempi moderni delle opere “I due Figaro” di Michele Carafa per il Bad Wilbad FestivalMotezuma” di Vivaldi per il Sao Carlos di Lisbona e Veremonda” di Francesco Cavalli per lo Spoleto Charleston Festival, avvalendosi in questa occasione delle scenografie del artista pop Ugo Nespolo .
Nel 1999 ha debuttato negli Stati Uniti, dove è stato invitato dal Lyric Opera di Chicago, dall’Opera di Philadelphia, dalla Lyric Opera di Boston, dall’Opera Theatre di Baltimore, dal Festival di Saint Louis, dalla Santa Fe Opera e dallo Spoleto Charleston Festival USA.
E’ stato   invitato come Visiting Professor  presso la University of Music di Cincinnati, la Indiana University of Music di Bloomington e l’ University of Texas.
Nel 2013 è stato uno degli ideatori di OPERA BHUTAN, rappresentando Acis and Galatea di Handel nel cuore dell’Himalaya (www.operabhutan.com). Lo spettacolo ha debuttato nel 2014 in USA davanti ad una platea di seimila spettatori.
Ha successivamente creato il secondo progetto trasversale JAPAN ORFEO in occasione dei 150 anni dei rapporti di commercio e amicizia tra ialia e Giappone, l’opera andata in scena nel 2016,  è stata ripresa dalla NHK television ed è stata onorata  dalla presenza della  imperatrice Michiko.
Entrambe le produzioni fanno parte del progetto opera ESTrema, creazione di eventi trasversali che coniugano culture diverse nel nome del confronto e amicizia fra popoli (www.operaestrema.com)

Fra i suoi collaboratori per l’impostazione figurativa degli spettacoli ci sono stati insigni architetti e pittori come Aldo Rossi (“Madama Butterfly”), Luigi Veronesi (“Sogno di una notte di mezza estate“) Ugo Nespolo (“Elisir d’amore”, “Madama Butterfly” “Veremonda”), Gianni Dessì (“Cordovano“), Renato Guttuso (“Cavalleria Rusticana”).
Nell’ambito del sociale e delle attività promosse per la divulgazione della musica ha rappresentato l’opera “Amahl e gli ospiti notturni” di Menotti al Carcere Pagliarelli di Palermo.
Stefano Vizioli è stato Consigliere Artistico presso la  Accademia Filarmonica Romana e dal 1995 gli è stato conferito il titolo di Accademico presso tale prestigiosa Istituzione musicale.  

Regista navigato che si è misurato con generi diversi e in luoghi culturalmente diversi, Vizioli è legato a Pisa e al suo teatro per le numerose e qualificate presenze sempre accolte con curiosità ed interesse. In questa nuova veste definisce immediatamente una linea operativa che vede il teatro “casa della città”: una casa aperta, disponibile, interessata a ciò che accade fuori da essa, osmotica per meglio condividere il valore sociale e testimoniale della cultura. Un teatro che “ascolta” la città ma che chiede di essere ascoltato perché immenso e spesso pressoché sconosciuto è il patrimonio delle opere che la storia ha lasciato a testimonianza dei tempi e degli eventi trascorsi i cui contenuti possono essere straordinariamente attuali nelle tematiche che propongono.

Un teatro non solo ludico ma civile e sociale perché è necessario che la cultura porti quelle istanze che altrove vengono spesso disattese o minimizzate, che diventi anche “pietra di scandalo” se occorre, ovviamente in una chiave costruttiva e propositiva, purché favorisca la riflessione e stimoli quegli interrogativi che consentono di uscire da una situazione di impaludamento delle relazioni umane e sociali condizionate da una comunicazione non sempre corretta.

Un teatro, quello che vede nel suo mandato, che “costruisce” relazioni con altri teatri, non solo quelli toscani con i quali, tuttavia, resta quel fil rouge che segna un cammino in comune pur nelle legittime diversità di scelte. Relazioni che da un lato consentono di realizzare allestimenti di qualità superando i singoli problemi di bilanci, dall’altro “illuminano” delle vie nuove che meritano di essere sperimentate per dare al pubblico nuovo e originale materiale da conoscere ed apprezzare. La ricchezza del confronto, dello scambio, la possibilità di uscire fuori dai piccoli orticelli per guardare più lontano verso quei confini che un certo stato di cose, dai budget alla ricerca del consenso a tutti i costi, ha tenuto chiusi precludendo nuove opportunità.

Un teatro “fucina” di nuovi talenti, luogo di formazione e di crescita, laboratorio di esperienze e di sapienze che vengono messe in comune per far crescere nuove generazioni di grandi interpreti nazionali ed internazionali. L’esperienza di Opera Studio in questo senso è stata “maestra” di un modo di far vivere il teatro a coloro che, possedendo il talento, vi si appropinquano con entusiasmo, umiltà e generosità. Mettere loro a disposizione titoli “giusti” (ovvero i più adatti alle loro voci e alla loro età), permette anche di proporre opere meno conosciute ma non per questo meno interessanti; consentire loro di confrontarsi con voci che hanno già raggiunto risultati pregevoli, oltre che una lezione “tecnica” diviene anche uno stimolo a crescere mantenendo quell’equilibrio che fa sì che ogni passo sia sostenuto dal precedente e che il cammino verso il successo non sia reso fragile dalla mancanza di basi solide e di una preparazione anche umana e personale che fa di un cantante anche una persona capace di discernere la strada e i tempi migliori per crescere.

Un teatro che va a cercare sul territorio il suo pubblico presente e futuro («…vado per scuole, ospizi centri sociali e università degli anziani a chiacchierare del teatro» ci dice con serenità ed un pizzico di soddisfazione quasi che questo suo “andare” sia un modo per invitare a “venire” al teatro o, come ci ha detto, a portare il teatro dove le persone non possono andarci) e che per questo costruisce sinergie con le scuole, fin da quelle inferiori, perché i bambini e i ragazzi possano sentire questo luogo “casa loro”, una casa dove si scoprono cose nuove e dove si impara a dare, anche a questi spettacoli, un valore di testimonianza di quei valori oggi disattesi che invece devono tornare ad essere l’ossatura portante di una società civile. Da qui l’apertura alle prove, la vista al teatro, gli appuntamenti loro dedicati per “raccontare” ciò che potranno venire a vedere e ad ascoltare insieme ai loro genitori.

Un teatro vivo che rende vivi coloro che lo frequentano, un teatro orgoglio della città e luogo dove la cultura possa essere un valido baluardo alla barbarie che sembra tornare a invadere gli animi e le coscienze.

Di questo Vizioli è certo: essere testimonianza e riferimento per quanti credono al valore inestimabile della cultura, essere portatore di dubbi e domande anziché di facili e vuote certezze, essere, in ultima analisi, un artista che ha avuto l’opportunità di allargare la propria esperienza oltre i confini della regia e della concertistica accettando una sfida non facile ma entusiasmante.

 

All’interno di questa cornice di valori si inserisce questa prima stagione lirica di Stefano Vizioli. Una stagione “pensata”, che cerca di dare subito un’indicazione netta al pubblico del teatro, quello già consolidato dalla paziente opera del precedente direttore artistico, Marcello Lippi, e quello che, magari solo per curiosità, si avvicina per la prima volta a questo teatro: nessun tentativo di conquistare il pubblico con facili proposte, ma un serio impegno per offrire una programmazione articolata, capace di offrire, oltre al piacere dello spettacolo tout court, un’occasione per riflettere sui contenuti evidenti e su quelli più nascosti che ogni opera può darci.

In questo senso, l’opera di apertura è quantomai in linea con questo percorso: sabato 14 ottobre alle 20.30 la stagione lirica si inaugura con PIA DE’ TOLOMEI, “tragedia lirica in due parti” di Gaetano Donizetti. Perché proprio Pia De’ Tolomei? «Perché Pisa non lo aveva mai messo in scena – ci dice Vizioli – ed è invece un’opera che merita essere conosciuta; perché è un’opera che ci porta nella Toscana del XIV secolo facendoci capire che molte cose non sono cambiate da allora; perché Dante la cita nella sua indimenticabile Commedia (Purgatorio, Canto V) rendendola immortale; perché, dopo Donizetti, una toscana sua concittadina, Gianna Nannini, ne ha fatto un’opera rock (La Pia de’ Tolomei, su testo di Pia Pera, 2010) cogliendone la straordinaria attualità. Ma se vogliamo potremo aggiungere decine e decine di motivazioni che, credo, ciascuno tra coloro che saranno presenti, riuscirà a trovare al termine della serata. Da parte mia, sono convinto che proporre, proprio in apertura di stagione, un’opera poco conosciuta possa essere un buon incipit per vivere e condividere una serie di appuntamenti con il melodramma dando loro un valore che va oltre il mero “spettacolo”. Dentro ognuna di queste opere c’è la storia di chi l’ha composta, di chi l’ha musicata, del contesto sociale, politico, culturale nel quale ha visto la luce, scelta tra mille altre possibilità perché rappresentativa di un’idea, di un’ideale, di un bisogno o solo pretesto per parlare di cose di quel tempo senza esplicitarle troppo».

Dalla misteriosa Pia al romanticismo senza se e senza ma de IL TROVATORE, capolavoro verdiano in un allestimento originale del teatro di Trieste.

«In questo caso – ci suggerisce Vizioli – il “gioco” sta nella lettura di un’opera di tradizione come Il Trovatore fatta con un taglio che ritengo originale perché nulla toglie alla tradizione dando tuttavia una possibilità in più per apprezzarne l’impianto drammaturgico».

Altra novità di questo cartellone, la pressoché sconosciuta opera seicentesca IL GIRELLO dramma burlesco scritto da Filippo Acciaiuoli e musicato dal compositore pistoiese Jacopo Melani, appartenente a una delle famiglie più importanti del Seicento musicale italiano ed europeo. Parodia del potere e del suo utilizzo, dove i vari registri del dramma e della commedia dell’arte si mescolano con travestimenti e magie, questo allestimento propone una versione documentata dell’opera, fatta a Venezia per il Carnevale del 1682.

«Sarà l’allestimento degli Auser Musici diretti da Carlo Ipata e della Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli – dice ancora Vizioli – a calarci in quel Carnevale di fine ‘600 a Venezia che ha visto il debutto dell’opera; in scena le marionette, dietro di loro le voci dei cantanti per un pomeriggio davvero speciale dedicato non solo agli amanti di questo genere musicale, ma aperto a tutti perché possano godere di uno spettacolo decisamente non convenzionale che cinquecento anni prima ha conquistato il pubblico della città dei Dogi. Credo meriti un atto di fiducia: vincere i pregiudizi significa aprirsi a nuove conoscenze e a nuove esperienze e scoprire come, oggi come ieri, l’arma dell’ironia e della satira sanno colpire a fondo un sistema di potere arrogante e autoreferente».

Due opere “veriste” fanno seguito a questo piccolo gioiello che, siamo certi, conquisterà la curiosità anche dei non melomani: sabato 13 gennaio IRIS di Pietro Mascagni, sabato 3 febbraio LA FANCIULLA DEL WEST di Giacomo Puccini.

«Due classici del verismo letto con due occhi tanto vicini cronologicamente quanto lontani nel modo di sentire la musica e il loro tempo. – sottolinea Vizioli che ci accompagna con discrezione in questo tour dentro la sua stagione lirica lasciandoci il tempo e il modo di assimilarla – Due grandi opere che hanno indiscutibilmente come partner Livorno e Lucca, patrie dei due compositori, ma che si avvalgono della collaborazione di teatri di indiscusso prestigio come Kansai Nikikai Opera Theater Osaka per Iris e New York City Opera o Teatro Pavarotti di Modena per Fanciulla. Un tuffo in un tempo più vicino a noi per cogliere quelle ansie e quelle emozioni che, forse, ci sono più familiari ma anche per entrare all’interno di due storie dove l’attualità ci viene incontro chiamandoci a interrogarci sul mancato superamento delle cause che conducono verso quegli eventi».

Conclusione con Gioacchino Rossini nell’anno delle sue celebrazioni: sabato 10 marzo L’ITALIANA IN ALGERI, vero e proprio caposaldo della produzione rossiniana.

«La trama è nota e si ispira a un fatto di cronaca, – ci dice Vizioli – la vicenda di una signora milanese, Antonietta Frappolli, rapita dai corsari nel 1805, portata nell’harem del Bey di Algeri e poi tornata in Italia. La musica di questo dramma giocoso di Angelo Anelli è quella di un brillante Rossini, allora ventunenne, che conquista Venezia prima con Tancredi poi con l’Italiana in Algeri. Abbiamo inteso “vestire” questo allestimento affidandolo ad un grande artista contemporaneo, Ugo Nespolo, che si occuperà sia delle scene che dei costumi, certi che la sua sensibilità, il suo estro la sua grande professionalità avrebbero trovato un magico momento di fusione con la musica del compositore pesarese. Un primo raccordo tra le diverse arti che troverà altre occasioni per esprimersi al meglio così da unire pubblici diversi intorno ad un appuntamento musicale che, tengo a dirlo, non è assolutamente di elite ma popolare nella sua accezione migliore».

 

E poiché siamo giunti alla conclusione di questo incontro, non possiamo fare a meno di chiedergli del “concertone” quello di inaugurazione dei festeggiamenti per il teatro.

«È stata una rentrée di grandi artisti che hanno debuttato o si sono formati qui a Pisa come Patrizia Ciofi, e di nuove presenze che non avevano mai cantato su questo palco pur avendo calcato prestigiosi teatri italiani ed europei. Una festa tra amici vecchi e nuovi che rendono omaggio ai 150 anni del Regio Teatro Nuovo (oggi teatro Vedi) venuto a soppiantare l’ormai angusto Teatro dei Ravvivati in quel lontano 1867.

Una festa dedicata ai grandi compositori Verdi e Rossini del cui repertorio abbiamo selezionato non solo i brani più famosi ma anche quelli, a mio avviso, stupendi che non sono spesso proposti in serate di gala. Credo sia stato un eccellente “aperitivo” per il pubblico pisano e non che ha condiviso con noi quel pomeriggio e che abbia messo quella giusta sete necessaria a seguirci in questa stagione lirica che, via via, presenteremo non solo negli “aperitivi del foyer” previsti in teatro alla vigilia delle opere, ma anche nelle scuole e nelle realtà socio-culturali del territorio per dare ad ognuno l’opportunità per avere un motivo in più per venire in teatro».

E a coda di questo commento del direttore artistico Stefano Vizioli, vorrei aggiungere, per onor di cronaca, che il concertone è stato davvero un grandissimo evento musicale per il teatro Verdi e per il pubblico.

Un bravissimo Francesco Pasqualetti ha diretto magistralmente la “sua” orchestra Arché che ha dato davvero il meglio di sé non facendo rimpiangere più prestigiose orchestre; applauditissimo quanto il suo primo violoncello Simone Centauro e quanto i grandi interpreti che si sono succeduti nella pagine del Rigoletto, Masnadieri, Don Carlo, Traviata, Guglielmo Tell, emozionando così tanto il pubblico da indurli ad una standing ovation decisamente meritata. Citiamoli queste grandi voci che hanno tenuto col fiato sospeso i presenti che hanno profuso applausi caldi e sinceri durante tutto il concerto: il baritono Claudio Sgura, il basso Roberto Scanduzzi, i tenori Enea Scala e Matteo Mezzaro, la mezzosoprano Silvia Regazzo e i soprani Patrizia Ciofi e Francesca Salvatorelli.

Qualche perplessità sul coro, quello dell’Università di Pisa con la partecipazione del Coro Laboratorio Lirico San Nicola e del Coro Bruno Pizzi ma in queste occasioni si perdona anche qualche defaillance quando l’entusiasmo che li anima e l’impegno profuso è così evidente.

Stefano Mecenate

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