In Italia non c’è alternativa allo statalismo

Ad un popolo indottrinato e plagiato da cultura comunista (e fascista), si potrà mai chiedere politica liberale, competitività e produttività autonoma, meno burocrazia, meno statalismo, meno tasse, meno sprechi, furti e corruzione?

di Franco Luceri | 26 Nov 2018

Nell’ultimo secolo i comunisti hanno commesso un bel po’ di crimini al pari dei fascisti, ma non si sono mai distinti per stupidità.
Bruciando sull’anticipo i fascisti, leggermente ritardati, hanno capito che a rendere vincente la politica non è il controllo del mercato e della finanza, ma del sapere: non è gonfiando i portafogli ma sgonfiando i cervelli con più indottrinamento che istruzione, che si conserva o accresce il consenso, anzi la fede cieca per generazioni, come se il comunismo fosse una religione.
Posto che le democrazie sono il governo del Popolo, al popolo il comunismo va insegnato a scuola, per riscuotere consenso plebiscitario a vita.
Così sono riusciti, e non hanno ancora smesso, a convincere anche i marziani che l’unica politica buona in Italia è quella comunista e l’unica cattiva è quella liberale che loro marchiano dispregiativamente fascista.
Per loro, la politica PD è stata una manna caduta dal cielo fino a 6 mesi fa. Poi, con il governo Conte salvimaio sono arrivati i barbari, i fascisti che stanno sfasciando l’Italia. Fanno crollare i ponti, generano allagamenti, frane, terremoti, morti e devastazioni.
I sinistri avevano fatto dell’Italia una bomboniera e ora i destri la disfano.
E la disfano davvero non avendo capito per stupidità, che solo la politica che parte dalla scuola, anzi dall’asilo nido, può raccogliere fedeli e consenso acritico, quanto e più di una religione.
Tutto il resto è mercato destinato al fallimento se i cervelli dei cittadini non sono stati implementati di liberalismo ma di marxismo.
Quando le banche iniziano a reagire alla improduttività e parassitismo del Popolo, e curano le loro sofferenze aumentando i tassi e costringendo la politica ad aumentare le tasse, il sistema economico entra in una lunga fase recessiva, portatrice inesorabile di indebitamento pubblico  e guerra fra poveri.
Oggi non c’è comunista al mondo che non si definisca liberale: fallito il collettivismo tutti cercano la salvezza nel libero mercato.
Ma ad un popolo indottrinato e plagiato da cultura comunista, si potrà mai chiedere politica liberale, competitività e produttività autonoma, meno burocrazia, meno statalismo, meno tasse, meno sprechi, furti e corruzione? Credo proprio di no, a giudicare dalla quantità patologica di laureati italiani che scappano all’estero per trovare salario, non avendo manco la più pallida idea di come fare profitto onesto in Italia.

 

Franco Luceri 

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

2 commenti

  1. Egregio signor Bonavia, Sono sinceramente dispiaciuto di non poterla aiutare. Se lei ha dovuto rileggere più volte lo scritto in questione per capire che l’autore era intellettualmente sottodotato come lei lo definisce, credo che ci sia ben poco da fare.
    Lei comunque è stato bravissimo a togliermi qualunque dubbio quando ha scritto che “le dittature non nascono nella terra degli allocchi (e la Germania lo dimostra)”. Verissimo.
    Alla fine del secolo scorso la Germania era il centro nevralgico della cultura occidentale e grazie ad Adolf Hitler sei milioni di ebrei furono rispediti al Creatore. Non essendo terra di allocchi produsse quel miracolo.
    Non altrettanto si può dire dell’Italia dove i fascisti intelligenti se così possiamo chiamarli, hanno lasciato l’Italia in mano ai comunisti per 7 decenni, Ma i comunisti dobbiamo chiamarli stupidi e i fascisti intelligenti perché gli hanno lasciato il pieno diritto di fare a pezzi popolo è Stato.
    Lei Caro signore ha dimostrato tanta buona volontà di guardare la luna, leggendo e rileggendo il mio scritto, ma non ha mai distolto lo sguardo dal dito.
    i fascisti intelligenti glielo dico io quali sono, sono quelli che prendono il potere e lo usano, non lo lasciano usare ai comunisti, e non si piangono addosso, mentre 1500 piccoli imprenditori finiscono suicidi.

  2. marco bonavia

    Gentile collega d’inchiostro, rileggo più volte il suo pezzo per meglio comprendere l’insieme dei concetti che, a raffica, riesce a condensare in poche righe. Se da un lato condivido il tentativo bolscevico di indottrinare le giovani menti fin dall’infanzia, caratteristico della sinistra italiana post 1945, in antitesi al vangelico e perpetuo Celeste da adorare sempre, così non mi trova allineato rispetto ad un’opinione negativa dell’Italiano medio. Possiamo elencare un’infinità di bieche inclinazioni tipiche del nostro dirimpettaio, ma dipingerci come un branco di stupidi pronti a seguire il prossimo salvapopolo di turno, glielo rispedisco al mittente tout court! Leggo altresì che più volte ricorre al concetto di “stupidità” quando, invece, la sua età anagrafica, La dovrebbe facilmente indurre ad una più attenta analisi di quanto descritto, mi spiego meglio. Associare il termine “stupidità” ai fascisti sa di facile dileggio, esercizio tipico dei sottodotati intellettualmente; le dittature non nascono nella terra degli allocchi (e la Germania lo dimostra) ma per cause socio-politiche spesso leggibili solo a posteriori e tremendamente complesse. Inevitabile deprecare l’offensivo valore dato ai milioni di italiani che hanno visto nel Duce l’uomo che avrebbe potuto risollevare il Paese dalle macerie della prima guerra mondiale. Storicizzare gli avvenimenti, questo è doveroso verso le generazioni successive che ne possono cogliere l’insegnamento solo dalla storia raccontata. Riguardo ai comunisti, La devo deludere… il terzo millennio ha decisamente messo fine alle ideologie dell’ultimo secolo passato. Qualche testina imbiancata, rispettabile per onestà intellettuale e coerenza di pensiero, si aggira smarrita orfana di case del popolo, di bandiere rosse, di sezioni politiche…, sente parlare di “piattaforma Rousseau”, di flash mob, roba più leggera del “Capitale”, meno comprensibile, meno istruttiva certo, ma tremendamente efficace per le nuove generazioni che, come i ventenni del ventennio, stupide non sono. Glielo assicuro.
    Cordialmente

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