In democrazia la politica è vittima di se stessa

L’economia parte non perché ci sono i geni dell’imprenditoria e i lavoratori pronti a farsi sfruttare a pane e acqua, ma se e quando la politica impara a prendere tasse e a restituire servizi.

di Franco Luceri | 6 Ago 2018

Poter imporre tributi fino a ridurre gli onesti al suicidio fa sentire strapotente la politica. Ma questa è un’illusione ottica di breve durata, al massimo una generazione, quando tutti i semplici cittadini, al pari della classe dirigente pubblica e privata, sono liberi di vivere da produttori o da parassiti.
Di fatto  la politica rende impotente se stessa anche solo ad immaginare di poter abusare del Popolo da cui dipende due volte per il consenso che la tiene al potere e i tributi che tengono in vita l’intero sistema Stato.

E in caso di abuso anche solo percepito, gli onesti che producono rallentano o fermano la produttività giusto per bastare a se stessi e smettono di contribuire agli sprechi furti e truffe della politica e compagni di merende.
Dove la politica si sente libera di rubare, i cittadini onesti si sentono altrettanto liberi di non produrre per sottrarsi allo sfruttamento contributivo. O di corrompere e mangiare nel piatto dei parassiti.
L’economia parte non perché ci sono i geni dell’imprenditoria e i lavoratori pronti a farsi sfruttare a pane e acqua, ma se e quando la politica impara a prendere tasse e a restituire servizi.
Volete una ulteriore conferma? La Fiat è rimasta in Italia quando il lavoro costava un occhio ed è scappata via quando l’Italia si è riempita di immigrati sfruttabili a pane ed acqua, perché ha capito che lo Stato italiano poteva solo tassare ma mai trasformare le tasse in servizi per rendere produttivo l’intero popolo.
Se le buone leggi qualificassero la politica saremmo da decenni la prima potenza mondiale. Invece è l’onestà e l’efficienza di burocrati e giudici a fare la differenza. Dove manca quella, per erogare servizi degni di questo nome, il padreterno impegnato personalmente in politica non basterebbe ad evitare la bancarotta di popolo è Stato.

Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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