Improvvisamente l’aspro risveglio

Mi permetto di ricordare che l’improvvisare rigore e severità non rieduca nessuno, anzi, se fai il “bravo” è solo perché sei diventato un po’ più cinico.

di Vincenzo Andraous | 14 maggio 2018

Improvvisamente ogni giorno si sentono tuonare le campane della legge, delle norme, della richiesta che sale alta di giustizia, improvvisamente non trascorre ora, che qualche monello non venga sospeso, allontanato, fin’anche arrestato e accompagnato in qualche comunità per minori.

Improvvisamente s’è destata la bilancia della giustizia, improvvisamente qualcuno ha deciso di andarci giù duro con questi famosi per forza, con questi maledetti per vocazione, improvvisamente è guerra dichiarata ai bulli di ogni bicipite mostrato malamente, improvvisamente la somma pedagogia e l’arte dell’educare, piegano di lato e lasciano fianco e spazio alla mannaia, improvvisamente si predilige la punizione alla prevenzione, eppure la scure che taglia carne e ossa da l’impressione di non esser la medicina, somiglia piuttosto alla malattia.

Da tempo in famiglia, a scuola, in classe, in oratorio, alla fermata del pulman, al pub, non pare alberghi il quieto viver, bensì l’inquieto sopravvivere, che spesso, sempre più spesso, aiuta e facilita la formazione di in-cultura e dis-valore alla vita vissuta scopiazzando miti di cartone ed eroi dal piedistallo traballante.

Improvvisamente il mondo adulto scopre l’arma del randello, della pedata nel sedere, della lavagna rovesciata sulla testa.

Improvvisamente non c’è più attenzione-timore  a correre il rischio di  etichettare, stigmatizzare,  creando il personaggio scomodo, il pezzo di edilizia scolastica.

Improvvisamente la pedagogia e l’educare si sfilano dal tenzone, prediligono la clava alla costruzione di rapporti e relazioni importanti, anch’esse, come bene sanno fare gli adolescenti, delegano ad altri, quanto invece gli spetta di dovere.

Quando si è di fronte alla sofferenza, al dolore, alle assenze, non ci sono scuse né giustificazioni che possono assolvere gli artefici di una tragedia che vede sistematicamente coinvolti gli innocenti, eppure è questo improvviso impazzimento alla condanna senza appello, che rende perplessi, quasi annichiliti.

Improvvisamente appunto, come a voler significare che fino a ieri, abbiamo scherzato, che fino ad oggi,  qualcuno è stato così disattento da non accorgersi del disfacimento e scollamento tra chi conduce e chi segue, tra chi dovrebbe esser esempio autorevole da insegnare  il valore del rispetto per se stesso e per gli altri.

Improvvisamente si sente la necessità di “liberare la libertà” di ognuno e di ciascuno, di troncare l’asfissia cui è costretto il solito innocente, non più con la cura e l’attenzione che predilige la manutenzione ordinaria delle parole, della propria testimonianza e storia.

Improvvisamente la mazza detta i tempi per risolvere il disagio relazionale che non è casuale, non è ospite inaspettato di quanto nel presente ci urta e disturba, è ciò da noi fatto debordare dalla nostra indifferenza, dalla nostra incapacità a trovare tempo e pazienza per ascoltare e soprattutto rimanere sul pezzo dell’intransigenza a quel famoso e importante valore nel Dna di un no, rispetto ai troppi e inconcludenti sì.

Come si può pensare di garantire tranquillità scolastica e sociale, ricorrendo improvvisamente alle brutte, dimenticando le tante e troppe volte in cui le diatribe le risolvevano la mera trasmissione delle nozioni, a scapito di una passione, di un ideale, di un po’ di intuizione e creatività.

Improvvisamente ora è guerra a tutti quei pezzetti di noi stessi che abbiamo sparpagliato intorno con altrettanta somma indifferenza.

Mi permetto di ricordare che l’improvvisare rigore e severità  non rieduca nessuno, anzi, se fai il “bravo” è solo perché sei diventato un po’ più cinico.

Una buona scuola, una famiglia dai valori consolidati non agiscono mai  improvvisamente, bensì attraverso quell’autorevolezza che insegna a tirare fuori il meglio, insieme, nel rispetto delle regole, e non soltanto dei numeri per quanta musicalità posseggano.

 

Vincenzo Andraus

 

Catanese, nato nel 1954, ergastolano, ha ottenuto dopo decenni di carcere ristretto la semilibertà. in precedenza ha usufruito di percorsi premio e lavoro esterno, svolgendo attività di tutor-educatore presso la Comunità “Casa del Giovane” di Pavia. E’ stato animatore del Collettivo Verde del carcere di Voghera, impegnato in attività sociali e culturali con televisioni pubbliche e private, Enti, Scuole, Parrocchie, Università, Associazioni e Movimenti culturali di tutta pa penisola. Ha al suo attivo numerose collaborazioni a tesi di laurea in psicologia e sociologia, collabora con riviste e giornali laici e cattolici. Ha pubblicato libri di poesia, di saggistica sul carcere el devianza nonché una autobiografia.

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