Improponibili lezioni di pasticcioni e opportunisti

Detto chiaro e tondo: se, ieri, consegnando ai privati le aziende pubbliche siamo stati derubati , gli incapaci e i demagoghi di oggi ci costringeranno a pagare una seconda volta il conto.

di Nicola Cariglia | 20 agosto 2018

E’ molto probabile che ci siano responsabilità e troppe cose da chiarire sulle privatizzazioni realizzate in Italia nell’ultimo decennio del secolo scorso. Sull’argomento, tornato di attualità dopo la tragedia di Genova e il crollo del ponte Morandi, Pensalibero ha parlato chiaramente ogni volta che ha trattato delle vicende di Tangentopoli, cioè della demolizione sistematica della classe politica che aveva portato l’Italia fra le maggiori potenze industrializzate del mondo. Eravamo flebile voce nel deserto. Noi, e pochi altri, a denunciare lo scempio e le rapine dei gioielli di Stato, spesso aziende di assoluta eccellenza, svendute a prezzi di saldo, con soldi non tirati fuori dagli acquirenti ma presi dalle banche e messi in conto ai futuri profitti delle aziende acquistate. Gli altri, quasi tutti zitti e infastiditi da queste denunce, a cominciare dalla Lega. Un partito,  di volta in volta, negli ultimi 25 anni, forza di governo o di opposizione. Non abbocchiamo, perciò, alle scomposte reazioni degli azionisti dell’attuale governo: tanto più scomposte, quanto più Lega e 5 Stelle abbisognano di rifarsi una verginità. La Lega per avere condiviso e taciuto sulle modalità del passaggio di tanti gioielli di Stato ad imprenditori di rapina. I 5 Stelle, proprio nella città del loro leader, Grillo, per avere sostenuto che il tristemente famoso ponte Morandi sarebbe stato in piedi altri cento anni e, dunque, avere contribuito a sottovalutare il pericolo al solo scopo di opporsi alle soluzioni alternative. E qui si apre il capitolo maggiormente dolente della vicenda: quello che fa comprendere, a chi vuole capire, quanto siano cinici, falsi e irresponsabili gli esponenti del governo pentaleghista. Costoro, al fine di nascondere le proprie magagne, grosse, non irrilevanti, hanno alzato un gigantesco polverone, aizzato i peggiori istinti di massa e dato vita ad un crescendo di annunci che, se seguiti da fatti, costringeranno tutti noi a pagare un conto salato. Detto chiaro e tondo: se, ieri, consegnando ai privati le aziende pubbliche siamo stati derubati , gli incapaci e i demagoghi di oggi ci costringeranno a pagare una seconda volta il conto. Infatti, le minacce e le iniziative confuse  “sparate” con pressapochismo e improvvisazione hanno centrato l’obbiettivo immediato di trovarsi in sintonia con la voglia di “forca” di una parte di opinione pubblica. Ma sono destinate a sortire effetti devastanti a lungo termine. E si tratta di danni materiali e morali. Nel primo caso perché ancora non è chiaro se le responsabilità coinvolgano solo la società concessionarie delle autostrade che già, con i crolli in borse che hanno seguito le precipitose e incaute dichiarazioni di vari ministri, potrebbe, domani, ottenere elevatissimi risarcimenti. Nel secondo, perché le condanne a furor di popolo infrangono ancora una volta i sacri principi della democrazia liberale e dello Stato di diritto (che i padri costituenti vollero a fondamento della nostra Carta). E rinviamo preventivamente ai mittenti il frustro concetto secondo cui criticare i pentaleghisti significa schierarsi con “quelli che governavano prima” e che hanno operato le privatizzazioni in maniera discutibile: come noi abbiamo detto molto tempo fa, quando se ne stavano ben zitti molti dei censori di oggi e proprio la Lega stava al governo.

Esiste, infatti, una cultura laica, liberale, socialdemocratica che niente ha da spartire con le vicende dell’ultimo quarto di secolo. E che, invece ha condiviso da protagonista l’epoca precedente: quella che ha visto l’Italia, da Paese distrutto dalla guerra, diventare una delle prime potenze economiche, eliminare l’analfabetismo (non quello di ritorno, purtroppo), conquistare diritti civili e sociali. Di quella storia, chi vi ha partecipato, anche solo idealmente, deve andare orgoglioso: rivendicandola, non tacendola. E delle miserie di quelli che “allora difendi i privilegi” oppure “allora stai con quelli che…” non vale nemmeno la pena di parlare.

 

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

28 commenti

  1. E FICO?

    Eppure era tutto chiaro. da una parte il governo del cambiamento alla guida del grande esercito inflessibile contro privilegi e immigrati. Dall’altro quelli che difendono il vecchio e che ci hanno ridotto in queste condizioni.

    E ora, il presidente Fico, dove lo metto?

  2. QUANDO TUTTI TACEVANO…
    Per i soloni di oggi (e per tanti piccoli maestrini di regime) ecco quanto scrivevamo nel 2010 su Pensalibero. Non avevamo, noi, aspettato il crollo dei ponti per denunciare come e per chi erano state fatte certe privatizzazioni. Oggi, ai pasticci di ieri, per incapacità, demagogia, o altro, se ne vorrebbero aggiungere altri che ci costerebbero persino più cari. E magari vorrebbero dare lezioni….
    http://www.pensalibero.it/parlare-di-craxi-e%E2%80%99-necessario-come-ogni-tanto-guardarsi-allo-specchio/

    • Paolo Francia

      Questo puntare il ditino, e tirar fuori pezzi vecchi di anni, sa di “grillo parlante”, perché invece non tirar fuori quelli in cui affermavi che il governo non si sarebbe mai fatto e che, con ogni probabilità, ci sarebbero state nuove elezioni? quelli la son pezzi recenti…..non si capisce quale è la ricetta di Nicola Cariglia per risolvere i problemi dell’Italia, se fare come il PD che si indigna ad ogni uscita del governo, senza dire nulla su quanto avesse fatto se al potere o ancor peggio nascondendo quello che non ha fatto e che ha portato alla vittoria dei 5 stelle e della Lega, oppure dicendo concretamente quali sono le ricette.
      Aspettiamo qualcosa di piu concreto e solido in alternativa al potere in carica, che vada al di la di riunioni di 4 gatti in sale di periferia. Fico è presidente della Camera, non è ministro! Ha il diritto di dire quello che pensa, embé?!? Perché ti stupisci Nicola di quello che accade dopo la debacle della sinistra del 4 marzo? Il popolo della sinistra è cosi smarrito, che anche a Pisa la Festa de l’Unità non si è fatta, per la prima volta, quest’anno! Ma non si ascolta nulla di costruttivo dalle loro bocche , solo fiele anti governo, quello che purtroppo lasci uscire anche te dagli angoli della bocca, questo è un peccato solo per te, dovresti essere piu neutro e capire meglio il Paese in cui abiti.

      • Vero.
        In compenso la festa nazionale del Partito Comunista chiamata “Unità”era zeppa di gente e di giovani.
        C ero anche io che pur non solo più giovanissimo :)
        Alla faccia di chi rompe le balle e di tutti gli invidiosi ;)

  3. TOH, IL PRAGMATISMO!
    “E’ fondamentale chiarire fino in fondo le cause del crollo e le responsabilità”. Lo dice il governatore del Veneto, Zaia, leghista. Zaia, intervistato dice che occorre pragmatismo: chiarire, conoscere, e poi decidere cosa fare. Tutto il contrario della indecorosa e confusa sarabanda messa in atto dal governo. Parole di buon senso. Ora avvertite le tifoserie della curva sud e della curva nord.

    • Paolo Francia

      improponibili lezioni di pasticcioni e opportunisti, allora questo tuo titolo dovrebbe essere indirizzato a Renzi che sta facendo IFFILM, con quell’altro “genio” di Benigni!
      Stai proprio sbarellando Nicola, tra l’altro la Lega ha votato il “salvabenetton” quindi le parole di Zaia sono quantomeno contraddittorie. La domanda che dovresti porti, essendo certa la parte grande di responsabilità di Società Autostrade, è se coi loro soldi riusciranno anche a far pendere la bilancia della giustizia, tra 10 anni, loro favore.
      Non ci sono curve Nicola, ma c’é il Paese dietro ai governanti, piu di quanto ci sia stato negli ultimi decenni.
      Ti dipiace, perché le tue certezze sono crollate, ma è cosi, non riusciranno, ma ci stanno provando, chapeau.

  4. ANCHE I TROLLS SCRIVONO A PENSALIBERO…

    Sig. “Orazio”,

    lei non sarà del movimento, ma racconta le stesse bufale. Chi ha attribuito a Grillo la frase dei cento anni di durata del ponte che lei prende a pretesto per polemizzare? Nell’articolo c’è scritto: “I 5 Stelle, proprio nella città del loro leader, Grillo, per avere sostenuto che il tristemente famoso ponte Morandi sarebbe stato in piedi altri cento anni”. Non ha letto per niente? Si riferiva ad altri? Non le risulta che esponenti genovesi dei 5 Stelle abbiano detto tale castroneria? Sa che, secondo i giornali, lo disse il capogruppo comunale ed ex candidato sindaco, Paolo Putti, e che il pericolo di crollo fu definito “favoletta” sul sacro Blog di Grillo? Alla luce di tutto ciò, ritiene giustificato dubitare della correttezza di Pensalibero? Si sente in dovere di scusarsi?
    Veda lei….ma probabilmente è solo un troll.

    • Paolo Francia

      Macché troll….i new trolls? Il governo in carica, Nicola, ti fa perdere la calma, stai diventando poco a poco un pentastellato leghista su di giri, cosa che di per se sarebbe anche buona! Anche Villaggio, Paolo, era genovese, e la storiella bella del ponte che “mai cadrà”, ricorda l’episodio di Fantozzi nella grotta, quando la guida afferma che la stalattite millenaria, mai cadrà!
      Interessante la risposta sul cattolicesimo travestito, biognerebbe ampliare l’argomento.

    • In generale rispondere ai troll con pseudonimi è una totale una perdita di tempo, specie se inutilmente provocatori.
      È inutile altresì leggerne i commenti.
      Si divertono così, lasciamoli divertire, comunque la si pensi :)

      • In questo senso stimolante è l argomentazione intelligente, non l invettiva, non la verità in tasca da imporre quale verità assoluta.
        Il cervello deve essere in orgasmo intellettuale e lo può essere quando ci si confronta con mente aperta e rispetto reciproco.
        Ma ciò sul web o nei cosiddetti”social” avviene ?
        No. Prevale il commentino breve che vorrebbe imporre la propria inutile verità. E ciò a chi ne ha già le balle piene finanche della vita (perché molto ha sofferto e l ha sofferta) a cosa porta ? A nulla.
        Personalmente raramente sul web ho trovato confronti stimolanti. Qualche volta però é capitato.
        Nella realtà oltre il web mi capita con l amico Massimiliano Giannocco. Liberale dal quale mi divide quasi tutto. Eppure con lui riusciamo da anni ad avere ottime discussioni, sempre argomentate e che ci arricchiscono reciprocamente.

  5. marzio siracusa

    Sulla ricostruzione italiana del dopoguerra c’è molta retorica, così come sul cosiddetto boom anni cinquanta sessanta. L’Italia non fu rasa al suolo come la Germania, concentrazioni industriali del nord, nodi ferroviari, Napoli e Genova, oltre a inevitabili obiettivi strategici, questo l’elenco delle distruzioni, oltre a quelle culturali ben più gravi e meschine, come il bombardameto di Certaldo perché patria di Boccaccio, o la scuola di Gorla colpita per errore con centinaia di scolari vittime. Anche i bombardamenti romani di S.Giovanni e S.Lorenzo pur con centinaia di morti civili non sono paragonabili alle rovine di Amburgo, Berlino, Dresda. Che la seconda guerra mondiale italiana sia stata una stupida e inutile tragedia è indubbio, altrettanto indubbio è che sia tutt’oggi una tragedia dilatata ad arte ad usum delphini. E i delphini sono per l’appunto i ricostruttori sostenuti dal piano Marshall, nel ventennio 1946 – 1966 con i monocolori DC fino al centrosinistra. Un ventennio in cui l’esplosione dei consumi riguarda tutti i paesi occidentali e che non poteva certo non riguardare l’Italia, con una fibrillazione sociale sorretta dalla scoperta dell’auto e della televisione. Intendo che i meriti dei ricostruttori, DC e laici arruolati nella DC, furono meriti dell’obbligo, oltretutto lesi da quanto in quegli anni divenne metodo clientelare, il famigerato familismo cattolico come norma e consuetudine di coinvolgimento e ascesa sociale ed economica, un metodo tutt’oggi imperante. Le coraggiose scelte di Saragat erano scelte inevitabili a meno di non uscire dalla scena politica, o restarci come cagnolino di Nenni e Togliatti. Maggiore considerazione meritano repubblicani e liberali, per una tradizione autonoma non inquinata dai battibecchi tra socialisti, anche se la guerra fredda viziò la loro collocazione costringendoli ad accodarsi a esperienze francese e inglesi, del tutto estranee al nostro liberalismo e repubblicanesimo. Poi è venuta fuori la marmellata dei laici ” chi non piscia in compagnia è un ladro e una spia ” dove tutti si confondono con tutti diventando di fatto cattolici, ma le distinzioni sono essenziali per essere veri laici.

  6. Accidenti, la frase dei 100 anni attribuita a Grillo, che invece è stata dichiarata da altri, è un bel servizio informativo. Ps non sono uno del movimento.

  7. Giampaolo Mercanzin

    “Di quella storia, chi vi ha partecipato, anche solo idealmente, deve andare orgoglioso: rivendicandola, non tacendola”. Quella storia Nicola non comincia certo col piano Marshall, dove i succedanei della DC hanno condiviso tutto e praticamente contato nulla. Addirittura se avessimo dato retta alla “Cassandra” avremmo ancora la TV in bianco e nero senza concorrenza.
    E’ il 1956 l’anno di svolta. quando a seguito delle pericolose vicende di EST ed OVEST – invasione dell’Ungheria e Canale di Suez che molti dimenticano, ma che fu altrettanto pericoloso – Nenni e Saragat (in puro ordine alfabetico) si incontrano a Pralognan. Il primo per ammettere l’errore del frontismo, l’altro per l’essere stato l’inutile reggicoda di una DC filo USA che calpestava i diritti costituzionali dei più deboli. C’è voluto poi il 1960 ed i morti di Genova e Reggio Emilia a contrastare il tentativo di svolta a destra di Tambroni.
    Vengono messe in cantiere le grandi riforme dove fondamentale e la programmazione di quel grande personaggio che fu Riccardo Lombardi, motore del rinnovamento. Fu sconfitto il tentativo di restaurazione tentato dal capitale, attraverso un’altra delle parole magiche, la “congiuntura sfavorevole”, il “rumor di sciabole” del “piano solo” denunciato da Nenni e la secessione psiupina di Vecchietti e Valori. Tutto contro il tentativo di cambiare questo Stato feudale che soprattutto dalle tue parti ha fatto tanti morti tra i braccianti agricoli.
    Diciamo che Nenni ha infuso il coraggio all’intellettuale Saragat, che diventerà Presidente della Repubblica nel 1964.
    Da li le grandi riforme con alterne vicende che videro il colpo dii coda alla fine degli anni ’60, con l’impennata dei voti al MSI di Almirante che sposterà a destra l’asse politico, nel momento della istituzione delle Regioni. Poi la ripresa, costantemente avversata, stroncata con l’elezione di Sandro Pertini e con la Presidenza del Consiglio Craxi, che riporterà l’Italia nell’alveo delle nazioni più importanti.
    La scusa di “tangentopoli” (ormai è assodato da vari commentatori internazionali) ha vanificato il lavoro svolto, mettendo in liquidazione le grandi aziende pubbliche ed il sistema bancario.
    I carrozzoni erano senz’altro clientelari, ma quello che avvenne dopo è stato il peggiore dei mali perche ha privato lo Stato dei suo ruolo di “volano” dell’economia Nazionale. Io farei anche i nomi, cominciando dal “piccolo” Nino Andreatta per proseguire con Ciampi Prodi e Napolitano figlio del “miglore”.
    Il ruolo di questi ultimi dilettanti allo sbaraglio è stato fondamentale per rompere il patto d’acciaio cattocomunista (o cattoleninista), ma non sarà sufficiente se non avra capacità di iniziativa politica che non si fermi alle transumanze o alle nazionalizzazioni un tanto al cento.
    La tragedia di Genova è premonitrice e spero che apra gli occhi a molta gente che – ignava – non vedeva perché non voleva vedere!

    • Caro Giampaolo,

      se c’erano succedanei della DC (e non lo credo) era perchè c’erano succedanei del PCI (e di nuovo non lo credo). La situazione, in un Paese diviso e in un mondo attraversato dalla guerra fredda (che avevamo purtroppo anche in casa nostra) era esplosiva. E guardando serenamente a quei tempi, occorre riconoscere il coraggio e la lucidità di alcune personalità di spicco. Tra i quali Saragat, che, se tu lo avessi conosciuto, sapresti che non aveva bisogno di prendere coraggio da nessuno. Tu poni al centro di tutto il PSI: lo capisco, è stata la tua vita e di moltissimi altri. Ma il grande errore di ieri e di oggi, quello che ha impedito la creazione di un’autentica sinistra riformista, è stato proprio il guardare ognuno la propria piccola chiesa. Il PCI con aria di superiorità verso il PSI e il PSI verso il PSDI ed i partiti laici. Fino ad un certo punto della storia, si poteva anche capire. La tragedia, travestita da operetta, è che questo atteggiamento è proseguito anche dopo il 1992. Un abbraccio, Giampaolo e ti aspetto a Vieste.

      • Giampaolo Mercanzin

        Non vorrei che si pensasse che siamo i capponi di Renzo, caro Nicola. Io cercavo di stabilire che le cose tra socialisti ripresero a funzionare da Pralognan. Ma tant’è! Il referendum attribuito a Mariotto Segni, inopinatamente ammesso dalla Consulta, ha stravolto una democraticissima legge elettorale ed aperto le porte alla distruzione della Repubblica, con la puerile scusa della lotta alla mafia.
        Credo che noi due da tempo stiamo profondendo (con altri entusiasti irriducibili) le massime energie per ripristinare una specie di “statu quo ante”, dove il confronto non sia solo economicistico come quello che stiamo vivendo dall’inizio degli anni ’90, ma soprattuto sui valori ideali che avevano permeato il secolo scorso. E non è la nostalgia della moglie do Lot, ma il recupero di un confronto civile in questo martoriato paese preda di armate BRANCALEONE!

  8. Condivido diverse cose fra quelle scritte da Mario Saccone. In particolare l’elogio delle fatiche e del coraggio degli imprenditori dell’immediato dopoguerra, decisivo per la grande crescita che ebbe il paese. Sono in totale disaccordo con il suo ingeneroso giudizio sui partiti laici e socialisti. Nè vale il “soccorso”, a sostegno, di Gaetano Salvemini, Grande intellettuale, ma sempre severissimo nel giudicare quelli che “si sporcavano le mani” nei compromessi indispensabili della politica. L’Italia non era, nell’immediato dopoguerra, un paese normale. Tensioni e odi non sopiti; circolavano le armi; disoccupazione, ignoranza. Non ci vedevano bene le altre nazioni, con le quali avevamo appeno perso la guerra. Il mondo andava dividendosi in due. Il popolo italiano aveva premiato la Democrazia cristiana ed il PCI. I partiti laici ed il PSDI furono determinanti per la scelta occidentale. A Saragat, in particolare, occorse molto coraggio per la scelta coraggiosa a favore dell’occidente, contro i regimi totalitari. La sua fu una scelta dolorosa: rompere il partito socialista. Ecco: tutte le circostanze che consentirono la straordinaria crescita dell’Italia maturarono grazie a quella classe politica. Che sarà pure stata di persone normali, come afferma Saccone. Ma persone capaci di affermarsi senza l’aiuto delle campagne appoggiate dalle tecniche sofisticate di oggi. E il ruolo degli esponenti laici, liberali e socialisti di allora ( Einaudi, Saragat, La Malfa e poi gli altri) non fu affatto secondario.

  9. marzio siracusa

    Mi sembra che a sinistra e dintorni si parli per epigrafi.

    • Paolo Francia

      Quale sinistra, Marzio? Quella è ormai sotto l’epigrafe, morta e sepolta. Curioso che Nicola ricordi ogni volta a me di andare fuori tema, mentre lui va fuori tema da solo, rispondendo non al merito del suo stesso pezzo, ma in una conversazione sulla storia d’Italia, degna di paolo mieli. Interessante, me che c’entra col crollo del ponte? Invece è esilarante e perfetto il tuo commento sul rignanese che fa ” ivvideo”, un altro al suo posto con un minimo senso del pudore, sarebbe scomparso dalla circolazione, lui invece iniste, si vede che il suo tenore di vita rischia di abbassarsi ora che le sue fortune di statista, “diggenio”, sono in caduta libera.
      La sinistra è quella che la gente fischia, anche ai funerali di Stato.

  10. marzio siracusa

    Ma la chicca più ghiotta è il Renzi documentarista televisivo, che ci sta cucinando polpette cartolina su Firenze e i Medici, pur di restare a galla, incrementare le mandrie di turisti e fare indirettamente l’apologia di se stesso con la complicità delle scimmiette di Lardo De Gasperi. Insaziabile e insostituibile studioso di Firenze, ora il nostro approfondisce la sua opera magna, la ripetizione di quanto aveva già propinato a Obama qualche anno fa. Un po’ Forster, un po’ Bargellini, Quilici e Zeffirelli, fra Dante e il cocomero fresco e bono, Michelangelo e la trippa ben tirata, stiamo certi che Renzi non rinuncerà a rivelarsi il vero amante sadomaso di Firenze, l’unico collegio d’Italia disposto a eleggerlo per l’eternità purché ci racconti una Firenze caramellata e risaputa ad uso degli ignoranti. Davvero non esiste in Italia città più patetica che insiste inutilmente a proporsi vicaria di Roma.

  11. Gian Franco Orsini

    Il sistema economico delineato dalla nostra costituzione con l’art. 41 è un sistema ad economia mista, nel quale l’iniziativa economica privata convive con lo Stato imprenditore. Nella prima repubblica la politica economica e monetaria era regolata dalla Banca d’Italia che con il controllo dei cambi attuava ricorrentemente ” la svalutazione competitiva della lira” che permetteva la sopravvivenza e la competività dell’industia italiana. Con il trattato di Maastricht del 07/02/92, sottoscritto sotto la presidenza olandese e luxemburghese, fu attuata l’integrazione economica e finanziaria di alcuni stati dell’UE con la nascita dell’Euro, ma mancò l’integrazione politica. L’omoganeità politica fu garantita dalla NATO. Con il trattato di Maastricht il sistema sconomica della UE divenne ” una economia di mercato regolata dalla libera concorrenza”, sotto il controlla della BCE con il sistema dei cambi fissi. L’Italia aveva rinunciato alla sovranità monetaria ed alla svalutazione competitiva che aveva permesso al nostro paese di diventare la seconda economia manufatturiera europea, ma mancò l’integrazione politica. Cioè la costruzione di uno stato federale europeo. Il nuovo sistrma economico proibisce l’intervento dello stato in economia e così l’Italia ha dovuto liquidare l’industria di stato. Dopo la crisi economica del 2008-9 il nostro paese ha perso il 30% della sua capacità manufatturiera a vantaggio dei nostri concorrente mondiali, con generale impoverimento della nostra comunità. La mancata integrazione politica europea ha favorito la Germania e la Francia mentre dopo il trattato di Maastricht del 1992 ogni italiano avverte una progressiva spoliazione delle ricchezze nazionali.

  12. Mario Saccone

    Una osservazione ad una frase che Nicola Cariglia usa riguardo a Tangentopoli:
    ”la demolizione sistematica della classe politica che aveva portato l’Italia fra le maggiori potenze industrializzate del mondo.»

    Senza voler fare delle polemiche, mi sento di affermare che chi ha portato l’Italia tra le maggiori potenze industrializzate del mondo sono stati tutti quelli che hanno costruito con vari ruoli e poteri, le industrie e le hanno usate per produrre. Cioè operai ed impiegati, dirigenti e imprenditori privati e pubblici. L’ordine è inessenziale, ho messo per primi gli operai e impiegati perché sono quelli che subiscono più di altri il degrado dell’Italia produttiva.

    Quello che la politica dovrebbe fare per riportare l’Italia tra le maggiori potenze industrializzate non è molto: far rispettare le poche regole che riguardano il mercato (leggi e provvedimenti contro monopoli ed oligopoli), quelle che interessano la produzione (e cioè la libertà d’impresa e la libertà di sciopero), partecipare con un po di buon senso alle istanze internazionali per garantire che le poche regole di cui sopra vengano rispettate dappertutto e intervenire per indirizzare le attività finanziarie al finanziamento della produzione e non alla speculazione. Quello che serve agli Italiani per far ripartire il paese è la libertà: libertà d’impresa e libertà di sciopero.

    Per far questo non ci vogliono dei geni o degli esseri superiori, come da sempre si considerano i politici italiani. Come diceva de Tocqueville, rispondendosi da solo alla domanda se gli americani avrebbero votato degli uomini superiori, se questi si fossero offerti per pubblici uffici: “non c’è dubbio che questi uomini superiori non si presentano.”

    Fatte le debite eccezioni questo vale un po per tutti paesi e non solo per l’America. In circostanze normali, le persone di superiore qualità hanno altro da fare, di meglio e di più interessante, nell’economia, nella cultura nelle arti, nelle scienze e nella società, che iniziare una carriera politica (ripeto fatte le debite eccezioni).

    Quello che è successo in Italia, non è stato il fatto che la vecchia classe politica, fatta di uomini di superiore intelligenza, abbia consapevolmente portato l’Italia tra le maggiori potenze industrializzate. Nei primi 30 anni della repubblica la politica si è interessata piuttosto poco dell’economia e i ministri addetti hanno fatto quelle poche cose che il buon senso dettava. E questo poco interesse e non superiori capacità che ha permesso agli italiani (operai, impiegati, dirigenti e imprenditori) di operare con più libertà e portare il paese tra le maggiori potenze industrializzate del mondo. Alla fine degli anni 70 è cominciato l’assalto alla diligenza dell’economia, che ha distrutto sistematicamente interi settori dell’industria italiana. Si sono premiati gli imprenditori incapaci, ma generosi coi partiti, ed anche i lavoratori ignavi, che sono diventati clientes della politica, e così dell’industria italiana è rimasto ben poco. Questa demenziale politica di premiare gli “amici” ha rovinato l’economia italiana e distrutto quel poco di politica normalmente intelligente che sopravviveva. Questa Italia con i suoi Di Maio e Salvini e solo l’effetto della precedente.

    Per uscire da questa situazione sono necessarie non superiori intelligenze ma persone oneste e di buon senso che sappiano cercare volta per volta nella società civile la collaborazione di esperti veri e non di portaborse politici, che spesso sono dei falliti nella loro professione, riciclati in politica. Ma riuscirà la nostra classe poltica a rinunciare al ruolo dell’uomo della provvidenza e limitarsi a quello di uomo del buon senso?

    Quanto al ruolo dei partiti cosidetti laici, posso solo ricordare la delusione di Salvemini al loro accorrere incondizionato nei governi della DC. Non è poi una storia così edificante.

  13. Angelo Giubileo

    “Esiste, infatti, una cultura laica, liberale, socialdemocratica che niente ha da spartire con le vicende dell’ultimo quarto di secolo. E che, invece ha condiviso da protagonista l’epoca precedente: quella che ha visto l’Italia, da Paese distrutto dalla guerra, diventare una delle prime potenze economiche, eliminare l’analfabetismo (non quello di ritorno, purtroppo), conquistare diritti civili e sociali. Di quella storia, chi vi ha partecipato, anche solo idealmente, deve andare orgoglioso: rivendicandola, non tacendola”.

    Sottoscrivo, aggiungendo che deve andare orgoglioso anche chi, condividendo i medesimi valori, ha partecipato nell’ultimo quarto di secolo senza avere niente da spartire con le stesse vicende a cui è fatto riferimento

    • Angelo Giubileo

      Quanto alle vicende presenti e future dell’attuale governo, invece, nutro ancora il beneficio del dubbio

  14. marzio siracusa

    Allora, prima si critica l’industria privatizzata e svenduta, poi si butta una ciambella ai Benetton di sfuggita e volgendo la testa. Poi la grande Italia industriale democristiana e dei democristiani camuffati da laici, e infine la miseria attuale dei pentaleghisti, dimenticando che quando la Lega di Bossi era al governo aveva le mani legate da Berlusconi. Insomma un colpo al cerchio e uno alla botte, e via…

  15. Posto che le privatizzazioni selvagge degli Anni 90 che il solo Bettino Craxi voleva arginare (e sappiamo come è finita) sono state una follia e hanno dato l avvio al capitalismo assoluto e all’ affossamento dell Italia (e via via dell’ Europa, trasformandola in serva della finanza e del Fondo Monetario internazionale), mi chiedo come si sia potuto pensare, negli Anni 60, di costruire un ponte mastodontico che attraversava Genova e peraltro sopra a delle abitazioni già esistenti.
    La mia preoccupazione è sul che fine faranno i residenti sfollati. E mi piange il cuore per loro.

  16. enzo palumbo

    Ciao, Nicola, ho trovato serio e garbato il Tuo editoriale di oggi, e l’ho condiviso su twitter. Le privatizzazioni della seconda metà degli anni novanta, senza coeve liberalizzazioni, hanno posto fine all’inefficienza del monopolio pubblico in settori strategici, ma hanno al contempo creato sacche oligopolistiche che si stanno rivelando alttettanto inefficienti.

  17. Paolo Francia

    Purtroppo anche questo pezzo è di una grande banalità, non solo per il contenuto, ma perché dall’insediamento del governo in carica, niente è da salvare per chi scrive. Allora tante sono le banalité, come la presunta “grandeur” italiana di un tempo, nella quale si legge solo una nostalgia di una classe politica infame, ipocrita e meschina che è meglio denunciare senza se e senza ma, a confronto della quale, Di Maio e Salvini appaiono como due santi. Nicola, come il PD, si preoccupa del calo in borsa della piu costosa autostrada d’Italia, ma non vi è alcun accenno alle decine di vittime che quella autostrada, carissima e privatizzata, avevano preso. La politica, è ben piu’ importante delle vite umane, cosi come gli interessi economici.
    Lo spiega invece meglio Binacchi nel suo pezzo, che non basta il web per muoversi e che invece di costruire cose nuove, come ci hanno abituato con oggetti non riparabili e sempre da buttare via, si debba prima riparare quel che esiste.
    Mentre ancora i corpi sono caldi sotto le macerie, Renzi gira il suo filmettino ad personam nella sua Firenze, a questo è ridotta la sinsitra italiana. Proprio gli stessi politici che hanno voluto quelle opere, sono stati poi i responsabili del loro declino, ma no, la colpa è ovviamente dei tiranni antidemocratici e populisti, come Nicola spiega bene, in carica da due mesi e mezzo.
    C’é invece un regresso, proprio attuato dalla classe politica che difende Nicola, che ha distrutto le garanzie dei lavoratori, annientato lo sforzo del lavoro di migliaia di persone, ritornando a una specie di schiavismo da fine 800. A tutta questa ipocrisia e danni perpetrati per decenni dalla DC, e dalle forze satelliti, nonché dal PCI che con essa si era spartita la torta Italia, si sta cercando di mettere mano, e il primo passo, è stato l’averli mandati a casa con elezioni democratiche.
    Ovvio che sia la società autostrade responsabile, con il pedaggio piu caro d’Europa, e va da se che lo Stato in cui simili tragedie si verificano, lo sia altrettanto. Omicidio di Stato, cosi tanti parenti di vittime, hanno definito l’accaduto. Ci vorranno anni e anni di battaglie giudiziarie, con decine e decine di avvocati, per stabilire colpe e fatti, mentre Nicola ha già le sue certezze.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*