Immigrazione: trenta anni di Far west nelle città

Macerata è solo l’ultimo caso. Stiamo solo subendo come fossimo tutti annichiliti, non governando il fenomeno.

di Nicola Cariglia | 11 febbraio 2018

Racconto un episodio personale non per citarmi addosso. Serve a rimarcare quanto tempo si è già perso senza affrontare il tema degli immigrati, che non ci sono piovuti addosso all’improvviso, come un temporale estivo.

Trenta anni fa, nella città dove abito, Firenze, si viveva l’immigrazione in un clima teso, simile, nelle paure e nella rabbia all’aria che si respira a Macerata dopo gli sconvolgenti avvenimenti degli ultimi giorni. Si erano mossi per primi i commercianti, in riva all’Arno potenti come da nessuna altra parte. I “Vu cumprà” (li ricordate?) con i loro tappetini stesi in via Calzaioli e in altre strade del “quadrilatero d’oro”, erano sempre più percepiti come disturbatori della quiete, del decoro e, soprattutto degli affari. Un clima pesante, che dal mugugno era poi sfociato in tumulti e risse, in particolare coinvolgendo le aree adiacenti al mercato di San Lorenzo.

Ero vicesindaco nella giunta di Massimo Bogianckino, io PSDI in maggioranza con PSI, PLI e PCI. Tra gli assessori c’era anche Graziano Cioni, comunista. Politicamente ci dividevano molte cose, ma una reciproca simpatia a pelle ci faceva spesso convergere in iniziative che poi sfociavano in attività ed atti amministrativi. E quella volta la combinammo grossa. Ci mettemmo contro mezza città, mezza maggioranza e gran parte del Consiglio comunale per affermare che l’accoglienza non era solo un dovere di civiltà: era anche un modo per tutelare l’interesse della città e del Paese. A condizione di governarla. E, per dimostrarlo, parlammo con il maggior numero possibile di esponenti delle varie comunità di immigrati. Concordammo atti concreti: assunzioni in pubblici esercizi, spazi ove vendere la merce se non contraffatta, costituzione di cooperative affidando loro, tanto per cominciare, servizi utili come il compito immane di contribuire alla pulizia della città, etc.

Il clamore fu tanto e non da meno le reazioni pro e contro. Non ho mai ricevuto lettere così volgari e cattive come in quei giorni convulsi di enorme esposizione mediatica. Ma il segnale lanciato fu forte e, grazie a numerosi servizi di stampa e radiotelevisivi raggiunse ogni angolo del Paese. Una parte degli extracomunitari coinvolti in quelle iniziative riuscirono ad inserirsi e qualcuno ha persino fatto carriera. Certo, non abbiamo cambiato il corso della storia, Ma non posso fare a meno di pensare a tutto il tempo che è stato sprecato; e di provare sgomento e rabbia per il cinismo di chi gioca a fini di consenso elettorale con questo problema epocale dopo avere occupato posizioni di governo e non avere nemmeno tentato una qualche soluzione. Avremmo potuto avere alle spalle trenta anni di misure concrete per regolare i flussi e per ridurre al minimo i motivi di insofferenza favorendo l’integrazione nel lavoro, nella vita civile, nelle città e nei quartieri dei nuovi cittadini. Invece siamo rimasti all’anno zero, sopraffatti dagli eventi, dalle paure reciproche, dall’incapacità di governare un fenomeno epocale che dà spazio a chi specula sulla paura politicamente e persino a chi ne  ha fatto cinico affare.

Perdere altro tempo avrebbe conseguenze davvero drammatiche: “per la tenuta del Paese” si diceva una volta. L’attuale ministro dell’Interno, Minniti, ha dimostrato consapevolezza ed ha, se non altro, posto termine ad un troppo lungo periodo di immobilismo. Forse ci sono stati errori. Sicuramente tanto c’è ancora da fare al fine di governare i flussi in modo da renderli sostenibili e non trasformare in illusioni le speranze di chi cerca un futuro migliore. Ma se c’è un tema che consente di distinguere la qualità della politica e lo spessore di un popolo è proprio questo. E, fino ad oggi, lo stiamo solo subendo come fossimo tutti annichiliti.

Nicola Cariglia

 

1989: ecco cosa succedeva a Firenze in tema di immigrati

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/08/09/firenze-volta-pagina-il-gran-caffe-dei.html

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

11 commenti

  1. marzio siracusa

    Sì Nicola, niente in contrario contro i piccoli passi e le concretezze senza fronzoli. Ma quando sono in gioco i massimi sistemi, come oggi lo sono, i piccoli passi slittano come scarpette di cuoio su un sentiero innevato, e si finisce per convincere noi stessi che i massimi sistemi non sono in gioco, o addirittura che non esistono, o che ne va fatto il battuto sul tagliere per ridurli alla logica dei piccoli passi. Ma i massimi sistemi fingono di farsi tritare. Un esempio ne sia la natura del PD. Si può evitare di analizzare questo straccio di partito il cui segretario appena ieri ha invocato il voto dei cattolici? Non mi si venga a dire che giudichiamo il PD da quello che fa al governo o all’opposizione. Alla fine il carattere di quello che fa obbliga a chiederci cosa sia. E cosa è il PD, quale coacervo custodisce di mediocrità, di luoghi comuni, di bigotteria disinibita, a cui alla fine risalgono le sue scelte? Ecco un massimo sistema che i piccoli passi del riformismo non solo non spiegano, ma occultano ed eludono. Il PD: ovvero il populismo al rallentatore.

    • Paolo Francia

      Perfetta analisi della realtà, l’appoggio della cariatide Napolitano, anche lui PD, a Gentiloni, fa presagire la grande santa alleanza, tra una sinistra ormai inesistente genuflessa al cattolicesimo, una grande Democrazia Cristiana Democratica, quello voteranno gli elettori di Berlusconi e di Renzi, una pena e tristezza infinita, e poi son loro che si permettono di dare dei populisti ai 5 stelle, ma per favore!!!

  2. NICOLA CARIGLIA

    Caro Paolo,

    indubbiamente cogli nel segno di una delle contraddizioni più dolorose del nostro tempo. Io credo che una volta tanto, anche se consunta, l’espressione “fenomeno epocale” sia la più appropriata. E pertanto non avremmo dovuto e non dovremmo nascondere la testa sotto la sabbia. All’epoca volevo dire questo. Ero in condizione di poter lanciare un segnale e assieme all’allora assessore Graziano Cioni, lo facemmo. Tra l’altro i risultati di una migliore convivenza a Firenze ci furono. Purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ed abbiamo perso tempo in proclami e provvedimenti legislativi. La consueta illusione, tutta italiana, di risolvere i problemi per legge invece che attraverso atti concreti di governo.

  3. Paolo Francia

    Non credo che il commento di questa Alice sia da liquidare con due parole, la signora probabilmente non conosce le doti umane di Cariglia, non ha seguito nel corso degli anni, le tematiche trattate, e il tatto che ha sempre nell’affrontare qualsiasi argomento.
    Ma nel suo pezzo Nicola mette il dito dove fa male, ricorda che ai tempim aiuto’ questa gente, e questo oggi passa malissimo, perché considerato come la “madre” di tutti gli esodi dall’Africa verso l’occidente. Probabilmente, se all’epoca, si fosse subito evitato di integrarli, di aiutarli, non ci sarebbe stato il fatale “passaparola”, che ha portato alla situazione attuale!
    L’avete vista la vecchietta che da le ombrellate al nero sul bus a Roma?!? Per di piu, questo ragazzo, sposato con italiana, con lavoro, integrato da 8 anni, ma guardate quel video, a ombrellate e offese, è un rigurgito razzista brutto, ma si puo’ comprendere perché in tantissimi quartieri di tantissime città italiane, la situazione, per queste persone di colore, è invivibile!
    Ho incontrato l’altra sera un ragazzino nero in palestra, in Germania, gli ho chiesto da dove venisse e lui “dalla Sicilia” e poi, ho capito che veniva da Lampedusa. Sicuramente arrivato con barcone e piazzato la in Germania dalla Merkel. Ma allora, questo ragazzino affettuoso, gentile, viene a salutarmi, ha voluto foto con me, servizievole anche quando si sistema la sala dopo i corsi per mettere a posto gli attrezzi, allora, non posso capire la vecchia che si scaglia contro un nero, ma allo stesso tempo questa situazione non è bella né per loro, né per noi. Non è comunque argomento da liquidare con battute, interi quartieri a Padova sono ormai in mano a nigeriani, la gente locale disperata, forse allora la signora Alice ci dice che se negli anni 80 non si fossero aiutati, ma rimandati indietro, oggi non saremmo cosi? Non facile!!!! Capisco lo spirito altruista del Cariglia di allora (mia madre, lasciava non so quanti soldi a amica somala sotto ai portici, nonché a tanti vu cumprà, ma posso capire anche l’esasperazione odierna di tante persone, compresa questa Alice.

  4. NICOLA CARIGLIA

    Caro Marzio,

    ti ringrazio per l’apprezzamento. Per quanto riguarda l’invito, quando ci vuole, a tirare fuori le unghie, non ti nascondo che proprio in ragione del tema discusso non mi pare il caso. Anzi, proprio su questo argomento riscopro tutto l’attaccamento alle mie radici riformiste. Ci vuole un lavoro paziente e graduale, fatto di passi concreti, non di vuote e roboanti declamazioni. So che anche le mie parole possono apparire vuote perchè abusate. Ma non a te che sei dotato di grande spessore e che un po’, anche tramite Pensalibero, hai preso a conoscermi.

  5. marzio siracusa

    Caro Nicola, la tua risposta ad Alice è degna di Oscar Wilde e l’apprezzo molto, anzi me la sono appuntata. Però a tirare più fuori le unghie non si capirebbe meglio, specie ora che gli estremismi sono senza vere unghie?

  6. NICOLA CARIGLIA

    Gentilissima Alice,

    non vorrei indurla al pessimismo. Ma, se non ha capito fino ad ora, perchè mai si sarebbe verificato questo improbabile miracolo grazie a me?

  7. ecco ora ho capito perché siamo ridotti così grazie a persone come Lei sig Cariglia

  8. Paolo Francia

    Il famoso tema dei “vu’ cumprà” allietavano tutti i ristoranti anche a Livorno, e là pure, come a Pisa e a Lucca, questi ragazzi soggiornavano con paccottaglia illegale sotto ai portici, senza controlli, mentre i commercianti regolari venivano accerchiati dalle fiamme gialle per uno scontrino non battuto da due euro. Senza contare le spiagge, da Spezia a Grosseto allietate da questi venditori di tutto e di nulla. Se si fosse capito il problema allora, probabilmente oggi sarebbe già stato risolto, ma appunto, l’inganno catto.comunista dell’accoglienza e un disegno pensato a tavolino, per cui è ovvio che questo esodo di massa è stato pensato e realizzato ad alti livelli, non possono piu essere aggisutati. Berlusconi apri loro le porte quando andava dal tiranno libico con le tende e i dromedari, ed ora parla di che cosa…….idem per Renzi e per gli altri, parole soltanto parole.
    Nel 2060 questi disperati avranno la maggioranza numerica in Italia, e anche altrove, altri scenari si preparano per il 2100, ma per fortuna non ci saremo piu, amen.

  9. marzio siracusa

    Caro Nicola, è vero siamo annichiliti perché impotenti a capire intellettualmente e emotivamente. Trenta anni fa eravamo ancora abbindolati e plagiati da certezze buone veicolate a livello popolare da filmacci falsi e disonesti tipo ” Indovina chi viene a cena? “, ” Parete di fango “, ecc., tutta robaccia propagandata per fini in cui la condizione dei neri americani era solo strumentale. Per generazioni abbiamo passivamente bevuto e ancora beviamo questa ciarpame ideologico, condito di mondialismo e cosmopolitismo, come caricature terminali dell’evangelizzazione, equivoco letale che Bergoglio si guarda bene dal denunciare. Siamo stati educati ad un antirazzismo pavloviano che non funziona più, perché solo finalizzato ad un melting pot che non ci appartiene. Ora ci rendiamo conto che la retorica libresca e hollywoodiana non solo non ha mai inquadrato la questione, ma ne ha deviato la reale comprensione che è appunto l’attuale annichilamento. Nessuno ci ha mai detto che nel bombardamento d’Europa del 44-45 comprendeva l’obbligo di assumere un modello di società e di convivenza a imitazione deglii States o del Brasile, da cui si evince che non viviamo militarmente oppressi a causa della sconfitta, ma che siamo antropologicamente oppressi, una condizione difficilmente riscontrabile nella storia umana. Se di questa condizione e dell’inevitabile reazione, le generazioni future non prenderanno coscienza resteranno annichilite, sopraffatte e biologicamente cancellate. IL problema è vastissimo e comporta il ripensamento dell’ A, B, C, del nostro pensare e sentire. Un piccolo esempio di politica interna, estranea all’immigrazione, che dimostra quanto si sia disarmati in tutto. Per mezzo secolo la sinistra tronfia e presuntuosa credeva di possedere le leve della cultura, piazzando suoi burattini in migliaia di cattedre universitarie, nell’editoria, nell’informazione, ovunque si producesse opinione, come appunto assistere con credo sacrale a filmacci tipo ” Indovina chi viene a cene? “. Ora questa sinistra ha miseramente fallito perché non si è mai accorta ad esempio che il mondo della canzone da Castrocaro a S.Remo. da Rabagliati a Vasco Rossi, dal Quartetto Cetra ai nazirock, questo mondo è sempre stato controllato in ogni suo aspetto dai cattolici, che alla faccia degli intellettuali sinistri e destri, in realtà guidavano e guidano i veri parametri della cultura sentita come tale da strati vastissimi di popolazione anche con ottimo livello di scolarizzazione. L’apoteosi pietosa di S.Remo che in questi giorni ci ha bombardato fino all’indecenza di pretendere di collocarsi in un discorso intellettualmente alto, non è stata altro che propaganda cattolica, l’italietta dei berlusconi, dei renzi, delle boldrini e dei gentiloni, solo per citare le facce più misere che balzano agli occhi. Ora non mi dilungherò nemmeno a ricordare che Di Maio è stato l’unico ad ammonire Mattarella sulla necessità di bloccare la sfacciata parzialità dell’informazione in una campagna elettorale che ogni giorno vede enumerare i fantomatici successi della nostra economia, oltre a prebende e regalie illimitate. No, più rilevante è il silenzio e la cecità sulle discrasie di una campagna elettorale vergognosa, che è il fulcro dell’attuale politica interna. Se non comprendiamo questo, come possiamo arrivare ad arguire i passaggi culturalmente e storicamente ben camuffati che ci fanno annichiliti e impotenti di fronte alla questione dell’immigrazione incontrollata? Spero solo che le nuove generazioni abbiano la forza di voltare pagina su tutto, ma i tempi necessari a che l’intelligenza critica stratifichi il nuovo sono quanto mai ristretti.

  10. Gian Franco Orsini

    Il problema dell’occupazione delle strade del centro di Firenze negli anni ’80 da parte dei cosiddetti ” vu compra ” era niente rispetto all’attuale problema gigantesco della migrazione dall’Africa verso le nostre coste. Alla numerosa migrazione degli africani verso il nostro paese si deve aggiungere la spaventosa denatalità dell’Italia. Non è improbabile che fra circa trent’anni i nativi da sessanta milioni attuali saranno ridotti a circa dieci milioni, mentre nei paesi africani la popolazione sarà, come minimo, oltre due miliardi. A questo si aggiunge che molti dei nuovi arrivi sono di religione islamica, fede in contrasto con le leggi che governano il mondo occidentale. P.S: ho scritto questo breve commento nella speranza che tutti i miei connazionali prendano coscienza del problema.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*