Il prossimo default sarà globale

Le catastrofi finanziare, come quelle naturali, non sono eventi ma processi. Questa catastrofe è già in atto, sotto i nostri occhi e gli episodi di estrema volatilità e di liquidità ridotta ne sono il sintomo. Quale sarà l’evento catalizzatore?

di Gerardo Coco | 29 maggio 2016

Negli ultimi vent’anni ci sono state diverse crisi: quella asiatica (1997), quella del Rublo (1998), quella Argentina (1992-2002); quella tecnologica (2000-2002); quella dei mutui(2008-2009) e quella dell’Euro (2010); La loro caratteristica  è stata di coinvolgere una particolare categoria di attività finanziarie o singole valute. Dopo l’ultima crisi, le banche centrali pur non risolvendo nulla sono riuscite, di riffa o di raffa, a mantenere la fiducia nel sistema. Ma il risultato è che oggi siamo seduti sulla più grande bolla del debito mai creata: quella dei bond emessi dai governi per finanziare una spesa sociale insostenibile che li ha ridotti in bancarotta. Il guaio è che questi stessi bond sono utilizzati per collateralizzare l’emissione di qualsiasi attività finanziaria per cui lo scoppio della prossima bolla le colpirà tutte indistintamente.

Ricordiamo come funziona il sistema. I governi emettono titoli sovrani o bond che banche, istituzioni finanziare, fondi pensioni, assicurativi acquistano e inseriscono nei bilanci come senior assets o strumenti privi di rischio in quanto emessi dai governi. Il sistema bancario emette prestiti, mutui, carte di credito e qualsiasi altro strumento sulla base di questi bond e dunque il denaro viene in esistenza come debito garantito da tali strumenti di debito. La ricchezza finanziaria dipende dalla performance degli emittenti che fallendo la manderebbero in fumo. Impossibile prescindere dal rischio delle controparti: investitori e risparmiatori non possono fare a meno di collocare il proprio capitale in attività finanziarie che non siano allo stesso tempo passività di altri e poiché, oggi, sono tutti a rischio, lo è pure la ricchezza finanziaria.

Perché la bolla scoppierà? Per due motivi. Il primo è che le economie, depresse, non producono reddito per ripagare il debito. Il secondo è che un quarto dei bond emessi e che collateralizzano il sistema finanziario, hanno un interesse nominale negativo mentre i tre quarti danno rendimenti prossimi allo zero. Ma se l’obiettivo esplicito delle banche centrali è di svalutare e di abbassare sempre di più i tassi di interesse, chi sono gli sprovveduti che investono in bond denominati in valute programmate per perdere valore e ritrovarsi nell’attivo di bilancio strumenti finanziari che invece di rendere producono perdite e non coprono il passivo? Eppure questa è la situazione: il sistema è insolvente per definizione.

I bond sono considerati alla stregua di liquidità ma quest’ultima vale molto di più. Basta pensare cosa, ad esempio, accadrebbe se i governi europei ristrutturassero il loro debito. I bond diventerebbero illiquidi. Se nella maggioranza dei paesi dell’euro, invece di rendere l’1.5% riflettessero lo stato reale delle loro finanze dovrebbero rendere tra il 7% e 10%, il che comporterebbe la loro svalutazione tra il 40% /50%. La conseguenza sarebbe il collasso del bilancio del sistema bancario incluso quello della banca centrale. Con quale denaro potrebbe essere ricapitalizzata se il sistema è illiquido per definizione?

Se oggi una frazione di depositanti, chiudesse il conto bancario e ritirasse i risparmi, paralizzerebbe il sistema bancario. Non esiste nel sistema sufficiente contante fisico per soddisfare le richieste. La maggior parte del contante esiste solo al di fuori del sistema bancario: il denaro nei conti correnti e di risparmio è solo una posta contabile nei database. La ricchezza finanziaria esistente è quasi tutta digitale e può essere annullata o congelata all’istante con un colpo di mouse. La realtà è questa: i governi sono insolventi, le banche illiquide. Che faranno le banche centrali? Daranno loro sempre più corda per impiccarsi. Fuor di metafora, inonderanno il sistema di liquidità e spingendo gli interessi sempre più in area negativa distruggeranno le valute. Di conseguenza distruggeranno il debito e quindi anche tutta la ricchezza finanziaria che si basa sul debito. Sarà il default globale valutario.

Ora qual è la differenza tra una crisi di credito e una crisi valutaria? Nella prima il valore della liquidità aumenta rispetto alle attività reali. Nella seconda è la liquidità che perde valore rispetto alle attività reali ma la conseguenza è il crollo dei governi e delle banche centrali.

Quando questo accadrà? Le catastrofi finanziare, come quelle naturali, non sono eventi ma processi. Questa catastrofe è già in atto, sotto i nostri occhi e i vari flash crash, ossia  gli episodi di estrema volatilità e di liquidità ridotta a partire dall’anno scorso, ne sono il sintomo. Ad es. la bolla dei mutui prese più di dieci anni per manifestarsi e poi scoppiare ma si trattava solo di una categoria di asset. Nella prossima crisi tutti gli asset, come già osservato, saranno coinvolti e il loro valore si accorderà a quello delle passività completamente svalutate delle controparti. Questa volta nessuna ingegneria o trucco contabile potrà evitarlo. Siamo al punto di svolta del trend e diversamente dai mercati, i trend non si possono manipolare.

Quale sarà l’evento catalizzatore? E’ probabile che si manifesti nel sistema bancario che ha un capitale netto negativo (non esiste liquidità per ripagare i depositi ai clienti). Ciò che accadde per la Lehman Brothers nel 2008 potrebbe ripetersi in grande. La Deutsche Bank ha in bilancio $75 trilioni di derivati, oltre 20 volte il pil tedesco.  Basterebbe lo 00,1% di insolvenza per cancellare tutto il capitale della banca e il 10% per distruggere il sistema finanziario mondiale. Quanto varrebbero le valute dopo un crash bancario globale?

Ma l’epicentro dello spostamento tettonico che porterà a una riconfigurazione dell’economia potrebbe verificarsi altrove. Cosa accadrebbe ad esempio, se i dollari che stanno in cima alla catena alimentare finanziaria non venissero più accettati in pagamento del petrolio? Che fine farebbero i treasury bond che sono l’asse portante del sistema finanziario?

Un lunedì ci si sveglierà e si apprenderà dai media della chiusura dei mercati per 24 o 48 ore. Le attività finanziarie saranno congelate. Impossibili trasferimenti, transazioni, ritiri ecc. Una Cipro globale, ma più grave. In quello spazio di tempo il valore di tutta la ricchezza finanziaria sarà ridimensionato. E se alla riapertura dei mercati non lo sarà, ci saranno altre chiusure fino a quando alle riaperture la domanda non sarà in equilibrio con l’offerta di “prezzi veri”. La ricchezza digitale nei server bancari sarà annullata: in pratica il valore del portafogli di investimento tenderà ad azzerarsi mentre il prezzo delle attività reali a aumentare vertiginosamente. Per un certo periodo il credito non sarà erogato bloccando la distribuzione dei prodotti di prima necessità. Dal default globale emergerà un nuovo sistema monetario e la transizione sarà dolorosa, in alcuni paesi più che in altri.

Chi pensa che tale visione sia estrema non conosce la storia economica e ignora le istruzioni che ci ha tramandato per salvarsi in tali circostanze. Si ricordi quanto detto all’inizio: la ricchezza finanziaria del creditore è la passività del debitore: è arrivato il tempo di disfarsene investendo il ricavato in attività reali, in particolare in ciò che ha retto il mondo per millenni e che non rappresenta la passività di nessuno: l’oro e l’argento.

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

2 commenti

  1. Come spiegato nella parte conclusiva i governi, in realtà, si sono indebitati non per finanziare una spesa sociale insostenibile, ma le attività speculative delle banche per evitarne un fallimento sistemico. Queste hanno restituito il ‘favore’ riempendosi di titoli di Stato. Cosa che ne avrebbe dovuto aumentare la stabilità patrimoniale se fossero davvero privi di rischi.

  2. Dopo di che ritorniamo ad aver la nostra sovranità monetaria, oppure ritorna il solito giochino che le masse non lo hanno ancora compreso?
    E che molti economisti fanno finta di non vedere?
    Per il resto del suo articolo, è scontato che tale evento accadrà.
    Solo che nel passato si impiccavano gli autori, oggi?
    L’unica mia osservazione è questa, saremo ancora vivi? Visto che i banchieri prima di crollare faranno o tenteranno di fare la 3° guerra mondiale, ovviamente per portare la democrazia banchiero/massonica?

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