Il problema non sono le sbornie ma come staremo dopo

Ci sono analogie fra la situazione odierna, il ’68 e Tangentopoli. In quei casi le conseguenze furono amare e condizionarono molti anni della nostra storia successiva.

di Nicola Cariglia | 5 novembre 2018

Sembrano incredibili certe reazioni al mio precedente articolo che sviluppava, sin dal titolo, un concetto ovvio: “è legittimo che il governo governi ed altrettanto che gli oppositori facciano sentire la loro voce contraria”. Si può contestare questa banale verità? Eppure è successo, con foga e offese, da parte di scatenati pentaleghisti, quando abbiamo diffuso l’articolo su vari gruppi facebook. La motivazione più gettonata “che difendiamo i vecchi privilegi delle varie caste e, per i più sgamati, del PD e di Renzi”. La più divertente “che dobbiamo tacere perché sono da poco arrivati”: davvero comica, dal momento che ogni mezzora, dalle tv e dai programmi radiofonici ci raggiungono proclami trionfali dei vari Di Maio, Salvini, Bonafede e persino Toninelli che, concordemente, ci informano che “ha fatto più questo governo in cinque mesi che tutti gli altri della storia repubblicana messi assieme”.

Io ricordo in particolare due momenti con un impazzimento generale paragonabile a quello dei nostri giorni e altrettanto capace di obnubilare il buon senso collettivo. Il primo mi riporta ad anni lontani, quelli del “mitico” ’68. Anche in quegli anni dominati dalla “contestazione” si sentivano banalità che poi si sarebbero rivelate per niente da ridere: il 18 politico agli esami dell’Università, gli esami di gruppo, il salario garantito come variabile indipendente rispetto alla produzine, gli studi sganciati dalle esigenze della produzione affinchè non fossero “subalterni al mercato”.

Il secondo di questi momenti, negli altrettanto terribili anni di Tangentopoli, destinati a travolgere non solo il sistema politico, ma anche quello giudiziario ed economico, con parole d’ordine del tipo: il sospetto è l’anticamera della verità, non esistono innocenti ma solo colpevoli non scoperti, bisogna metterli dentro e buttare la chiave, se sono inquisiti qualcosa di male hanno fatto di sicuro, etc. In uno sperduto paesino dell’Appennino tosco-emiliano, meta delle mie vacanze estive, si radunavano abitualmente gli alpini delle due regioni per rinverdire in amicizia, cori, ed abbondanti libagioni, il loro spirito cameratesco. In quegli anni non si trattava più di un incontro con la popolazione dei reduci dei vecchi commilitoni dalla piuma sul cappello. Come recitava una grande scritta verniciata alla prima curva della scoscesa strada che portava al paese, si trattava di un evento ben più impegnativo e di chiaro senso patriottico, perché “L’Italia Onesta saluta i gloriosi Alpini”.

Ricordato il clima di quei precedenti, vale la pena riflettere sulle conseguenze delle ubriacature che li accompagnarono. Al “mitico” ’68 fecero seguito gli anni di piombo del terrorismo, una scuola ed una Università che sfornarono per anni una quantità di “ciuchettoni” mai vista, ed un gran numero di spostati che, passata la sbornia, tali rimasero per tutta la vita. Ai lugubri anni di Tangentopoli si deve un quarto di secolo di “seconda repubblica” che rappresenta uno dei punti più bassi della nostra democrazia; una Giustizia terremotata e mai più capace di trovare un suo equilibro; immani ruberie delle aziende di stato, sacrificate in pasto a cordate rapaci nell’indifferenza dei tanti “svegliatisi” poi al crollare dei viadotti.

Un risveglio non meno amaro lo avranno i tanti cantori di questo buffo ma non innocuo governo. Accadrà quando le conseguenze della sua azione dissennata saranno percepite dalle tasche della maggior parte degli Italiani assieme, dio non voglia, alla sensazione di una deteriorata democrazia. Brusco sarà il risveglio, lento il ritorno a condizioni di vita migliori.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

23 commenti

  1. iiiiiiiiiiiiiiaaaaaaa

  2. paolo francia

    Chissà se Nicola aveva cambiato la stessa foto con variazioni che mette per i pezzi con quella della Raggi…..forse avrà tempo di ricambiare il pezzo e di riproporci la foto di Salvini e Di Maio…..purtroppo gli sciacalli che da due giorni la infangano, hanno avuto il benservito.

  3. Paolo Francia

    Le sbornie ci vorranno ai “moderati” dopo le elezioni europee, le stesse che dovranno fare gli esagitati americani (e soprattutto europei!!!) che credevano in una valanga di rimonta democratica di cui non v’é traccia, e come nel 2016, se con tutti i mezzi a loro disposizione non ce la fanno, e con tutte le stramberie trumpiane c’é veramente da domandarsi perché. E gli elettori si sono mossi in massa….
    Nicola, cambia magari la foto dei tuoi copia/incolla settimanali. Lo so che la tua fissa dal 4 marzo sono Salvini e Di Maio, ma insomma…

  4. I 5 STELLE TOTALITARI: E’ CONTE CHE LO DICE

    I lettori di Pensalibero sanno che da alcuni anni andiamo denunciando il manifestarsi di una mentalità totalitaria da parte di molti esponenti dei 5 Stelle. Spesso, proprio per questo, abbiamo ricevuto offese sui social e persino nei commenti su questo periodico on line. Ieri sera, in un programma di largo ascolto, il presidente del consiglio Giuseppe Conte, ha dato la più autorevole delle conferme a quanto noi diciamo. Il popolo- ha detto Conte – sono quelli che appoggiano il governo. Mi chiedo se non lo mandano a spagliare perchè non hanno capito o perchè sono d’accordo.

    • Paolo Francia

      Conte ha detto una cosa giusta, la maggioranza dei cittadini approva, nonostante in tanti compreso il “moderato” Nicola anzi sua maestà, loro Nicola, facciano di tutto perché questo governp cada. Mi pare che il totalistarismo sventagliato sia quantomeno azzardato e fuori luogo, ma è un vezzo ormai del Cariglia che che col Governo non ci piglia…..
      Rispondo anche al Corona, dicendo che se cosi è come lui pensa, che non si facciano piu elezioni e che si dia l’Italia a una governanza tedesca che ne farà un proprio lander del sud e non se ne parli piu. Sono questi signori, queste scuole che hanno portato al potere gente insulsa come Macron e come è Renzi (alternativa dicché?!?) a creare i danni, quindi son le regole che vanno cambiate.

  5. Valentino Corona

    Macron? I parassiti di Bruxelles? A me sembrano tutte scuse per non guardare in faccia la realtà. I veri nemici della sovranità sono quelli che non capiscono che con un debito pubblico pari al 130% del Pil, c’è poco da fare la voce grossa. Lei crede che se non ci fosse la UE o che al posto di Macron ci fosse qualcun altro, sia pure Le Pen, l’Italia si troverebbe in una condizione migliore? Allora non posso che augurarle/ci buona fortuna!

  6. Valentino Corona

    relativamente contento… perché penso che l’Italia abbia perso “sovranità” proprio a causa dei sovranisti (è una mia personalissima opinione, ovviamente).

    • Paolo Francia

      il “sovranismo” è un’invenzione, ma è iscritto nella Costituzione, è un’evidenza rimessa a galla ma gia, ovviamente, esistente. I non “sovranisti” non vogliono quindi che l’Italia sia uno stato sovrano e vogliono cambiare la Costituzione? Ci illumni.
      Si sbaglia, non è perché alla finanza europea e ai parassiti di Bruxelles non piacciono i nostri governanti (come a Macron) che l’Italia conta di meno, anzi! Si fa capire che ci sono altre strade di quelle imposte da fuori.
      Macron, per esempio, sta facendo campagna europea contro i “sovranisti” italiani, colpevoli secondo lui, di essere fautori di fascismo e nazismo. Allora l’ombra del partitone, coi moderati uniti solo dalla inutile moderazione, si riaffaccia.
      ahiahiai.

  7. Valentino Corona

    ma sì, a cosa servono porti, industrie e ferrovie? Ci vuole ben altro… ci vuole sempre “ben altro” (si chiama “benaltrismo”).

    • marzio siracusa

      Caro Corona, c’è riuscito, m’ha smascherato, sono un sovranista, pardon fascista, in costume di carnevale, un po’ stupido e il benaltrismo è il mio rifugio, in mancanza di argomenti. Contento?

  8. marzio siracusa

    Nicola, ricordare che in guerra avemmo dei nemici che da vincitori ci imposero la loro vita è da manichei? Ma allora ho davvero ragione, dopo settanta anni si procede ancora a vista, ad occhi chiusi e le braccia tese come Fantozzi terrorizzato ad entrare dal direttore.

    • E’ da manichei fermarsi li (la guerra era persa e che altro doveva succedere?). Cioè ignorare un periodo, la ricostruzione, la lira moneta stimata, e l’ascesa fino a diventare la quinta potenza industrializzata nel mondo. Immagina Di Maio o Salvini al posto di de Gasperi. Se si fanno i paragoni con il passato, facciamoli corretti.

      • marzio siracusa

        La quinta potenza industrializzata nel mondo, quando Cina, India e Brasile non esistevano, e quando gli States ci avrebbero sfamato gratis pur di legarci alla Nato? Nicola, facciamoli davvero corretti i conti con le passate conquiste dei cinquanta e sessanta. E vedi come pure io sono stato colonizzato, i ” cinquanta ” e i ” sessanta “, senza aggiungere ” anni “. Ripartiamo da qui, altro che quinta, sesta o settima potenza industriale.

        • Guarda, non ci sarebbe alcun bisogno di conti con la storia. A me basta avere a che fare con Di Maio e Salvini. Che tu fingi di non disprezzare per potere dare la colpa ad altri di averli determinati.

  9. Paolo Francia

    Penso che la stiate facendo lunga come la camicia di Meo. Te piace ‘u presepe, Nico? Nun te piace! Ma se togliete Salvini e Di Maio vi ritroverete Renzi e i suoi giullari, pericolo che gli elettori hanno intuito e capito perfettamente. Vanno quindi bene “a prescindere”, questa è stata un rivoluzione pacifica che è fallita in Francia per esempio, e a sentire e vedere cosa sta combinando Macron, dovreste mettere nel presepio prossimo le statuette di Salvini e Di Maio e baciarle, altro che busto in cantina del Duce! Questo offre il panorama politico italiano, a meno che Cariglia non ambisca a candidarsi per formare un partito del quale ci sfuggono le misure e i rimedi.

  10. NICOLA CARIGLIA

    Non riuscirò mai ad avere quella visione manichea della politica e della storia che Marzio Siracusa sollecita. Come si fa a vedere tutto bianco o tutto nero in passaggi della nostra storia necessariamente complessi, è per me incomprensibile. Noto che Siracusa, a denti stretti ammette che questo è un governo di “sciamannati”, pur addossandone le responsabilità non agli sciamannati di oggi ma, secondo copione, a quelli di ieri. Poi Marzio li assolve per il rotto della cuffia, in quanto “tentano di ripartire, magari attaccati al trenino del sovranismo”. Rispetto ai difensori del pentaleghismo senza se e senza ma, è già qualcosa.

  11. marzio siracusa

    Nicola, tu ci parli ora del mezzo secolo e passa di sfascio che io denuncio da sempre e che ha portato allo stato attuale. Per anni ci hai detto che era inutile fare processi al passato, ma ora finalmente li fai. Il ’68 fu una cialtronata messa su dal mercato, una cialtronata con requisiti di destra che la destra ancora neofascista non seppe cogliere e regalò papale papale alla sinistra. Tangentopoli maturò nella cialtroneria delle facoltà di diritto che laurearono cialtroni destinati a entrare in magistratura grazie a arruolamenti cialtroni in concorsi per cialtroni, quindi Tangentopoli non fu che una conseguenza del ’68, poiché sfido a trovare un paese al mondo dove la classe politica non sia corrotta, ma sfido anche a trovare un paese al mondo dove la classe politica corrotta non trovi contrappesi e bilanciamenti in settori meritevoli della società, assenti in Italia o al più riducibili a poche individualità. Allora si deve risalire oltre il ’68 per dire come stanno le cose e comprendere il nostro deserto: noi stiamo subendo da settanta anni le conseguenze di una sconfitta militare, politicamente e culturalmente verniciata e edulcorata dal mercato. Che la responsabilità della guerra e della sconfitta siano del fascismo è ovvio, ma altrettanto ovvio è che l’antifascismo ha creduto di sottrarci alle conseguenze della sconfitta innalzando una finzione collettiva contro cui non si è reagito. In poche parole l’Italia ancora non ha scontato la sconfitta, che è sempre sconfitta antropologica prima che politica e militare. Chi ci illuse che nel 1943 non fosse scattato contro di noi un ” Vae victis ” ben infiocchettato e tuttora attivo? L’incubo di essere accolti tra i vincitori ha impedito all’Italia di fare i conti con se stressa, diventammo deserto a noi stessi, e monocolori centristi, centrosinistra, ’68 e Tangentopoli sono i prodotti di questo fallimento culturale sempre nascosto nel deserto. Se oggi i pentaleghisti un po’ sciamannati e alla rinfusa fanno tanto scandalo è perché bene o male hanno nel DNA la presa di coscienza reale della sconfitta storica del 1943, del deserto che ne derivò perché la sconfitta militare è sempre dell’intera nazione e mai solo della parte politica responsabile. Da qui i pentaleghisti senza pretese revansciste tentano di ripartire, magari attaccati al trenino del sovranismo che però non ha niente a che vedere col neofascismo, il quale già di per sé non ebbe niente a che vedere col fascismo se non per gli idioti col busto del duce in cantina. Mi fa piacere però che anche tu finalmente scopra che la storia è maestra e causa di tutto.

    • Valentino Corona

      Molta carne al fuoco. Forse bisognerebbe chiarire un passo alla volta. Ad esempio, io non capisco bene cosa vuol dire “l’incubo di essere accolti tra i vincitori ha impedito all’Italia di fare i conti con se stessa”. Quando, come, perché ecc.?

      • marzio siracusa

        Mi sembra ci sia poco da capire, De Gasperi povero diavolo credeva che alla ricostruzione bastasse rimettere in sesto porti, ferrovie e far ripartire l’industria. Ma occorreva ben altro, e se non si capisce cosa è inutile spiegarlo.

  12. Paolo Francia

    E se invece il risveglio amaro lo avassero i fautori di questa Europa che strangola i cittadini e dove le diseguaglianze faranno presto milioni di poveri e una casta di ricchissimi? Che dice Cariglia di tutto cio’? Cosa propone al posto del governo in carica? Renzi che si sta rifacendo avanti con la sua banda di bugiardi e cialtroni appoggiati dalla finanza? Paragoni col ’68 sono improponibili e fuori luogo, vista anche la tecnologia attuale. State arrabattandovi per fare cadere questo governo e far tornare tutto come era prima? No, grazie, avete gia devastato l’Italia.

  13. Il sig. Giovanni Gualtiero è due volte temerario. La prima per la generosità con cui vorrebbe prendersi cura dell’intelligenza di chi scrive, quando, con ogni evidenza, gli manca il tempo dovendosi assai preoccupare della sua.
    La seconda per la sua interpretazione farlocca del rapporto ’68-Piazza Fontana.
    Se posso permettermi un consiglio, caro Gualtiero, riponga in soffitta il suo vecchio e consunto eskimo. Tanti protagonisti di quella “gloriosa” stagione, per stanchezza, pentimento o fiuto, lo fecero già moltissimi anni fa.
    Concordo, invece, con le affermazioni di Valentino Corona. Io, del resto, ho citato il ’68 solo per alcuni aspetti, così come ho fatto per Tangentopoli e per la stagione pentaleghista.

  14. giovanni gualtiero

    mi associo a valentino corona, se c’è stato qualcosa d sbagliato nel 68 è successo con piazza fontana, bombe fasciste per fermare il nuovo. tangentopoli è talmente diversi dal 68 che dubito dell’intelligenza di chi scrive

  15. Valentino Corona

    sono d’accordo, anche se, a mio parere, il ’68 non è stato solo il 18 politico… bisognerebbe ricordarsi quello che c’era prima: quel terremoto era necessario, anche se sì, ha fatto parecchi danni collaterali

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