Il politically incorrect durerà a lungo

Il 4 marzo, con l’ultima tornata elettiva, gli elettori hanno decretato inesorabilmente la fine di una élite arrogante che pensava di avere la verità in tasca e poco si era occupata delle situazioni sociali più a rischio.

di Roberto Caputo | 24 settembre 2018

Chi pensa che l’ascesa dei Cinque Stelle e della Lega sia un fatto transitorio che possa evolversi rapidamente verso una dissoluzione del loro consenso, ancora una volta a favore degli schemi tradizionali della politica, si sbaglia.

La storia, d’altronde, è fatta di cicli e ricicli. Dal compromesso storico al ’68, al terrorismo, a Craxi e alla decapitazione di una classe dirigente, da Berlusconi alla ricomposizione tra ex Democristiani e ex Comunisti, alla nascita del Pd. Questi periodi nei decenni si sono alternativi dando all’Italia governi che si richiamavano, comunque, a un processo istituzionale riconosciuto.

Il 4 marzo, con l’ultima tornata elettiva, gli elettori hanno decretato inesorabilmente la fine di una élite arrogante che pensava di avere la verità in tasca e poco si era occupata delle situazioni sociali più a rischio. L’attuale governo giallo-verde è l’espressione di un’Italia che desidera anche in forma a volte rozza un cambiamento radicale. Poi, c’è qualcuno che va oltre e parla di purghe che rievocano fascismo e stalinismo. Una caduta di stile che suona come una sberla alla storia e che unita a errori di governo, comunque non fa cambiare idea alla gente. Quanto più si è “politically incorrect” quanto più si ha consensi. In Francia, stava succedendo la stessa cosa: poi, il fattore Macron è stato determinante. In Italia, non si vede all’orizzonte la nascita di una nuova forza politica che, superando i paletti del novecento, si faccia spazio e che sia alternativa a chi oggi governa.

Craxi, di fronte all’egemonia comunista e democristiana, pensò a Proudhon e diede vita al Vangelo socialista. Oggi, mancano intellettuali liberi che possano riscrivere la storia.

Roberto Caputo

 

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all'avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla "Mala" a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

Un commento

  1. perfettamente d’accordo.
    purtroppo qui siamo passati dall’autoreferenzialità a seguire i desideri del popolo. Anzi, di chi grida più forte nel popolo.
    La domanda è: come se ne esce, specialmente se a sinistra gli unici rimasti saranno renziani e veterocomunisti?

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