Il pianista di Yarmouk. Un atto di fede nell’uomo e nell’arte

di Luigi Oliveto | 16 aprile 2018

In quei mesi del 2015 due immagini fecero il giro del mondo attraverso il Web. Il corpicino inerte di Alan Kurdi, tre anni, bambino siriano di etnia curda, annegato mentre cercava di raggiungere l’Europa. Il ragazzo in maglietta verde che suonava il pianoforte tra le rovine di Yarmouk, laddove sorge un enorme campo profughi palestinese, ventimila persone ammassate ed affamate che vivono (si fa per dire) nel continuo terrore delle bombe. Il giovane pianista si chiama Aeham Ahmad. Lui è poi riuscito ad attraversare il mare. Oggi vive in Germania e ha raccontato in un libro la sua storia (“Il pianista di Yarmouk”, edito in Italia da La nave di Teseo). Una vicenda da cui traspare l’angosciante domanda di ogni sopravvissuto (perché io sì e tutti gli altri no?); pagine in cui, al di là della vicenda personale, si rappresenta un dramma collettivo che quasi ogni sera entra e subito esce dalle nostre case, tanto quanto dura un servizio di telegiornale.

Il pianista di Yarmouk caricava il suo strumento su un carretto e andava a suonare nelle strade, in mezzo alle macerie, per contrapporre all’abbrutimento la commozione della musica; per restituire, dopo lo sconquasso, la dolcezza dei suoni; per ridare al silenzio della distruzione il canto della speranza, agli uccellini spauriti il ritrovato diapason d’un cinguettio. Un toccante atto di fede nell’uomo e nell’arte.

«Ci incamminammo. Il piano lo spingevamo io e Marwan. Cavolo se era pesante. Di solito su quelle strade scassate lo spostavamo in sei o sette. Mi sentii ancora più abbandonato. Niraz ci girava intorno e fotografava, Marwan sbuffava.
“Se gentilmente potessi darci una mano” disse a un certo punto.
“Hai voglia a fotografare!” Ma Niraz non ci pensa nemmeno.
La casa di Niraz era alla periferia di Yarmouk. Da lì al fronte erano pochi minuti. Imboccammo Palestine Street, un tempo piena di negozi, ora completamente deserta. A un certo punto Niraz si fermò e gonfiando il petto disse: “Qui. Giriamo qui”.
Lì la distruzione era particolarmente evidente. Carcasse di cemento s’innalzavano verso il cielo a mo’ di enormi monumenti sepolcrali, l’interno delle case rovesciato verso l’esterno. Ovunque, dentro e fuori, antri pieni di tubi, cavi e persiane. Tra i detriti sparpagliati per strada crescevano erbacce.
Presi posto al piano e riflettei su che cosa cantare. Negli ultimi mesi avevo scritto decine di canzoni, musica che mi era sgorgata da dentro. Mi tornò in mente una poesia che un uomo mi aveva dato qualche giorno prima. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/il-pianista-di-yarmouk-un-atto-di-fede-nell-uomo-e-nell-arte_2670.html

giornalista e scrittore. Ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001; 2003; seconda edizione accresciuta), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città  e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Così come è curatore, insieme a Carlo Fini, del libro di Pecchioli Chi la sa non la insegna. Raccolta di proverbi e modi di dire senesi (1995), dell’intervista di Mario Luzi realizzata per il calendario – libro Le Crete e la Val d’Orcia. Un terra di celeste stella (2000), dei volumi Mi guarda Siena con testi di Mario Luzi e immagini fotografiche di Pepi Merisio (2002) e Toscana Mater (2004) con testi di Mario Luzi e foto degli Archivi Alinari. Suoi anche i testi della guida Castelnuovo Berardenga. Storia, arte, natura e tradizioni (2007) e dell’album Indy e Lib (la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” adatta per i bambini delle scuole elementari) giunto alla terza edizione. Oliveto è anche autore/sceneggiatore del documentario televisivo La città raccontata (2004) e, per la parte dei testi, del documentario Palio (2006) pubblicato in dvd. Nel 2007 ha curato il libro Qui sostò l’eroe. Garibaldi in terra di Siena (2007, primamedia editore). Nel 2011 ha scritto Giosué Carducci.Una vita da poeta e nel 2012 Giovanni Pascoli. Il poeta delle cose (primamedia editore). Da oltre dieci anni tiene una rubrica (Aforismi del giorno dopo) sul Corriere di Siena. Nel 2006 la sua attività pubblicistica trova un significativo riconoscimento con la menzione speciale al Premio giornalistico “Paolo Frajese”. È direttore responsabile di Sienalibri.it, portale di cultura e promozione libraria.

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