Il Paese delle violazioni al Codice della strada. Preoccupante. Senza uscita?

di Vincenzo Donvito | 16 aprile 2018

La ragioneria dello Stato ci fa sapere che le multe per infrazioni al codice della strada sono in crescita vertiginosa, soprattutto quelle inflitte per lo sforamento dei limiti di velocita’. E, giustamente, diversi media oggi ne danno notizia, evidenziando il primato per citta’ come Firenze, Bologna e Milano. Cosa c’e’ che non torna? Vediamo un po’.
Esame di guida. Oggi, rispetto al passato, la selezione per superare l’esame di guida e’ maggiore e piu’ rigida. Quindi, in teoria: guidatori piu’ disciplinati.
Informazione. Fin dalle prime scuole dell’obbligo, per i futuri utenti, e’ piu’ massiccia e mirata: un ragazzino di oggi spesso sa molto di piu’ sul codice della strada che non il nonno o la nonna.
Tecnologia per gli utenti. Le auto in commercio sono piu’ precise e meglio attrezzate per stimolare gli utenti al rispetto delle norme.
Tecnologia per l’autorita’. Gli strumenti di rilevamento automatico sono sempre piu’ diffusi, mediamente ben segnalati. E i costi per dotarsene, visto il mercato, sempre piu’ accessibili.
Infrastrutture. L’organizzazione della mobilita’ urbana ed extraurbana, pur se le deficienze sono spesso abissali rispetto alle esigenze, mediamente e’ migliore del passato.
Cultura. Dopo il boom della mobilita’ privata nella seconda meta’ del secolo scorso, la situazione e’ piu’ mitigata: inquinamento ambientale (aria e traffico), alternative spesso valide (economicamente e salutisticamente) alla mobilita’ privata, hanno ridimensionato il mito della velocita’, del bullismo del settore, dello status symbol (mobilita’ ciclistica urbana, mobilita’ ferroviaria piu’ diffusa e veloce, hanno dato e danno il loro contributo). C’e’ ancora molto da “lavorare” (per chi come noi disincentiva la mobilita’ privata), ma i primi effetti si vedono, anche se il nostro Paese -per esempio sulla mobilita’ urbana ciclabile- e’ anni luce indietro rispetto alla maggior parte delle citta’ europee, e non solo.
Ma nonostante questo, le multe per infrazioni al codice della strada sono in crescita, con percentuali e spese pro-capite da capogiro. Si pensi al fatto che una citta’ media come Firenze, nel 2017 ha riscosso il maggiore importo pro-capite di tutti i capoluoghi (129,3 euro), con un incremento del 32,3%. Anche se Bologna, con meno spesa pro capite – 127,9- ha una percentuale maggiore di crescita, 39,1. E i bilanci di previsione per l’anno in corso, sono sempre piu’ generosi per questi incassi che, all’80%, rimangono nelle casse comunali.
Cosa c’e’ che non torna? Non abbiamo la risposta chiara e semplice. Ma registriamo un fenomeno preoccupante a cui le amministrazioni comunali non solo non riescono a dare risposta, ma ci sguazzano dentro, aggravando la situazione. I Comuni dovrebbero servire a farci vivere meglio, piu’ sicuri e piu’ felici, ma se c’e’ una divaricazione tra le loro politiche e la reazione e il rispetto dei cittadini, qualcosa non funziona. La tendenza, al di la’ dei casi specifici, e’ generale. A noi sembra una sorta di imbarbarimento dei rapporti civici all’interno dell’urbe: da una parte l’amministrazione che risponde solo con il rafforzamento delle sanzioni e la mancanza di servizi alternativi all’altezza delle mutate situazioni; dall’altra i cittadini che, consapevoli e talvolta vittime di questo imbarbarimento, si attrezzano per sopravvivere, facendo virtu’ dell’arrangiarsi, del fai da te, dell’elusione, della furbizia. Il risultato e’ questo gioco al massacro
delle multe che aumentano e della sempre maggiore sfiducia dei cittadini nell’istituzione.
Colpa dei cittadini? Se cosi’ fosse, che ci stanno a fare le istituzioni se non svolgono la loro funzione di regolatori, disciplinatori ed educatori? Per far capire che non stiamo solo facendo teoria e difesa preconcetta del “povero cittadino indifeso”, facciamo un solo esempio.
Firenze, che e’ la citta’ in cui ha la sede nazionale la nostra associazione e quindi viviamo piu’ direttamente questo fenomeno. L’amministrazione ha degli autovelox sui viali di circonvallazione del centro storico e in entrata/uscita sulla direttiva Pisa che sono da scandalo: l’80% di chi, multato, presenta ricorso al giudice di pace, viene riconosciuto nel giusto. Qualcosa dovrebbe non funzionare: per chi non rispetta i limiti (le multe vengono comminate sempre per sforamento dei limiti e levate non per difetti tecnologici, ma per vizi normativi di installazione degli autovelox), e per chi perdura nel mantenere queste installazioni. Per il perdurare, il Comune ha solo fatto un calcolo matematico: quanti sono informati che queste installazioni sono illecite, e quanti fanno ricorso? Pochi! Quindi, visto che il bilancio tra ricorsi e incassi pesa a suo vantaggio, il Comune continua a mantenere queste installazioni. Per chi sfora i limiti di velocita’, invece, gioca molto
la disattenzione, soprattutto dovuta al fatto che spesso questi limiti sono incongruenti con la percezione del tipo di strada che si sta percorrendo (soprattutto per i viali in direzione ed entrata da Pisa). Nostra intenzione non e’ di giustificare chi viola i limiti, ma capire perche’ questo avviene e, soprattutto, perche’ perdura. Non siamo scevri dal pensare che il perdurare sia in buona parte dovuto al fatto che al Comune la situazione attuale -visti gli incassi- gli stia bene e percio’ non fa nulla in proposito, se non razionalizzare l’esistente si’ che continui ad esser tale.
E’ questa la funzione di un’amministrazione comunale? Cioe’ solo poliziotta e non essenzialmente amministratrice? La nostra domanda che nasce dallo specifico, crediamo si possa adattare anche al generale.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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