Il governo del cambiamento e gli orti sociali

(Peccato che i figli non si fanno per un pezzetto di terra da coltivare).

di Carla Ceretelli | 5 novembre 2018

Che esistono a Firenze dal 1993  e  di cui  Punto e a Capo si impegna ad ampliare  la gestione a tutti coloro che ne faranno richiesta e non soltanto a vecchi e pensionati.

L’ironia suscitata dalla pensata del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali che regalerebbe un pezzo di terra coltivabile alla  nascita del terzo figlio, come panacea di tutti i mali, mi ha spinto a saperne di più.  E credo che questa semplice ricerca sarebbe stata utile anche in  sede governativa.

Mi astengo dalle battute più o meno carine o spietate ma sempre  esilaranti,  perchè non mi entrano nella cartella. Mi accingo invece a  sottolineare , ai pochi che non lo sanno,  Giggino compreso, che “nihil novi”.

I primi Orti Urbani nascono nell’ 800. Verso la metà del secolo,  i primi “Kleingarten” tedeschi, spazi riservati ai bambini.  Verso la fine del secolo l’idea inizia stabilmente a diffondersi attraverso i “Jardin Ovrieurs”. Nati dall’attività del Monsignor Jules Lemire, politico ed uomo di grande cultura, questi giardini operai avevano l’obiettivo di coltivare l’orto come possibile fonte di risorse economiche ed alimentari,  nonchè  come forma di sviluppo e di arricchimento del rapporto familiare, così come sintetizzava quello che era il motto di tale iniziativa.

“Il giardino è il mezzo, la famiglia è lo scopo”.

In Italia,  in piena  guerra mondiale, il  duce lancia la campagna per gli orticelli di guerra dove tutto il verde pubblico veniva messo a disposizione  della popolazione per coltivare verdure e legumi con l’obiettivo finale di non lasciare incolto “neppure un lembo di terra”.

Dopo decenni di latitanza  si è ripensato a questa risorsa  sociale,  educativa, economica.

A Firenze, la prima  deliberazione del Consiglio comunale è la  n. 2032/259 del 30.06.1993, con annesso regolamento per la gestione degli orti urbani su terreni di proprieta’ del comune e gestiti dai Quartieri , ciascuno con proprie normative  e  regole.

Se fino a oggi gli orti erano destinati agli anziani over 65  e  ai pensionati, nell’anno in corso per la prima volta anche le famiglie, con  precedenza a quelle con figli  e alle persone in mobilità lavorativa sopra i 50 anni,  potranno coltivarli gratuitamente, almeno in  una parte di città.  L’iniziativa è del  quartiere 4 che ha lanciato il nuovo bando per affidare i piccoli appezzamenti di terreno alla cura dei cittadini,   e del    Campo di Marte, nel  quartiere 2 che ha pubblicato il bando ma sempre e solo  riservato agli over 60.

 

Le  funzioni principali che svolgono gli orti sociali  interessano vari settori.

Urbanistico, con la trasformazione  di  spazi degradati o abbandonati in luoghi utili  migliorando il paesaggio e   aggiungendo arre  verdi ad ogni quartiere.

Ambientale,  creando un   filtro  alla contaminazione, e migliorando la qualità dell’aria.

Terapeutico, dato che  l’attività   all’aria aperta offre benefici alla salute e  benessere alla persona,  aiutando a diminuire  lo stress  attraverso  un esercizio fisico moderato. Nonchè sostenendo  persone affette da vari livelli  di disabilità , problemi psicologici, tossicodipendenza, o sostenuti  da programmi di assistenza sociale.

Sociale,  come  grande opportunità di  attività di gruppo, familiare  associativo o come semplice hobby, dunque a  carattere ricreativo, per chi si  incarica della coltivazione nel  tempo libero o durante le vacanze.

Culturale, in una sorta di aggregazione   e fusione fra l’attività tradizionale agricola  e la    new generation dell’agricoltura sociale.

In ultimo ma non meno importante, come fonte  di  sussistenza con  la  funzione principale  di fornire alimenti in   autosufficienza.

Ecco perchè il ministro dell’innovazione delle politiche sociali   ha scoperto l’acqua calda. Manifestando ancora una volta la sua ignoranza sulla realtà che lo circonda.  Mentre l’idea è buona se gestita a livello locale, a livello nazionale diventerebbe, con molta probabilità, il solito guazzabuglio di regole burocratiche.

Peccato che i figli non si fanno per un pezzetto di terra da coltivare  ma quando si possono mantenere decorosamente con un lavoro e un reddito adeguato e non con le mancette che fanno comodo per un periodo limitato.  E questo è l’obiettivo primario e il reale progetto innovativo  che il Governo dovrebbe proporsi.

 

Carla Ceretelli

 

 

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*