“Il demone Casanova”. Un saggio di Angelo Mainardi

di Luca Bagatin | 6 Agosto 2018

Contemporanei ed entrambi massoni, oltre che dediti a pratiche esoteriche e talvolta occulte, purtuttavia così diversi.

Da una parte Alessandro conte di Cagliostro (1743 – 1795), il nobile amico del popolo e dei filosofi, il guaritore degli afflitti, il dispensatore dell’Antica Spienza Gnostica. Dall’altra Giacomo Casanova (1725 – 1798), il conservatore amante dell’Ancien Regime, il fautore del dispotismo illuminato, il nemico giurato di Voltaire e Rousseau, il libertino tollerante nei confronti dell’ateismo.

Due figure emblematiche di quel Secolo dei Lumi diviso fra fede nella Ragione – propugnata dagli Illuministi – e ricerca di quell’antica sapienza che troverà la sua massima sintesi nella fondazione della Massoneria Speculativa, che all’epoca ospitava spesso, nelle Logge, maghi, alchimisti ed occultisti di vario genere.

Di Alessandro conte di Cagliostro ci hanno parlato numerose opere, da noi in passato lungamente recensite, redatte da Pier Carpi, da Marc Haven e da numerosi altri memorialisti.

Di Giacomo Casanova ci parla, invece, con grande acume e proprietà di lunguaggio, il saggio “Il demone Casanova” del giornalista e scrittore Angelo Mainardi, edito dalla Tre Editori.

“Il demone Casanova”, che vanta un’ampia ed approfondita bibliografia, trae in particolare linfa dalla monimentale opera del libertino veneziano, ovvero “La Storia della mia vita”, scritta negli ultimi anni di vita – pubblicata postuma, quasi duecento anni dopo – , quando il Nostro si trovava nel Castello del conte di Waldstein a Dux, in Boemia, ove morì riuscendo a trovare conforto solo nella scrittura, ormai vecchio, stanco e preda delle angherie dei servitori del conte stesso.

L’opera di Mainardi è certamente completa e priva di quelle censure tipiche dei memorialisti casanoviani, i quali hanno preferito non scalfire troppo la figura del Veneziano, ricordandolo solo quale mito immortale.

Mainardi, diversamente, attraverso l’analisi delle Memorie casanoviane, ne traccia un profilo autentico. Appassionato di magia sin dalla tenera età, ovvero sin da quando una fattucchiera riuscì a guarirlo dai numerosi malanni causati da una salute cagionevole, Giacomo Casanova è figura singolare del XVIII secolo. Di umili natali, figlio di due attori, si farà presto strada nel gran mondo proprio grazie alla consapevolezza di “non essere nessuno”.

Uomo fra i più colti del suo tempo, come lo definiscono i suoi stessi memorialisti contemporanei, fu scrittore, filosofo, occultista, massone, diplomatico e spia al servizio delle grandi potenze dell’epoca.

In particolare divenne celebre per essere un grande seduttore, ma pochi ricordano o vogliono che – come scrive Mainardi, riferendosi a ciò che scrive lo stesso Casanova nelle sue Memorie – amava sedurre anche bambine, religiose compiacenti, oltre che non disdegnava i rapporti incestuosi, al punto da giudicarli del tutto naturali.

Altro aspetto curioso e per molti versi controverso del Casanova è il suo rapporto con l’occulto. Da una parte egli conosceva alla perfezione la sapienza antica della Cabala ebraica e se ne serviva per fare oracoli; dall’altra non vi credeva troppo, al punto da utilizzare detti oracoli o dette pratiche per imbrogliare il suo prossimo e trarne vantaggio, talvolta seduttivo – se su donne – talvolta pecuniario, se trattavasi di persone di sesso maschile.

Interessante, invece, il rapporto con l’esoterico ed in particolare con la Massoneria.

Iniziato massone nel 1750 nella Loggia di Lione “Amicizia”, le sue Memorie ci riportano la seguente frase, a proposito del cosiddetto “segreto massonico”, che denota – a dispetto del personaggio – una profonda cultura esoterica: Coloro che entrano nella Massoneria solo per carpirne il segreto possono ritrovarsi delusi: può infatti accadere loro di vivere per cinquant’anni come Maestri Massoni senza riuscirvi. Il mistero della Massoneria è per sua natura inviolabile: il Massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso. Lo scopre a forza di frequentare la Loggia, di osservare, di ragionare e di dedurre. Quando lo ha conosciuto, si guarda bene dal far parte della scoperta a chicchessia, sia pure il miglior amico Massone, perché se costui non è stato capace di penetrare il mistero, non sarà nemmeno capace di profittarne se lo apprenderà da altri. Il mistero rimarrà sempre tale. Ciò che avviene nella Loggia deve rimanere segreto, ma chi è così indiscreto e poco scrupoloso da rivelarlo non rivela l’essenziale: come potrebbe, se non lo conosce ? Conoscendolo, non lo rivelerebbe”.

La cultura, fosse essa esoterica, occultistica, oppure libresca, non mancò mai al Nostro, il quale, durante il corso della sua vita, dette alle stampe diverse opere letterarie, spesso pubblicate a sue spese, ad ogni modo. Oltre al celebre “Il duello”, ove racconta del suo duello vittorioso con il conte polacco Branicki, ricordiamo l’opera in cinque volumi “Icosameron”, ovvero il primo romanzo di fantascienza mai apparso nella Storia. Angelo Mainardi, nel suo “Il demone Casanova”, a tal proposito, ci presenta l’opera come la storia di un rapporto incestuoso fra fratello e sorella e del loro viaggio al centro della Terra che, per molti versi, anticipò l’opera di Jules Verne. Da notare che nell’”Icosameron” – che pur non ebbe alcun successo letterario al punto dall’indebitare l’autore stesso – sono prefigurate invenzioni avvenieristiche quali l’automobile, i gas asfissianti, l’aereo, il telegrafo e la televisione.

Grande viaggiatore e avventuriero, Giacomo Casanova frequentò tutte le corti d’Europa e divenne intimo del “Re Filosofo”, ovvero Federico II di Prussia, il quale purtuttavia lo deluse, in quanto gli offrì un umile posto quale precettore dei cadetti dell’esercito. Impiego che rifiutò sdegnato.

Conobbe inoltre Voltaire con il quale si confrontò spesso con un certo astio, non condividendo con il filosofo l’idea che tutti gli uomini fossero eguali, in quanto il Nostro – figlio del suo tempo ed amante dell’Ancien Regime, come abbiamo detto – riteneva che la libertà di pensiero potesse essere concessa solo alle classi agiate e che il popolo, in buona sostanza, non fosse in grado di ragionare se non per il proprio tornaconto personale, al punto che egli scrisse: “Quanto al popolo, esso è dovunque della stessa natura: date sei franchi a un facchino perché gridi “Viva il Re”, egli vi farà questo favore, e per tre lire griderà un momento dopo “Che egli muoia”. (…) Esso non ha né leggi, né ordine, né religione; le sue divinità sono il pane, il vino e la poltroneria; crede che libertà voglia dire impunità, che aristocrazia significhi tigre, che demagogo stia per pastore amorevole del suo gregge. (…)”.

Misera, come abbiamo detto, la fine del Nostro, il quale, purtuttavia, mai si pentì dei suoi eccessi e della sua condotta tutta dedita esclusivamente al piacere, più che all’amore.

Questo in sostanza il “demone di Casanova” che lo rende inquieto, al punto che, ad un certo punto del saggio, lo stesso Mainardi si chiede se, in realtà, questa fuga continua del Nostro, ovvero questa ricerca del piacere effimero, del rincorrere incessantemente ogni donna, non voglia, in realtà, nascondere la ricerca della Donna Ideale ed al contempo un luogo ideale e perfetto. Un luogo ed un tempo così diverso dal Secolo dei Lumi, teatro dell’effimero e talvolta delle contraddizioni (Fede/Ragione/Spiritualità/Esoterismo).

Un’opera che getta nuova luce, quella del Mainardi – che recentemente ha pubblicato sempre per la Tre Editori “Casanova l’ultimo mistero” e che sarà nostra cura prossimamente recensire – e che va accompagnata alla lettura delle Memorie di Casanova che, chi vi scrive, lesse per intero alla sola età di quindici anni, con l’animo di un ragazzino curioso ed al contempo ammirato nei confronti di un personaggio unico nel suo genere. Comunque lo si voglia giudicare.

Luca Bagatin

 

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale "L'Opinione delle Libertà" e de "La Voce Repubblicana", oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale. Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it). E' autore dei saggi "Universo Massonico" con prefazione del prof. Luigi Pruneti; "Ritratti di Donna" con prefazione di Debdeashakti e di "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*