Il cardinal Bassetti evoca papa Paolo VI: “la politica è la più alta forma di carità”

Fino a tutto l’Ottocento inizio Novecento molti politici cattolici venivano fuori dai seminari, gente umile che la Chiesa cattolica aveva aiutato a formarsi, molti dei quali furono riconoscenti.

di Guglielmo Adilardi | 27 maggio 2018

Già in un mio articolo su Pensalibero (3 luglio 2017) dal titolo Papa Francesco insiste nel formare in Italia una Force de frappe cattolica avevo messo in rilievo come la Chiesa in Italia cerchi, dopo l’affondamento della “Balena bianca”, una sponda politica su cui contare per dirigere la nazione Italia qualora derive non gradite si impossessassero del potere. Già il 10 novembre 2015 nel Convegno ecclesiale nazionale di Firenze aveva dato il via ad una ricostituzione del partito dei cattolici indicando, secondo la dottrina sociale della Chiesa cinque vie:

<< Uscire, annunciare, educare, abitare e trasfigurare >>. Inoltre in quella occasione aveva lanciato il monito di non servirsi delle associazioni (raccomandazioni, carriere), ma servirle contro la dittatura del pensiero unico.

Oggi il cattolico e disperso in una diaspora politica variegata, ma questo non significa per papa Francesco che non possa ritrovarsi con i fratelli di fede per riproporre nei propri ranghi proposte politiche unitarie e trasversali.

A parte altri segnali in tal senso, espressi in varie occasioni, il segnale più forte venne il 30/04/2017: centomila in piazza San Pietro per la festa dell’Associazione Cattolica (da sempre il partito visibile della Chiesa). Bergoglio sottolineava anche allora che la parrocchia non è un’istituzione superata e poi ripeteva all’associazione: << Non sedetevi in poltrona, non mettevi comodi >>. E che << nessuno si senta esonerato dalla(promozione della) giustizia sociale. >>. Bergoglio ricordò in quella occasione il passato, le donne e gli uomini dell’Azione cattolica che hanno speso la vita nella testimonianza della responsabilità per il bene comune, e lanciò un appello a tornare “in politica”: << Per favore mettevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella politica con la P maiuscola >>.

 

All’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo sembra riacutizzarsi tale esigenza per la Chiesa cattolica, soprattutto per il vuoto che fatica a riempirsi nelle fila dei politici italiani sempre più avulsi, per quanto la maggioranza di essi siano battezzati e cresimati, dalla missione fideista-politica cattolica. Ecco quindi il presidente della Cei (Commissione Episcopale italiana), il cardinale Gualtiero Bassetti recentemente e senza perifrasi ha reso a tale proposito pubbliche dichiarazioni: << …il futuro governo lavori per la gente >>. Un invito alla responsabilità dei governi a lavorare per il bene comune. Un invito esplicito, non formale ai cattolici.

Le parole del Cardinal Bassetti confermano e rafforzano se vogliamo la storica affermazione: << …la politica è la più alta forma di carità …>>, evocata più volte da Papa Paolo VI, l’assistente della Fuci, il vescovo di Brescia, il cardinale della Lombardia, regione più industrializzata d’Italia, il Capo della Chiesa Cattolica Romana, che proprio in questi giorni è stato confermato nella sua Santità, attraverso gli atti di canonizzazione firmati da Papa Bergoglio. Un Papa vissuto in mezzo alla politica (De Gasperi – Andreotti) e in contiguità con Aldo Moro ed il compromesso storico con il PCI.

E’ dunque vero che la Chiesa cattolica si risveglia dopo quarant’anni dell’assassino di Aldo Moro, da parte delle Brigate rosse (e altri? Fine della prima repubblica), ancora una volta “vedova” di un ancoraggio politico necessario per condurre la nazione italiana secondo i propri intendimenti. Da allora non volle più creare un altro partito politico cattolico, ma ha sempre insistito per creare una trasversalità politica che andasse ad inseminare i vari partiti politici o movimenti, tal chè avere in caso di necessità un volano di manovra nel paese.

E secondo l’antico adagio gutta cavat lapidem insiste nell’intento, ma le parrocchie restano vuote, l’Azione cattolica insterilita nelle proprie giaculatorie, le altre conformazioni , quali l’Opus Dei, una massoneria segreta arroccata in un’élite distante dal popolo e altre similari conformazioni, tutte degnissime di esistere, ma nessuna adatta allo scopo. Perché? Ci dobbiamo chiedere, o meglio se lo dovrebbe chiedere il cardinal Bassetti e quanti al timone della Chiesa aspirino a governare l’Italia.

E’ presto detto: mancano i Maestri, le Scuole, i Convitti… Mancano soprattutto i “formatori” di un tempo. Gente colta, non schiava del pensiero unico come va ripetendo papa Bergoglio. Mancano i padri Balducci (la rivista “Testimonianze” compie i sessant’anni) e soci: Citterich, Gozzini,  Zolo … I lapiriani di un tempo.

Fino a tutto l’Ottocento inizio Novecento molti politici cattolici venivano fuori dai seminari, gente umile che la Chiesa cattolica aveva aiutato a formarsi, molti dei quali furono riconoscenti. Ma anche fino all’inizio del Novecento molti convitti cattolici per poveri e per ricchi) formarono politici di spessore. Vogliamo ricordare il Collegio Alla Querce (fra quelli ricchi) di Firenze ove faceva capo il milieu aristocratico e alto borghese di Europa. Non è un caso che di lì sia sortito l’on. Carlo Casini (4 marzo 1935) alfiere dimenticato e sublime della Chiesa cattolica.

Si consoli la Chiesa cattolica, parimenti non esistono più neppure le scuole “laiche” quelle che formavano i politici di razza come la Bolognina per il partito comunista o il Centro Studi della CISL o la massoneria, la quale, un tempo libera dal pregiudizio altrui, dette i migliori e numerosi Ministri all’Italia dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento. Insomma non abbiamo più classe dirigente poiché sono morte le loro scuole.

La Chiesa cattolica, tolti di mezzo i “burocrati carrieristi ”, laici o prelati, si organizzi, ne ha mezzi e facoltà. Meglio un ministro competente e dalla lunga visione nazionale cattolico che l’attuale sfacelo di svantaggiati culturali o se preferite analfabeti di andata e ritorno immemori della propria storia nazionale e di se stessi.

Guglielmo Adilardi

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