Hanno appena preso una batosta e già fanno i furbi

di Nicola Cariglia | 4 marzo 2013

C’è il disegno di eleggere il nuovo presidente della repubblica senza avere prima formato il governo. Questa è la condizione per per potere sciogliere le Camere e votare nuovamente col porcellum.

Se-il-pm-Antonio-Ingroia-ascolta-Napolitano_h_partbMi sono beccato di “berlusconiano” da un antico e carissimo amico per avere scritto che l’unica soluzione allo stallo creatosi con il voto è un governo che duri pochi mesi, faccia la nuova legge elettorale e ci porti prima possible a nuove elezioni. Non è la prima volta che mi capita, nonostante abbia avvertito che non mi fanno nè caldo nè freddo le accuse di filo o anti berlusconismo o di filo o anti qualsiasi altra cosa.

Andiamo per favore ai fatti. E dopo, solo dopo, cominciamo a ragionare. Prima cosa da tenere presente: il presidente della repubblica attuale, Napolitano, non può sciogliere le Camere. Dunque, non si può andare a nuove elezioni prima di avere eletto un nuovo presidente della repubblica. Seconda: nessuna maggioranza è possible al Senato, se non si sommano i voti di almeno due dei tre partiti che hanno ottenuto il maggior numero di consensi: PD, Cinque Stelle, PDL. Mi spiace, non sono mie invenzioni; sono semplicemente dati di fatto ineliminabili. Così come è un fatto che Beppe Grillo abbia dichiarato che non voterà la fiducia ad un esponente PD o PDL, amen. Risparmio di ricordare le offese e gli sberleffi con i quali sono state respinte tutte le profferte amorose rivolte a Grillo da Bersani. Niente, non se ne fa di niente.

Stando così le cose, anche gli altri due partiti maggiori, ovvero PD e PDL, avrebbero diritto di fare altrettanto e sottrarsi ad ogni responsabilità.

Nell’ottica di partiti che si propongono il loro esclusivo interesse, tutto ciò va benissimo. Si da il caso, però, che questi stessi partiti hanno chiesto voti per concorrere al governo del Paese. E stanno, proprio per questo, incominciando a incassare moltissimi milioni di euro a testa ed i loro eletti avranno stipendi di gran lunga maggiori della quasi totalità del popolo italiano.

Dunque, hanno il dovere di tentare di formare un governo, visto che le Camere, al momento, non si possono sciogliere.

Sono cose del tutto ovvie, coloro che storcono il naso le sanno meglio di me.

E dunque è il caso di sottolineare e censurare il comportamento di questi partiti e di questi leader. Innanzitutto Grillo, che esclude il voto di fiducia per esclusivo interesse di parte, poco curandosi dell’interesse generale e per continuare a sfruttare la rendita di posizione dell’opposiizione dura e pura. Il PD, che è paralizzato da divisioni interne e rincorre chi già ha escluso di poter votare la fiducia ad un suo uomo. Il PDL che si limita a stare a vedere senza assumere alcuna iniziativa.

Ma siccome, come si dice, quì nessuno è fesso, è chiaro che c’è qualcosa di incoffessabile in tutto questo. Lo sdegno di Grillo verso l’ipotesi di votare la fiducia a chicchessia e quello di una parte del PD per un governo sostenuto anche dal PDL nasconde la volontà di eleggere il nuovo presidente della repubblica senza avere prima formato il governo. Questa è la condizione indispensabile per potere sciogliere le Camere. Magari senza avere riformato la legge elettorale. E conquistare il governo con il 30% dei voti.

A meno che in questo ultimo anno e mezzo, con al governo il prof Monti sostenuto da PD, PDL e UDC, qualcuno, che ora è tornato a fare lo schizzinoso, non si fosse distratto di brutto.

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

3 commenti

  1. Non è più ammissibile vedere il PD essere ancora guidato da un Segretario che non dia le dimissioni dopo il risultato elettorale negativo per gli errori da questi commessi sia nello svolgimento delle primarie sia nel ritenere già vinta la competizione elettorale.
    La crisi che attanaglia l’Italia oggi è uguale a quella del dopo guerra. Bersani, se riesce, tragga insegnamento dal comportamento del suo partito di allora e pensi a salvare l’Italia favorendo un governo di larga intesa. Spingere per nuove elezioni significa istigare alla rivoluzione contro i promotori che sono nel PD e nel Movimento 5stelle. In ogni modo ci stiamo avviando verso una seconda edizione del Fascismo.

  2. Maria Rita Monaco

    Sbrigatevi che è tardi, per gli italiani e l’Italia, per quel “bene comune” tanto strombazzato in campagna elettorale e dimenticato, come al solito, subito dopo le elezioni, perse da tutti e vinte da Grillo che persegue solo il caos.

  3. Gian Franco Orsini

    La situazione economica del paese sta diventando drammatica e la crisi sociale peggiora di giorno in giorno. La società di rating tengono l’Italia sotto controllo e lo spread può nuovamente salire, scatenando una crisi finanziaria. Non credo i partiti abbiano ancora tempo da consumare in tatticismi. La storia ci insegna che in momenti difficili la grandi democrazie sono ricorse a governi di solidarietà nazionale. Bersani come vincitore perdente delle elezioni deve fare la prima mossa per assicurare un governo al paese. Nessuna soluzione può prescindere dal PD che ricerca attualmente l’alleanza del “M5S”e considera conclusa col PdL l’esperienza di un governo di solidarietà, con la fine del governo Monti. IL “M5S” non vuole andare per il momento al governo con Bersani perchè è solo un movimento di “cittadini” non ancora partito e probabilmente Grillo non è ancora preparato per arrivare ad un accordo di Governo. Il Pdl ha offerto al PD la possibilità di fare un governo di responsabilità, ma Bersani ha rifiutato l’offerta. Il leader del PD che fino ad un anno fa “voleva il bene comune”, adesso non lo vuole più e, vista l’impossibilità di un governo con Grillo, elimina anche l’ipotesi di un governo tecnico e manifesta la volontà di tornare a votare. Nel frappempo ogni giorno i giornali TV informano i cittadini a viva voce quante sono le fabbriche che improvvisamente chiudono perchè gli stabilimenti vengono delocatizzati all’estero. Non credo che, vista l’attuale crisi sociale, il nostro paese abbia ancora molto tempo a disposizione per attendere l’insediamento di un governo che attui riforme istituzionali e strutturali jn Italia e sostenga in Europa la necessità di un cambiamento della politica economica.

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