GOD SAVE THE ITALY

Il Documento di Economia e Finanza è elettorale, per cui si rinvia quasi tutto al 2018 e al 2019. Nei prossimi due anni saranno necessarie correzioni, ciascuna di 20 miliardi.

di Tommaso Sessa | 15 aprile 2017

Il Documento di Economia e Finanza è elettorale, per cui si rinvia quasi tutto al 2018 e al 2019. Nei prossimi due anni saranno necessarie correzioni, ciascuna di 20 miliardi. Secondo il governo il Deficit-Pil passerà dal 2,1% di quest’anno all’1,2% e allo 0,2% rispettivamente del 2018 e del 2019. Nella migliore delle ipotesi si potrà intervenire con due correzioni consecutive dell’IVA o con tagli, ancora una volta, lineari. L’aumento dell’IVA avrebbe un impatto devastante sui consumi, sulla domanda interna e sulla crescita del Pil, ancora più devastanti sarebbero ulteriori tagli lineari. Il governo, con molto ottimismo, prevede una crescita dell’1% del Pil nei prossimi due anni, ma se procederemo sia con l’aumento dell’IVA o con ulteriori tagli lineari la crescita, anche se modesta, diventerà una chimera. Ormai è evidente che in questo Paese siamo assolutamente incapaci di migliorare l’efficienza della spesa eliminando soprattutto i fenomeni di corruzione. Spiego meglio, se un posto letto in un ospedale pubblico nel Lazio costa in media 1.050 euro al giorno contro, ad esempio, i 750 della Lombardia, la soluzione è eliminare questa differenza cercando di capire che si nasconde dietro quei 300 euro al giorno. Non siamo di fronte a un miglior servizio nel Lazio rispetto alla Lombardia, ma esattamente al fenomeno contrario. La verità è che in quei 300 euro di differenza ci sono non solo fenomeni di inefficienza, ma di malaffare e la mancanza di volontà di correggere certe anomalie. Infatti, invece di tagliare le inefficienze si tagliano i posti letto come se il problema fosse solo la quantità e non soprattutto la qualità della spesa. Ritornando alle due correzioni che saranno necessarie nel 2018 e nel 2019, queste mettono realmente in pericolo la già troppo tenue crescita del Pil e, sottolineate già le nostre colpe, va detto che rispettando il Fiscal Compact l’Italia non ce la può fare e questo malgrado i nostri avanzi primari e il risparmio degli interessi sul debito pubblico dovuti al QE della Banca Centrale Europea. Per questo o si cambia il Fiscal Compact in modo sostanziale, escludendo dai conteggi ricerca e investimenti pubblici, o rischiamo di uscire dall’euro, pur rimanendo in Europa nell’elenco dei Paesi in “deroga”. Caro Matteo Renzi, sul Fiscal Compact non si può più scherzare perché è da lì che parte un cambiamento vero della politica economica in Europa e della fine dell’austerità. Nell’assemblea di domenica scorsa del PD, l’ex presidente del Consiglio ha promesso che porrà il veto sull’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei. Questa cosa, che è di enorme importanza, è passata sotto silenzio delle televisioni e della stampa generalista. Nel prossimo mese di dicembre, quindi dopo le elezioni francesi e tedesche, si aprirà la trattativa per inserire il Fiscal Compact nel Trattato di Lisbona. Ad oggi il Parlamento Europeo, compreso il PD, ha già autorizzato questa operazione di integrazione di questo strumento nel quadro giuridico europeo e lo ha fatto senza alcun dibattito e approfondimento sugli effetti che questo Trattato ha avuto sulle economie, sulla stabilità e sulla stessa credibilità delle istituzioni nazionali ed europee. Il voto favorevole dei deputati del PD nel Parlamento Europeo è arrivato nello scorso mese di febbraio con solo un paio di astensioni. Il Fiscal Compact è solo un Trattato intergovernativo e quindi stipulato al di fuori dei Trattati europei ed è contro lo spirito e la lettera del Trattato di Lisbona e in aperto contrasto con i princìpi previsti da tutti i Trattati europei, compreso quello di Maastricht. Con questo strumento si è tolto agli Stati nazionali ogni spazio per le politiche economiche anticicliche, rafforzando le politiche di austerità e imponendo a tutti i Paesi dell’Eurozona il vincolo dello 0,5% di deficit strutturale rispetto al Pil. Ricordo che quel Trattato fu sottoscritto dal Parlamento italiano con il governo Monti e con il voto determinante del PD e fu inserito l’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione anche se il Trattato non lo imponeva. Ora Renzi deve dimostrare di fare sul serio se vuole provare a vincere le elezioni, non da solo, insieme ad altri Partiti e Movimenti. Deve portare il PD su una posizione di negazione dell’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei e pretendere una sua rinegoziazione. Al momento quello che risulta è che è stato fatto, da parte del suo Partito, esattamente il contrario. Per uscire da questa crisi ci vogliono politiche espansive e sicuramente anticicliche e per questo servono segnali forti su reddito di inclusione, che non può limitarsi a un numero ristretto di famiglie ormai sotto la soglia di povertà. Serve una riforma delle aliquote Irpef, una rivisitazione del grande capitolo delle esenzioni e degli sgravi fiscali e affrontare seriamente il problema dei flussi migratori dalla Libia. È stata un’ottima missione quella del Presidente della Repubblica a Mosca dove si è parlato di Siria, ma anche di Libia, immagino chiedendo l’aiuto di Mosca per convincere Tobruk e il generale Haftar a un accordo. C’è molto lavoro da fare da qui alle prossime elezioni, nel frattempo prepariamoci a vedere che succederà a Parigi e Buona Pasqua a tutti. E God save the Italy.”

Tommaso Sessa

Presidente nazionale di Risalire Italia

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*