Gli italiani dallo stomaco di ferro e dai “sacchetti” rotti

Non mi hanno convinto le giustificazioni politiche di chi con leggerezza ha messo tale imposta, travasandola dai costi di esercizio al consumatore.

di Guglielmo Adilardi | 8 gennaio 2018

Ne parlo soltanto perché ormai tutti tacciono. Dopo i primi isterismi gli Italiani si sono convinti di assoggettarsi alla piccola patrimoniale del centesimo, obtorto collo. Però , come molti cittadini, non mi hanno convinto le giustificazioni politiche di chi con leggerezza ha messo tale imposta, travasandola dai costi di esercizio al consumatore.

Personalmente la prima cosa che mi ha infastidito è stata la strafottenza con cui i difensori della imposta hanno dichiarato “ si tratta in fondo soltanto di uno o due centesimi”. I nostri Maggiori dicevano che “con la liretta si fa il primo milione” , tanto era il rispetto del denaro, quando non fosse rubato. Un centesimo corrisponde alla nostra vecchia amata liretta, quando ci sentivamo ed eravamo più ricchi, precisamente a Lit. 19,3627. Cioè circa le nostre vecchie 20 lire. Se come in qualche caso i sacchetti costeranno o,oo2 cent. siamo quasi a Lit. 40. In Farmacia mi dicono che possono arrivare, secondo la grandezza, fino a 15 centesimi, quasi 300 lire.

Inoltre i soloni della finanza hanno fatto il conto che si tratta per loro “soltanto” di un costo per famiglia di € 20/30 annui. Che non è per niente poco in considerazione che i sacchetti non erano gratis nemmeno prima, in quanto inseriti nei costi di gestione dell’esercente che li scaricava sui costi da portare in detrazione nel bilancio.

Seconda considerazione, vi ricorderete che un tempo felice per noi i Consorzi di bonifica, quando erano occupate dieci persone e avevano quattro mezzi scassati, ci facevano pagare poche lirette. Io per esempio Lit 10 per il Consorzio Ombrone. Quest’anno pago euro 39,oo. Quanto ci metteranno ad aumentare il centesimo attuale? E se poi per integrare ci addebitassero anche il costo del guanto e anche una parte dell’energia elettrica per far funzionari i frigo e la luce ?

Terza considerazione: sempre i politici entusiasti della insignificante patrimoniale hanno fatto passare questa manovra come un contributo ecologico cui i cittadini responsabili non possono rifiutarsi moralmente di contribuire. Allora precisiamo che anche questo passaggio non convince, poiché i sacchetti sono biodegradabili soltanto al 40% , il 60% è plasticaccia venefica per l’ambiente, quella che con questo provvedimento si sarebbe dovuto eliminare per non inquinare mari e monti. Una soluzione a metà, perdi più fatta male, come da tradizione italiota.

Ci dobbiamo domandare ora come mai gli Italiani non hanno fatto le stesse rimostranze in merito alla comunicazione precedente di alcuni giorni che sia il gas, sia l’energia elettrica, autostrade e acqua, ecc (le altre voci aggiungetele Voi), hanno subito un impennata non da poco; già l’Adusbef, se vi fidate, ha calcolato un aumento medio per famiglia di 952 euro in più rispetto il 2017; come poi faccia a calcolare questi aumenti è un mistero, ma di solito ci indovina per difetto. Forse le pochissime rimostranze per questi aumenti sono state determinate perché il contribuente può viaggiare meno, riscaldarsi moderatamente, magari andando al bar o in qualche centro commerciale o meglio ancora in qualsiasi ufficio pubblico dove i dipendenti sembra che amino le temperature tropicali. Per la luce può andare a letto all’imbrunire, ma il sacchetto di plastica non può farne a meno. Sarà stata questa impossibilità a far gridare “ai forconi?” Oppure la consapevolezza che il grossista della plastica, soltanto per 40% biodegradabile, è un monopolista senza concorrenti in Italia?

C’ è un mio conoscente che non avendo lo stomaco di ferro, ma i capelli bianchi, non potendo mettere il sacchetto in testa agli ideatori del balzello, mi giura che ritornerà all’esproprio proletario della sua gioventù: peserà tre pere, quelle di Pinocchio, e poi dopo la marcatura ne aggiungerà un’altra, in fondo dice per l’esercente la perdita è di “solo” un centesimo.

 

Guglielmo Adilardi

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