“Giulio Marchetti. Sfumature di sentimento in un pittore del ‘900”

La mostra viene inaugurata il 5 ottobre al Lyceum Club Internazionale di Firenze alla presenza del figlio Silvio Marchetti. L’esposizione, a cura di Chiara Toti, è visitabile sino al 20 novembre in occasione degli eventi del club o su appuntamento. Catalogo Polistampa. Ingresso libero.

di Lorenzo Sandiford | 2 ottobre 2017

«Con questa mostra dedicata al pittore Giulio Marchetti (1891-1957), curata, insieme al catalogo, da Chiara Toti, il Lyceum Club Internazionale di Firenze rinnova il suo tradizionale impegno nella riscoperta e valorizzazione degli artisti del XX secolo».

Così la presidente dello storico club femminile, Donatella Lippi, presenta la selezione di dipinti e disegni che verrà inaugurata giovedì 5 ottobre 2017, alle 18, nello spazio storico di Palazzo Giugni Fraschetti. Un’occasione per riscoprire, a sessant’anni dalla morte, una personalità di rilievo dell’arte toscana, le cui opere si trovano oggi in importanti collezioni pubbliche e private. L’iniziativa, curata dalla Sezione Arte, di cui è presidente Elisa Acanfora e vice-presidente Maria Claudia Bianculli, «dota finalmente di una monografia questo artista che si distinse nel panorama della pittura toscana del periodo per una pacata e sottilmente malinconica poetica del vero», afferma Elisa Acanfora.

Giulio Marchetti nacque e si formò a Lucca. Fu un apprezzato insegnante prima presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e in seguito presso l’Istituto d’Arte della sua città. Tenendosi fieramente lontano dalle mode del tempo, propose nei suoi dipinti una personale interpretazione del vero, colto con sincerità di ispirazione, senza altri filtri se non la propria personale sensibilità. Pur dotato di un trasversale talento nella ritrattistica e nei quadri di natura morta, ed essendosi cimentato anche in grandi scene di epopea popolare – come il mirabile “Riposo dei boscaioli” esposto in mostra –, fu soprattutto nel paesaggio che Marchetti trovò la sua vena più felice. Contemplazioni delle terre di Lucchesia, studiate nella luce e nel colore, con una pennellata rinsaldata nei contorni o più spesso lasciata libera a restituire quelle sfumature di sentimento che la natura nelle sue molteplici manifestazioni suscitava nel suo animo.

La mostra, a cura di Chiara Toti, vede come promotori, accanto al Lyceum, gli eredi dell’artista e si avvale del prezioso contributo di materiali inediti provenienti dall’archivio del pittore. Come ricorda il figlio Silvio Marchetti, «un tramonto, un temporale in arrivo: si fermava, metteva su il cavalletto e all’istante si dimenticava di me e si concentrava su quelle tinte fuggenti. Nasceva un “bozzetto” (così lo chiamava) che, insieme a tanti altri, si accumulavano nello studio».

L’esposizione è visitabile in occasione di tutti gli eventi del Lyceum di Firenze sino al 20 novembre 2017 o su appuntamento. Per informazioni: 055-2478264.

Catalogo Polistampa, con saggio critico di Chiara Toti e testi di Donatella Lippi, Elisa Acanfora, Luciano Massari, Silvio Marchetti e Carlo Sisi.

Patrocini: Comune di Lucca, Accademia di Belle Arti di Carrara, Accademia di Belle Arti di Firenze.

 

Lorenzo Sandiford   (Addetto stampa Lyceum Firenze)

 

Per un profilo biografico di Giulio Marchetti

(Lucca 1891 – Firenze 1957)

Giulio Marchetti si formò a Lucca presso il Regio Istituto d’Arte con Alceste Campriani dal quale derivò l’amore per i valori del colore e della luce.

Presente fin dal 1908 in esposizioni di rilievo, nel 1922 ottenne la cattedra di Figura disegnata presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, mantenendola fino al 1939. Fu proprio nelle sale dell’Accademia che Marchetti si mese in luce nel 1925 con una prima personale che attestava il temperamento versatile dell’artista nell’orchestrare grandi scene di vita popolare e nel ritrarre personalità di rango.

Negli anni a venire si interessò alla resa del paesaggio e dei suoi effetti, studiati nel corso di alcuni viaggi. Tra questi, particolarmente significativo fu il soggiorno in Algeria tra il 1928 e il 1929 durante il quale l’artista eseguì numerosi dipinti sollecitati dalle suggestioni del luogo e dei suoi abitanti, esposti con successo presso la Casa della Dante Alighieri di Tunisi.

Gli anni Trenta lo videro poi aderire al circuito espositivo nazionale, tra sindacali, quadriennali, biennali e concorsi di varia natura. In quel periodo Marchetti mostrò qualità sensibili di scrittore in una serie di profili d’artista pubblicati in prevalenza su «Il Popolo Toscano».

Nel 1939, il passaggio dall’Accademia di Belle Arti di Carrara all’Istituto d’Arte di Lucca, lo porteranno a ritrovare il contatto con la terra natia e a consolidare così la sua fama di pittore paesaggista. Non perderà tuttavia la giovanile propensione per il ritratto, che anzi rimane cruciale nella sua produzione, anche se non più aulico ma calibrato su soggetti appartenenti al suo orizzonte quotidiano.

Negli anni Cinquanta, a questi due immutati interessi, si affiancherà l’arte sacra che costituirà per Marchetti l’ultimo terreno di sfida prima della scomparsa avvenuta improvvisamente nel 1957.

 

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