Giorni di Palio

di Enrico Martelloni | 5 luglio 2018

Primo giorno

 

Siamo in porto, finalmente. E’ il 29 giugno! Siamo arrivati ai giorni del Palio; per le mie vacanze a cavallo della primavera con l’estate, lontane dal volgo, prima. Ora immerso tra il popolo in fluttuosi colori di bandiere, fazzoletti e il rullo dei tamburi. Così i giorni trasformano il cuore e la città. Si riesce ancora a vivere momenti di fiducia, sia pure nel disincanto dell’età. Eccoci dunque in piazza, libero campo per tutti: turisti, contradaioli, cavalli, condotti come un sestante dall’ ombra della torre del Mangia, dal vertiginoso volo di rondini squillanti. E sopra di noi, questa corona di palazzi, il cielo azzurro che si affaccia su Fonte Gaia. Ma dai palchi, la vista della piazza ha un suo perché, con l’anello di tufo sul quale s’incideranno gli zoccoli dei barberi nelle prove delle batterie di selezione, dopo che da giorni e notti un gran numero di questi, aveva cominciato la selezione della “Tratta”. Ora, tutti noi siam qui trepidanti tra un coro e un discorso, tra l’attesa dell’estrazione, e la scelta dei dieci cavalli, per la carriera di questo fresco insolito primo luglio; ma non s’attarderà a riscaldarsi dentro e fuori. Tra giovani generazioni e quelle anziane, noi di mezzo cantiamo, rinnovando la gioia, accantonando le prove della vita per quelle del Palio che le sintetizza nei quattro giorni di festa. Il giubilo per la sorte, accompagna il cavallo e i primi più concreti discori sul suo valore, sugli intrighi e le alleanze: i partiti; mentre ci si accosta alla stalla di contrada c’è chi non riposa. Il popolo è presente, è una festa di popolo che ancora tiene alto il comune sentire. Poi, dopo la prima prova si va a cena, tra chi sa, chi sa troppo e chi non sa nulla.

 

Secondo giorno —

Ancora il rintocco del Sunto non si sente, il rullare dei tamburi nelle contrade arriva a tratti tra i muri dei palazzi sfruttando luci e ombre delle strade come correnti ascensionali che sostengano il volo della poiana. Per contrasto, citti calciano bottiglie di plastica gettate, tra schiamazzi e genitori. Si scende giù in contrada, la più bella, scansando la folla di turisti, e i cori di rinforzo dell’orgoglio: si stemperano, colorano l’acqua delle tinte dei tuoi preferiti. Una piccola lingua rossa sfugge al suo pennello scivolando via diluita, pare sangue, fluente s’attorciglia, da la sensazione dei capelli di ragazza, suggerisce sguardi accattivanti. Verso sera e che sera, s’attarda la nostra cena. La prova generale è appena trascorsa. Il tufo non riposa, ma lascia il suo ricordo tra i sandali nostri, sui garretti dei barberi e ci accompagna a sognare; più o meno come bambini, più o meno tutti, per questa giostra di contrade.

 

Terzo giorno

Passi che scorrono come torrenti, sul tufo, sulle vie del centro. Afono è il fluire del giorno e le voci degli uomini, dei ragazzi che ti passano attorno scivolando gli angoli degli sdruccioli vicoli in pietra serena. La mattina se vuoi, è ancora fresca per un caffè e poi in piazza per la prova. Subito dopo  ripete il medesimo fluire al mortaretto che da la conclusione dei tre giri. Un po’ come se fosse un negativo di vecchie foto, la giostra sospende quel corso, come un grande sospiro che trattiene per prova, l’anima il Palio attende. Non sei più apparentemente nessuno e, se osservi i fregi gli stemmi nobiliari dei palazzi, o le finestre, od altro, sei vento. Scorri innanzi via il respiro, invisibile ai più: sei un soffio di vento. Ora. Percorri tratti di tetti scoscesi, abbracci amici, rincorri  i cori e i controcanti….ahhhh…i controcanti . “ Perfetto ! vo’ sentito…oh bravi ! “ e giù risate. Ahi visto mai che si vince?! Bisbigli sussurri, ma tu voli mentre lui, il protagonista, il sauro, il baio, rientra di passo in stalla col barbaresco. Ecco cosa fare fino alla prova generale della sera, fino al carosello dei carabinieri per gli ultimi ritocchi che la tradizione del regolamento impone. Tu non sei più materia, ma Storia. Sei anche quella, al Sodoma, al Beccafumi a Jacopo ti rivolgi. Ed è semplicemente divertente sfuggire gli angoli prima di cena seduto sulle grondaie dei palazzi e sulle tegole dei tetti guardando giù perpendicolare le testoline colorate di giallo, rosso, o blu turchino. Che dire dei colori frammischiati?  E dei cazzotti ! poveri sciocchi, sono della tradizione, ma finché gli prendo gli altri…ahhh. Nessuna polemica, sono medaglie, sono quello che sono, non stiamo a giudicare. Qualcuno di sicuro sta per amare, nascosto tra effusioni dalle persiane. Domani è il giorno, è quella sera che attendiamo.

 

Quarto giorno

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.  Al rintocco del Sunto, se non lo vuoi sentire comunque è lì, solenne. Svetta e domina la città. Resta quindi, l’eco, il nome, nulla più. Delle cose terrene, materiali in apparenza, si stabilisce un vertice. L’eccitazione del momento, estasi di un solo popolo quando al terzo giro oltrepassa il bandierino, la contrada vincente…Drago !!! Ha vinto il Drago ! Si oltrepassa un segno, qualcosa che fino all’ultimo era incerto, un’incognita, l’ Ade.  Ha oltrepassare il segno, invece, il sapore della rinascita di una resurrezione fittizia, ma pur viva piena di energia che si esprime volgarmente. Un Calcio ad una sedia, non un pianto, sperando nella mia vittoria… e invece! Continuiamo la cronaca…ma di che cosa? se altro non ho fatto che raccontar d’altro?…. già !….ora ricordo: son ombra… cedette la finestra è per questo che essa or racconta.

Fiorentino di nascita ma senese d'adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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