I Giardini Incantati – una scoperta magnifica

di Redazione Pensalibero.it | 15 aprile 2017

La poesia del Labbia è frenetica. Convulsa. Delicata e feroce al tempo stesso. È ricca di emozioni e per questo importante, specialmente in un momento cupo come quello in cui viviamo… “I Giardini Incantati” è la sua seconda silloge poetica, seguito ideale de “Gli Orari del Cuore” (2016) in un percorso intimo e, al tempo stesso, comune a tutti. Perché, nelle composizioni a schema libero del giovane autore romano, troviamo amori fugaci e dissoluti, vita, la satira pungente di chi, da umano non appartenente a nessuna realtà di potere, si chiede, si domanda, forse con un filo di ingenuità, perché il mondo continua a deluderci. A soffocarci con la sua pressione di cavilli burocratici, impedimenti creati ad hoc e misteri inconfessabili. Troviamo l’amor filiale, quello genuino, dato dal richiamo del sangue. Infine l’amarezza dell’amore deluso, arriso, rifiutato. E poi immagini, quasi visioni, piene di sentimento e significato che come in un quadro dipingono realtà immaginate o vissute. Labbia ci cuce addosso quel vestito che è fatto di sapere, di esperienze passate, comuni ad ogni uomo sulla terra, con semplicità e naturalezza, allontanandosi dalla poesia accademica che nulla ha a che vedere con la condizione umana e con l’emozione in sé. La semplicità del verso del giovane nato a Roma, classe 1984, stupisce per l’efficacia e la sua realizzazione che, afferma lui, è «di getto». E dunque come l’incisione o l’intaglio, è un’arte. E Labbia, in questo, è un’artista.

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