Gianfranco Ravasi tace sul “Padre nostro” dei Vescovi

Modificare una preghiera millenaria non è come correggere una pandetta. Si incide sul vissuto di milioni di persone che entrano in empatia con Dio con quelle parole e non con altre.

di Guglielmo Adilardi | 18 Nov 2018

Veramente, come suo solito si era già abbondantemente espresso a suo tempo con l’esegesi della preghiera che spiegava perfettamente quel “non ci indurre in tentazione” sul “Il Sole 24 Ore” del 28 gennaio 2018 (Padre Nostro,Tu non ci tentihttps://www.cortiledeigentili.com/padre-nostrotu-non-ci-tenti/). Tanto da farci comprendere come quella formulazione potesse continuare ad esistere e non si trattasse di un mero errore da correggere.

Quindi non meraviglia che all’indomani della modifica egli taccia. Comprendiamo che non sia del tutto d’accordo e non lo siamo neppure noi.

Togliere o modificare una preghiera millenaria (nella forma latina aveva lo stesso significato) non è come correggere una pandetta. Si incide sul vissuto di milioni di persone che entrano in empatia con Dio con quelle parole e non con altre.

Chi fosse abituato alla vecchia versione nell’introdurre la nuova subirà quanto meno una distrazione e la preghiera, si sa è concentrazione come insegnava Platone: “Occorrerà allora raccogliere l’anima da tutti i punti del corpo e concentrarla in se medesima in modo che da sé possa giungere alla verità, libera dal corpo come da catene” (Fedone). Raccoglimento e concentrazione saranno da Platone in poi, le due operazioni che consentiranno all’anima di svolgersi in pura interiorità e raggiungere la Verità contro l’inganno dei sensi. Il concetto sarà ripreso in Sant’Agostino “ In interiore homine habitat Veritas.

Ma è l’epoca “populista” e la chiesa è sempre stata oggetto del secolarismo e ne patisce tutte le amare conseguenze nella sua storia millenaria. Così papa Francesco che del populismo ne è partecipe affida ai Vescovi la soluzione del Padre Nostro e di altre più importanti questioni teologali (comunione ai divorziati). Cioè alla base, non ai colti della Chiesa. Il risultato lo vedrà chi verrà dopo di noi.

Il Padre nostro è una preghiera rivoluzionaria rispetto la tradizione ebraica la quale aveva le sue preghiere da recitarsi collettivamente ed in pubblico. Gesù con questa preghiera da una connotazione particolare ai sui seguaci distinguendoli anche dalla moltitudine ebraica invitandoli a pregare singolarmente in solitudine nell’ambito più recondito della casa. Per questo nel 1989, ero a proporre di reintrodurre il Padre nostro nella lingua che Gesù aveva indicato ai suoi fedeli: l’aramaico e non l’ebraico colto. Populista anche il Messia?

 

Guglielmo Adilardi

 

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