Gadda e quella tormentata cognizione del dolore

di Luigi Oliveto | 27 novembre 2017

Lo avevamo già scritto al debutto di questa rubrica, ma preme ricordarlo. Le pillole letterarie che settimanalmente vengono qui proposte non hanno un criterio. Vanno dalla prosa alla poesia, da autori contemporanei a quelli ormai iscritti a pieno titolo nella storia della letteratura. Sono riverbero delle letture e riletture (talvolta degli stati d’animo) del proponente. E poiché oggetto dell’ultima rilettura è stata “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda, piace, ora, parlare di questo stupefacente libro, le cui pagine vennero anticipate tra il 1938 e il 1941 sulla rivista “Letteratura” fondata da Alessandro Bonsanti. In volume sarebbe uscito la prima volta nel 1963 per le edizioni Einaudi, e come è noto il romanzo non fu mai completato dall’autore. È il racconto autobiografico di un rancoroso, crudele rapporto tra figlio e madre, che trova il suo teatro nella villa di famiglia: per la madre, luogo di culto; per il figlio, immagine della sua «incenerita giovinezza», «bestia nera della sua psicosi». In una Brianza trasfigurata fantasiosamente in Sudamerica sorge questa casa di campagna, ereditata dal padre, dove don Gonzalo Pirobutirro d’Eltino vive con la madre (il fratello più piccolo è morto in guerra). Tra la donna e il figlio i rapporti sono difficili, contrassegnati da continui litigi, reazioni crudeli. Il luogo è isolato, scomodo, abitato esclusivamente da gente rozza; quando vi giunge qualcuno, si tratta di trafficanti. In quell’angusto angolo di mondo, grava, peraltro, la presenza dell’Istituto di Sorveglianza Notturna (allegoria del regime fascista) che tiene sotto rigido controllo gli abitanti. Don Gonzalo odia la casa, detesta la madre, ma quando accade la tragedia è percorso da un forte senso di colpa, da un tardivo sentimento di rammarico nei confronti della genitrice. Le pagine di Gadda si popolano così di un’angoscia metafisica. Sono un sofferto, ingarbugliato percorso dentro, giustappunto, la cognizione del dolore. Il risultato letterario di tutto ciò è sorprendente. Gadda inventa una lingua e uno stile unici. C’è un continuo cambio di registri (drammatico, comico, parodistico, lirico); vocaboli che attingono dalla lingua colta ai dialetti, dallo spagnolo all’italiano arcaico, quando non si tratta di geniali neologismi. Il romanzo è non di meno una pungente rappresentazione della società italiana al tempo del fascismo – spostata nell’immaginario stato sudamericano del Maradagàl – la cui stupidità collettiva alimenta tutto l’odio e lo sdegno possibili di Gonzalo. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/gadda-e-quella-tormentata-cognizione-del-dolore_2611.html

giornalista e scrittore. Ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001; 2003; seconda edizione accresciuta), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d’Autore. Guida letteraria della città  e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Così come è curatore, insieme a Carlo Fini, del libro di Pecchioli Chi la sa non la insegna. Raccolta di proverbi e modi di dire senesi (1995), dell’intervista di Mario Luzi realizzata per il calendario – libro Le Crete e la Val d’Orcia. Un terra di celeste stella (2000), dei volumi Mi guarda Siena con testi di Mario Luzi e immagini fotografiche di Pepi Merisio (2002) e Toscana Mater (2004) con testi di Mario Luzi e foto degli Archivi Alinari. Suoi anche i testi della guida Castelnuovo Berardenga. Storia, arte, natura e tradizioni (2007) e dell’album Indy e Lib (la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” adatta per i bambini delle scuole elementari) giunto alla terza edizione. Oliveto è anche autore/sceneggiatore del documentario televisivo La città raccontata (2004) e, per la parte dei testi, del documentario Palio (2006) pubblicato in dvd. Nel 2007 ha curato il libro Qui sostò l’eroe. Garibaldi in terra di Siena (2007, primamedia editore). Nel 2011 ha scritto Giosué Carducci.Una vita da poeta e nel 2012 Giovanni Pascoli. Il poeta delle cose (primamedia editore). Da oltre dieci anni tiene una rubrica (Aforismi del giorno dopo) sul Corriere di Siena. Nel 2006 la sua attività pubblicistica trova un significativo riconoscimento con la menzione speciale al Premio giornalistico “Paolo Frajese”. È direttore responsabile di Sienalibri.it, portale di cultura e promozione libraria.

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