Fra riffe e risse. E bizze.

© Roberto Monaldo / LaPresse 15-11-2007 Roma Politica Senato - Dichiarazioni di voto Finanziaria 2008 Nella foto Tafferugli tra senatori dopo il voto

di Carla Ceretelli | 9 ottobre 2017

Fra riffe e risse. E bizze.
O di riffa o di raffa governare si può e si deve. Bisogna rassegnarsi.
O vienvia un fa’lle riffe! Ci sgridavano i nostri nonni. E allora ci viene voglia di sapere. Sembra di essere sempre all’ultima spiaggia. Così non è naturalmente perchè di spiagge ce ne sono state e ce ne saranno ancora.
Qualcuno deve pur mediare, altrimenti non se n’esce. Da chi è sciolto da vincoli di maggioranza e di opposizione e può e deve trovare la quadratura del cerchio con scelte di responsabilità, con  una legge elettorale emanata dal parlamento e   non  scritta dai giudici e dalla Corte Costituzionale. O  come nelle pseudo democrazie sudamericane.
Magari non sarà la migliore in assoluto ma l’unica possibile, al momento,  frutto di necessarie e opportune mediazioni.
Per non dire del rischio sulla    tenuta dei conti pubblici per le  bizze e le riffe  di qualcuno. Che  è demenziale. Non è propriamente e necessariamente  democristiano cercare di unire le forze e fare una scelta dove si incontrano  idee e interessi  condivisi e/o condivisibili che accomunano,  lasciando e accantonando i divisivi, orrendo termine, ma tanto trendy.
Per evitare il combinato disposto di una futura ingovernabilità per la mancanza di una legge elettorale che non c’è. Per salvaguardare i fievoli segnali di ripresa che, pare, ci siano davvero anche se non sembra proprio e dei quali, comunque,  non si  sente alcuna ricaduta.  E anestetizzare le pressioni di un sinistra radicale che blatera a più non posso  e pontifica pensando di essere sulle nuvole.  Anzi, oltre le nuvole.
Sullo scontro riffaiolo e rissoso di Pisapia e D’alema, poco da dire. Tutto talmente chiaro.In parte gioco delle parti che si scioglierà dopo il voto siciliano. Pressione ovvia  da parte  di chi è fuori per  dematteizzare  il più possibile il piddì, insomma quel che ne rimane. Ma D’alema sicuramente intelligente e finissimo machiavellico politico, almeno una volta,   ha un tale  pessimo carattere  che non fa altro se non  portare acqua al mulino del  suo ex segretario. Questo almeno è ciò che appare e anche ciò che dimostrano i dati. Alcuni ehh,  perchè altri dimostrano e mostrano tutt’altro.
Ma  o di riffa o di raffa governare si può, ma sopratutto si deve.
E il Nazareno è stato in coma ma non è morto e sta per risvegliarsi. D’altra parte quale alternativa se non giggino? Il solo pensiero fa venire il ballo di san vito.
Un cenno sullo ius soli. Il mantra  “è una legge di civiltà”,  si sente ripetere in ogni dove. A destra a manca dallo zenit al nadir. C’è da chiedersi quanti conoscono la legge presunta e quanti  lo ripetono fino all’ossessione,  con cognizione di  degna causa. Non possiamo usare il termine buonismo perchè è stato messo all’indice,  come fascismo nazismo  xenofobia. Insomma oggi per esprimersi bisogna galleggiare sulle parole. Questa si questa no, e dàgli ai neologismi che fanno impazzare la crusca.
Sembra che un fonema  abbia la facoltà di cambiare un concetto.
Dunque con molta semplicità diremo che chi vuole essere italiano deve dimostrare  di conoscere la lingua o, almeno, di impegnarsi per farlo,  perchè la comunicazione è indispensabile, e non dico la storia d’italia che la conoscono in pochi, anche italiani, ma almeno un minimo di regole e di rispetto delle medesime. Semplicistico? In parole povere prima dello ius soli lo ius culturae. Chiediamo troppo? Ah dimenticavo, magari avere una  casa con un affitto a  canone di mercato. Come in tutti i paesi civili.  E un lavoro che  permetta di campare i numerosi figli che loro fanno come dono diddio, tanto qualcuno glieli campa.   Come in tutti paesi civili.   Si dirà  che il lavoro non c’è per tutti . Appunto. E  per citare due splendidi aforismi lapalissiani  di diversa origine…
Chi non lavora non mangia, chi non lavora non fa l’amore.
Non parliamo ovviamente di profughi reali che scappano da qualcosa o da qualcuno, ma di quelli che vengono qui pensando di  stare  in villeggiatura dove tutto gli è dovuto senza dare nulla in cambio, o che , peggio,  aggravano ulteriormente il mercato della prostituzione e della droga.
Che ce ne abbiamo già di nostri a profusione.
O di  riffa o di raffa
“Il termine riffa è conosciutissimo; se apriamo un qualsivoglia vocabolario (anche quelli che definiamo permissivi) alla voce in oggetto, possiamo leggere: lotteria privata, avente per premio un oggetto di valore.
Ciò che, probabilmente, molti non sanno, o meglio non conoscono, è la derivazione di questo vocabolo che non ha origini italiche bensì iberiche. Riffa è, infatti, l’adattamento della voce spagnola rifa che significa, per l’appunto, lotteria.
Non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese, nel corso dei secoli, è stato terra di conquista di molti popoli, tra i quali anche gli Spagnoli; è normale, quindi, che la lingua italiana abbia risentito dell’influenza del lessico di questo popolo.
La lotteria, anzi la riffa, ci richiama alla mente una locuzione, un modo di dire di uso corrente: di riffa o di raffa. Quante volte vi sarà capitato di dire o di sentir dire: di riffa o di raffa, hai ottenuto ciò che volevi; lo scopo è stato raggiunto in un modo o nell’altro, comunque sia; questo è, infatti il significato dell’espressione.
Per la spiegazione di questa locuzione occorre sapere che riffa ha anche un’altra accezione: prepotenza. L’etimologia, in questo caso, non è molto chiara. Alcuni Autori la fanno derivare dall’uso partenopeo di riffa nel significato di contesa, baruffa.
Raffa, invece, deriva dall’antico verbo raffare, aferesi di arraffare (l’aferesi – in linguistica – è la caduta di una o più lettere all’inizio di una parola), afferrare, strappare con violenza. Di riffa o di raffa, in un modo o nell’altro, quindi – stando all’etimologia dei due termini – sempre di prepotenza.”
Forum Corriere.it
 Carla Cerretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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