Forza Italia non è il Milan: Berlusconi non lascerà mai …… Anzi!

Forza Italia è stata e continua ad essere una scommessa personale. Altro paio di maniche è la premiership

di Daniele Marchetti | 15 aprile 2017

Con il closing della trattativa italo-cinese, termina l’era del Biscione a Milanello. Il Presidentissimo lascia tra fasti, trofei e tante soddisfazioni. Ma guai a pensare che un tale passo indietro possa verificarsi, a breve, anche in politica.

Anzi, i bene informati come il direttore Mentana -sulla base dei sondaggi che assegnano agli azzurri un costate ed incessante trend di crescita- pronosticano l’opposto. E c’è da credergli!

A differenza del Milan che brillava di una storia ante-Cav e continuerà a splendere anche sotto la direzione cinese, Forza Italia era, è e sarà solo Silvio Berlusconi. Continuare ad immaginare un Cav. in panchina o insistere su chi potrà ereditare il suo scettro, appare solo un esercizio di pura accademia politico-giornalistica senza alcun fondamento reale. Forza Italia ha un unico indirizzo: Arcore. Ed un’unica grande anima: l’ex Premier.

Il resto sono favole!

In principio doveva essere Montezemolo, poi Alfano, quindi Passera, successivamente Toti, in seguito Parisi, oggi Cairo. Tutti scoop, rivelazioni, veline, finite immancabilmente nella polvere della realtà politica.

Forza Italia non è il Milan e neppure Mediaser che, seppur nata dal fiuto imprenditoriale di Arcore, si è aperta da anni all’azionariato e non potrà che rispondere o anticipare alle “esigenze” e regole del mercato.

Forza Italia è altro. È il cuore oltre l’ostacolo. È la storia di un carisma, di una leadership irripetibile ed insostituibile come insostituibile è una passione. Forza Italia è stata e continua ad essere una scommessa personale.

Altro paio di maniche è la premiership; il candidato Presidente del Consiglio di una eventuale coalizione moderata. Per quella poltrona, al di là del pronunciamento della Corte europea, Berlusconi -da raffinato interprete della “pancia” degli italiani- sa di non avere chance (anche se la tentazione rimane molta per un “purosangue” come lui).

Per quella poltrona, che è la vera eredità contendibile al Cav, l’ipotesi Cairo appare assai più complessa dell’ipotesi Calenda. Il neo presidente di RCS, infatti, oltre ad essere assai ingombrante per la politica, ha interessi diffusi e consistenti in campi assai delicati e strategici da consigliare una esposizione meditata.

Discorso diametralmente opposto può essere fatto per l’attuale Ministro allo sviluppo economico, che, seppur giovane, negli anni ha dato prova di capacità, accortezza e affidabilità pur marcando alcune significative differenze con l’ex-Sindaco di Firenze sia sul piano economico (perplessità sui provvedimenti-spot dei famosi 80 euro o il “bonus giovani”) che, più recentemente, sul piano più squisitamente politico (il no -motivato- ad elezioni anticipate).

Non certamente una presa di distanza né dal Governo Renzi, né, tantomeno, dal Governo Gentiloni, quanto, piuttosto, un modo per marcare il territorio in vista di un prossimo provabilissimo (a detta di tutti gli istituti demoscopici) Governo di coalizione (dal Pd ad Fi passando per i centristi di Casini ed Alfano) che lo potrebbe vedere apprezzato leader.

Per il momento Calenda -per così dire- è limitato a protocollare la domanda di partecipazione ad una selezione futura (ma non troppo lontana) con alcuni indicativi allegati che ad Arcore non sono sfuggiti come il decreto anti-scorrerie dalla fragrante essence “Mediaset-Vivandì”.

Se son rose…….

Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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