“Forse voi che pronunciate questa sentenza avete più paura di me che la subisco”

Del dogmatismo e intransigenza e della tolleranza. Ma non sempre si è compresi e càpita di essere messi al rogo. Naturalmente simbolico. Sembra davvero che quattrocento anni non siano passati invano così come non è stato vano il sacrificio di frate Giordano.

di Carla Ceretelli | 14 maggio 2018

Ho incontrato Giordano Bruno ai tempi della scuola e dell’università, quando per me  la filosofia era soltanto una materia scolastica  e la “conoscenza”  finalizzata al passaggio alla fase di studi successiva. Mi ha fatto piacere rileggerlo in maturità , se non in vecchiaia, anche se in modo superficiale e parziale data la vastità della sua opera. Ma ciò che ho recepito e  percepito, come allora,  è  la  grande empatia che l’uomo emana. Di carattere e temperamento  poco incline ad accettare  concetti e imposizioni passivamente e acriticamente ,  decisamente troppo ribelle  per quei tempi, ma soprattutto determinato. Determinazione  che nasce dalla  volontà di esprimere se stesso e i suoi convincimenti.

La sincerità nei confronti di se stessi e degli altri è  necessaria e imprescindibile per il raggiungimento di un dialogo veramente aperto  alla comprensione reciproca. D’altra parte è necessaria anche  chiarezza nell’esposizione delle  idee,  fondamentale  per comprendere ed essere compresi. Purtroppo non sempre si riesce a esprimersi in  modo “giusto e  perfetto” dando  luogo a fraintendimenti.

Frate Giordano parla dell’eroico furore che muove il mondo. Negli ultimi anni, a posteriori, ho realizzato che nulla di  consistente  e importante si realizza nella propria vita  se non per  passione, con il  cuore.  D’altra parte per   equilibrare    sentimenti e emozioni   è condizione necessaria  l’esercizio della ragione e del  raziocinio.

Ma chi sceglie la pratica della libertà di coscienza, chi difende la propria consapevolezza di essere nel giusto, la propria onestà intellettuale, con  la forza e  della ragione e del cuore , deve imparare a difendersi da chi, non ancora affrancato realmente,  predica la tolleranza come valore fondamentale mentre  rifiuta  soltanto a parole il dogmatismo e il pregiudizio e professa  solo l’intransigenza.   Nel mondo di oggi, almeno nella nostra cultura occidentale,  la libertà,  di pensiero  e di azione,  è   abbastanza facile da perseguire e praticare. Esprimere a parole  concetti aulici e ideali, lo è altrettanto.

Ma ciò che conta, alla fine, è il comportamento, sono le azioni  e l’ atteggiamento    positivo  verso tutto ciò che ci circonda. Anche in  ambito politico.

Il predicatore esorta a non fare il male, mentre  uno dei principi fondanti del politico  è fare il bene, bene facere, beneficenza.  Forse non si può pretendere così tanto né dagli altri né da se stessi, ma è   già un primo passo verso la conquista del  bene porsi nella condizione  di non  fare del male. Quando arrivano  all’attuazione  del   bene per i cittadini   i politici si  finalmente  definire saggi. E sicuri di fare il proprio dovere.

Dovendo   fare un  ritratto morale e psicologico è da definire     persona  libera nel pensiero e nelle azioni chi gestisce la cosa pubblica. Ma se l’empatia con la gente  dovesse venire meno ciò non deve  dare adito a una delusioni irreversibili perché la forza della ragione  deve fare superare qualsiasi delusione.  Potrebbe capitare di ferire o essere feriti da qualcuno nel proprio percorso di vita, privata e pubblica, e magari  non di  proposito. Si deve dunque essere, tutti,  pronti anche a recitare il “mea culpa” per essere stati, troppo “liberi” nel comportamento,  pur nel rispetto  delle regole, anzichè omologarsi a tutto campo: la libertà di azione e di pensiero è   un  giusto diritto/dovere.

Ma  non sempre si è compresi e càpita di essere messi al rogo. Naturalmente simbolico.

 

Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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