Forse è ora di Terza Repubblica

di Roberto Caputo | 22 gennaio 2018

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale delle liste e dei simboli il quadro politico appare nella sua completezza.  Le coalizioni sono nate tra litigi e caccia al collegio migliore, qualcuno ha avuto una poltronissima, qualcuno uno strapuntino, qualcun altro, come Stefano Parisi, sembra rimasto sulla porta con il divieto di accedere.  Tutti i leader sono in campo e non mancano a nessun appuntamento televisivo, ammorbando i telespettatori con una presenza forse un po’ invasiva, E sarà così fino al 4 marzo, data in cui finalmente si voterà. I sondaggisti sono freneticamente all’opera e i risultati che ci propongono, tranne piccole differenze di percentuale, sono praticamente identici. La prospettiva è quella di un sostanziale pari e patta, in cui nessuno avrà i numeri per poter governare.  A meno di grossi sconvolgimenti o eventi non immaginabili ci troveremo di fronte ad uno stallo istituzionale. Massimo D’Alema si è già espresso per un governo tecnico del Presidente. Altri pensano ,o meglio, sognano una ammucchiata tra PD e FI che prenda spunto dalla Germania. Tutte ipotesi con poche possibilità di successo. Ed allora ? Ed allora bisogna avere coraggio. Mattarella ha regalato una zattera importante: Gentiloni non si è dimesso, è in carica ed è legittimato a governare. Quindi non ci sarà un vuoto istituzionale. Bisognerebbe eleggere un’ assemblea costituente di non più di 100 membri qualificati che lavori a termine e in pochi mesi metta in campo non solo una nuova legge elettorale, ma soprattutto, una nuova costituzione. La Seconda Repubblica, molto travagliata, rissosa, con poche capacità e avendo sulle spalle una grave crisi economica con il voto del 4 marzo va ad esaurimento. Saranno gli elettori a decretarlo inesorabilmente. Il rischio è quello di uno scontro sociale di cui non conosciamo le conseguenze. Serve aria nuova. La terza Repubblica.

Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all'avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla "Mala" a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

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