Il flop delle Authorities italiane

Il flop degli organi di controllo è divenuto di dominio pubblico con le prime audizioni della Commissione parlamentare di inchiesta sui crack delle banche.

di Guido Colomba | 6 novembre 2017

Mentre la riforma fiscale americana costituisce una spinta a favore di “corporate America” (con la disoccupazione ai minimi da diciassette anni), in Italia il fabbisogno pubblico aumenta di altri 11,5 miliardi in dieci mesi (in larga misura legati ai salvataggi bancari). Di per se, come ricorda il premio Nobel Joseph Stiglitz, non sarebbe una notizia negativa se ad essa corrispondesse un analogo aumento degli investimenti pubblici. Purtroppo non è così. L’eccesso di iper-regolamentazione paralizza il Paese. Lo si vede persino nelle zone terremotate che, ad un anno dall’ultimo sisma, vedono le macerie ancora sulle strade in misura superiore all’80%. I sindaci hanno le mani legate. Anche le gare per gli appalti pubblici continuano a essere paralizzate dai ricorsi al Tar. Gli investimenti in infrastrutture sono inferiori ai livelli pre-crisi per quasi un terzo. Eppure sono passati quasi dieci anni. Altro che misure anti austerity. Cantone, capo dell’Anticorruzione, chiede – dando venti giorni di tempo – a GSE di dare spiegazioni sul cumulo di cariche al vertice del gestore elettrico che distribuisce ogni anno 16 miliardi di incentivi all’energia rinnovabile. Anche per altri motivi la Corte dei Conti ha scritto all’Anac. Cantone, evidentemente, non ha il potere di decidere autonomamente eppure la legge istitutiva risale a tre anni fa. Possibile che il Parlamento non sappia fare una legge che funzioni? Il flop degli organi di controllo è divenuto di dominio pubblico con le prime audizioni della Commissione parlamentare di inchiesta sui crack delle banche che ha bruciato trentaquattro miliardi ai risparmiatori italiani. Banca d’Italia e Consob, per giustificare i mancati interventi a tutela del risparmio, si sono scambiate reciproche accuse. Resta il fatto che nessuna delle due Authority ha bloccato a suo tempo la vendita “retail” dei bond subordinati. Né sono intervenute sulle iper valutazioni delle banche venete al momento di collocare le proprie azioni ai soci-correntisti. Il Direttore generale della Consob , Apponi, ha chiesto di “secretare” la parte sugli scambi informativi con Bankitalia precisando che “qualcosa non ha funzionato con via Nazionale”.  Una versione completamente opposta a quella fornita dalla Vigilanza della Banca d’Italia (Barbagallo) tanto che la Commissione di inchiesta pensa di indire un confronto all’americana tra i due esponenti. Una bella grana per il governatore, Ignazio Visco, che ha difeso l’operato della Vigilanza dinnanzi alla stessa Commissione parlamentare di inchiesta. Ben diverso il ruolo svolto dalla Sec, fondata nel 1934 ai tempi del “New Deal”, che tutela i risparmiatori in termini di “full disclosure”, di azione anti-frode e contro le manipolazioni di mercato. Le pesanti condanne inflitte dalla Sec a società, banche e persone attestano l’efficacia di questo ruolo. Nonostante i problemi sul tappeto in Italia, occorre puntare sulle “good news”. Secondo Stiglitz “non si tratta solo di criticare paradigmi esistenti ma di crearne di nuovi. Se non si cambia e non si raccolgono le sfide c’è un rischio ancora più grande: creare nuove diseguaglianze”. E insiste su una raccomandazione rivolta ai giovani: “L’intelligenza artificiale va bene ma dobbiamo investire in formazione”.

Guido Colomba  (letter from Washington)

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