Firenze culla del futuro (seconda parte)

Firenze, al pari di quasi tutte le città d’arte internazionali, spesso più povere di noi in termini artistici, ha diritto ad avere un rilievo internazionale nuovo e diverso; ha diritto a “dire la sua” sulla contemporaneità.

di Punto e a Capo | 12 Novembre 2018

Punto 2) Ripetiamo, riprendendo lo spunto iniziale, che Firenze non può essere vissuta nostalgicamente come una bella cartolina colorata di amari rimpianti. Il nostro patrimonio va messo a disposizione di un dialogo con la modernità, l’arte contemporanea, la creatività nazionale e internazionale. Il nostro patrimonio, acquisito in eredità, può essere contesto e ispirazione sul quale innestare il nuovo. Può sembrare un’ipotesi eretica questa che stiamo proponendo e lo è se il nuovo è qualcosa che piove dall’alto e, una volta concluso, non lascia traccia di se. Una mastodontica tartaruga dorata di un famoso artista internazionale posta in Piazza della Signoria serve solo a creare irritazione o perplessità nei fiorentini e non solo nei fiorentini. Non condanniamo questa ed altri iniziative, affermiamo però che se il passato e il presente devono dialogare per innovare allora serve che la creatività internazionale (i suoi massimi rappresentanti) siano invitati a risiedere e vivere a Firenze per un periodo per poi creare e collocare la loro opera in un contesto condiviso. Stiamo parlando di creare uno spazio per “residenze artistiche” a carico del Comune. Scandalizza tutto ciò? Scandalizza chi pensa che le possibilità economiche vadano messe a disposizione di altri settori più sociali? Bene, allora dimostrateci che Firenze, al pari di quasi tutte le città d’arte internazionali, spesso più povere di noi in termini artistici, non ha diritto ad avere un rilievo internazionale nuovo e diverso, dimostrateci che non ha diritto a “dire la sua” sulla contemporaneità. Maestranze e artigiani di tutta Europa si mossero per L’Opera del Duomo. Non stiamo proponendo ripetizioni quindi non vogliatecene se portiamo l’esempio del Ponte della Costituzione a Venezia, più famoso con il nome del suo Architetto Santiago Calatrava che attraversa il Canal Grande tra Piazzale Roma e la Stazione ferroviaria di Santa Lucia, interamente costruito in acciaio e vetro e aperto al traffico pedonale la notte dell’11 Settembre 2008. Vorremmo invece sostenere la progettazione, almeno la progettazione, di una seconda sede (magari a Novoli) degli Uffizi in modo da rendere visibili le straordinarie Opere che stanno letteralmente facendo scoppiare i magazzini del nostro museo. Vorremmo proporre questo progetto alla attenzione di Archistar nazionali e internazionali perché già il contenitore fosse pensato come contenuto artistico. Possiamo permettercelo? Siamo presuntuosi sognatori? Può darsi, ma prima pensatevi fiorentini eredi di grandi fiorentini. Comunque anche per questa risposta serve arte e creatività.

Proseguendo: non abbiamo un vero Museo di arte contemporanea, perché il museo ‘900 è una statica collezione del passato recente, non diamo sostegno agli artisti italiani esistenti e non contribuiamo a che si creino le condizioni per la loro crescita e/o per il loro uscire in evidenza.

 

Punto 3) può sembrare offensiva l’affermazione che non esistono iniziative artistiche, di spettacolo e di produzione che valichino i confini provinciali o regionali. Non lo è ed è invece una constatazione realistica a tutto campo (per tutti i generi) che può servire a creare nuovi parametri di valutazione. Non esiste a Firenze una manifestazione o un festival che abbia una valenza internazionale, né nazionale come “il Festival della letteratura” di Mantova, il “Festival della Mente” di Sarzana, il “Festival della scienza” di Genova….Pistoia Blues, Il Summer Festival di Lucca ed altre decine che mobilitano i cittadini di intere città e promuovono il turismo dello Spettacolo. Se a Firenze si sono avute recenti manifestazioni musicali che hanno mobilitato un vasto pubblico intergenerazionale lo si deve sostanzialmente al rischio di impresa di privati. Perché questo fenomeno in una Città che non ha mai dimenticato di essere stata (non solo in epoca medicea) un centro di creatività internazionale? La nostra breve risposta è che i parametri di valutazione della Amministrazione comunale per il sostegno alle organizzazioni / associazioni / gruppi di interesse / compagnie teatrali, sono incentrati sulla loro data di nascita, sulla permanenza del loro lavoro nell’area fiorentina, sugli spazi fisici per rappresentazioni che gli vengono facilmente e ripetitivamente concessi e non sulla loro capacità di produzione e su quanto questa capacità di produzione sia realmente competitiva in Italia e all’estero. Noi immaginiamo che la cosiddetta meritocrazia sia l’elemento centrale per creare nuovi parametri più attuali, moderni e concreti e la meritocrazia non può che essere quella della capacità creativa, della sperimentazione e della produzione. In sostanza: a) non sarà l’anzianità o il consolidato a far grado b) si utilizzeranno le risorse che già vengono distribuite per indirizzarle secondo principi attinenti a quanto sopra scritto.

 

Anna Maria Castelli

 

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