Questo Festival un po’ anche mio…

Quel terzo posto a Sanremo è anche un pochino suo, non so immaginare che gioia sia per lui. Ma per me è proprio bella.

di Tommaso Ciuffoletti | 12 febbraio 2017

Veniva all’asilo a piedi accompagnato da sua nonna Francesca.
Una busta lei e una busta lui. Camminavano da viale Righi a viale Ugo Bassi, quartiere di Campo di Marte. Firenze di una periferia residenziale, ma lavoratrice. Lontana un taglio di ferrovia dalla Firenze della rendita e dei soliti studi d’avvocato.
Lui 5 anni, lei quanti ne avrà avuti? 65?
Nella busta che portava lei c’era il giradischi. In quella che portava lui i vinili.
E in quelle bellissime aule d’asilo, grandi e luminose di razionalismo fascista, mentre noialtri si giocava con macchinine, pupazzi, palloni, palline, pongo, das, pennarelli e fantasia, lui metteva dischi.
Poi, quando i genitori venivano a riprenderci, impacchettava tutto e tornava a casa.
E il giorno dopo tornava nuovamente accompagnato da sua nonna, con dischi e giradischi.
E da allora siamo cresciuti insieme che forse forse, nemmeno due fratelli. Lui con la musica, io con l’inquietudine. Lui che conserva ricordi miei che io ho dimenticato, e io i suoi. E i suoi son sempre con colonna sonora.
Di quando a 8 anni metteva dischi di Renato Zero a tutto volume. Il Triangolo sparato a palla dal villino Lutezia di viale Morin in pieno centro a Forte dei Marmi. Ore 15.30 di un giorno a caso d’agosto. Io leggevo Dylan Dog sulla poltrona in giardino e lui che accompagnava Renato cantando parola per parola, rigorosamente a squarciagola, ogni verso. Per la gioia dei vicini che volevano fare il sonnellino pomeridiano e sorta di rivalsa contro il Carmelo Bene, dirimpettaio di casa, che a volte faceva partire festini, altrettanto rumorosi, nel cuore della notte.
Ricordi di quando suonava alle cene di Natale, alle feste delle medie, alle gite delle superiori. Di quando suonava ovunque, qualunque cosa, per qualunque pubblico. Di quando suonava, sempre.
Pensare, ieri sera, che quel terzo posto a Sanremo è anche un pochino suo, non so immaginare che gioia sia per lui.
Ma per me è proprio bella.

Tommaso Ciuffoletti
Nacqui. E questo è quanto.

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