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	<title>Pensalibero.it</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Feb 2012 20:56:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Venerdì 24 Febbraio ore 17, Ugo Barlozzetti: Profilo storico di Firenze dall’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2012/02/venerdi-24-febbraio-ore-17-ugo-barlozzetti-profilo-storico-di-firenze-dallunita-ditalia-alla-prima-guerra-mondiale/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 20:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Firenze tra Ottocento e Novecento                                                           Ciclo di Conferenze a Villa Pozzolini                                                                                           viale Guidoni, 188                          Promosse dal Consiglio di Quartiere 5 e dal Comitato Fiorentino per il Risorgimento              Venerdì 24 Febbraio ore 17    Profilo storico di Firenze dall’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale                                                   Ugo Barlozzetti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5227" title="firenze 1882" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/firenze-1882-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Firenze tra Ottocento e Novecento</strong></p>
<p><strong>                              <wbr>                            <wbr>Ciclo di Conferenze a Villa Pozzolini</wbr></wbr></strong></p>
<p><em>                              <wbr>                              <wbr>                              viale Guidoni</wbr></wbr></em>,<strong> </strong>188<br />
<em>                         <strong>Promosse dal Consiglio di Quartiere 5 e dal Comitato Fiorentino per il Risorgimento             </strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em></p>
<p><strong><em>Venerdì 24 Febbraio ore 17</em></strong><strong>    </strong><em>Profilo storico di Firenze dall’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale</em></p>
<p><strong>                              <wbr>                    Ugo Barlozzetti</wbr></strong></p>
<div><strong><br />
</strong></div>
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		</item>
		<item>
		<title>Criticare la FIAT non è come sputtanare un politico</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2012/02/criticare-la-fiat-non-e-come-sputtanare-un-politico/</link>
		<comments>http://www.pensalibero.it/2012/02/criticare-la-fiat-non-e-come-sputtanare-un-politico/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 20:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pensalibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Corrado Formigli, condannato a pagare 7 milioni (giá 14 miliardi di lire!) per un servizio sulle performances della Mito ad Annozero, fa alcune considerazioni sulla libertá di critica e (in certi casi) sui rischi che si corrono. Un giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Corrado Formigli, condannato a pagare 7 milioni (giá 14 miliardi di lire!) per un servizio sulle performances della Mito ad <strong>Annozero, fa alcune considerazioni sulla libertá di critica e (in certi casi) sui rischi che si corrono.</strong></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-5221" title="corrado_formigli" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/corrado_formigli-300x183.jpg" alt="" width="210" height="128" />Un giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione Annozero. Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione. Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitività di Alfa Romeo sul mercato delle auto sportive, avevo messo a confronto tre piccole &#8220;belve&#8221; su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l&#8217;Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato. In uscita dal servizio, dentro lo studio della Rai dove mi trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito &#8220;si è beccata tre secondi dalla Mini&#8221;. Frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un&#8217;insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l&#8217;immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. Del totale, &#8220;solo&#8221; un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale. Insomma, cinquanta secondi di filmato nel quale il giornalista afferma non che l&#8217;Alfa Mito perde le ruote e 180 all&#8217;ora in autostrada e causa la morte di chi la guida, bensì che in pista è sì stabile e sicura, ma meno veloce di una Mini (fatto non contestato dalla Fiat) valgono molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro.<br />
Naturalmente sul mio servizio si può dissentire. Ma quale principio democratico afferma una sentenza che contesta non il fatto raccontato, bensì l&#8217;incompletezza dell&#8217;informazione in questione? In sostanza Fiat sostiene (e il giudice accoglie) che non puoi parlare della sportività di un&#8217;auto senza citare anche l&#8217;ampiezza del suo bagagliaio, la qualità delle sue finiture e la comodità del suo abitacolo. Insomma, se dici che un&#8217;auto è più lenta di un&#8217;altra (dato, insisto, mai contestato da Fiat), devi anche aggiungere che in compenso è bella spaziosa. Con tanti saluti al diritto di critica e di scelta del terreno del confronto.<br />
Questa sentenza è un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale. Nell&#8217;era della crisi globale, quando crescita e competitività diventano fattori cruciali per il futuro di un paese, una stampa orientata più ai consumatori che ai produttori è non solo necessaria, ma utile a stimolare le imprese. La domanda è: in Italia questo giornalismo libero di confrontare e criticare un prodotto ce lo possiamo ancora permettere? O questi sette milioni di euro stabiliscono il limite oltre il quale non ci si può spingere? In Italia, guardando la tv o leggendo le riviste specializzate, tutte le auto sono belle, comode e veloci. Ma è sufficiente guardare un programma della Bbc (per esempio il mitico Top Gear) per rendersi conto di quanto lontano si spinga nel mondo anglosassone la facoltà di critica.<br />
In Italia può esercitare il ruolo di perito indipendente del tribunale chi riceve finanziamenti da una delle parti: nel mio caso è successo per ben due dei tre consulenti indipendenti, i quali hanno ammesso di fronte al giudice che i rispettivi istituti ricevono finanziamenti da Fiat. Eppure sono rimasti tranquillamente al loro posto. Difficile per un giornalista, solo di fronte a questa condanna immensa, immaginare di continuare a esercitare il proprio diritto di critica. Chi parla male di un&#8217;auto Fiat, in Italia paga. Questa è la morale, questo deve sapere chi si appresta a fare il nostro mestiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Corrado Formigli</strong></p>
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		<title>Per fortuna Monti è meglio dei suoi laudatores!</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2012/02/per-fortuna-monti-e-meglio-dei-suoi-laudatores/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 17:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pensalibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate il grande merito attribuito a Monti, nei primi cento giorni del suo mandato? A sentire la folla dei “laudatores a prescindere” che si annida nelle redazioni dei media della penisola, il piú grande merito di Super Mario era quello di aver saputo “ricucire”con Francia e Germania. Addirittura – avevano scritto – era riuscito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4038" title="Mario-Monti" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/01/Mario-Monti-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" />Ricordate il grande merito attribuito a Monti, nei primi cento giorni del suo mandato? A sentire la folla dei “laudatores a prescindere” che si annida nelle redazioni dei media della penisola, il piú grande merito di Super Mario era quello di aver saputo “ricucire”con Francia e Germania. Addirittura – avevano scritto – era riuscito a trasformare in triunvirato l’asse francotedesco entrandovi a farne parte e cominciando anche lui a spadroneggiare in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevamo da subito denunciato quanto questa posizione (attribuita a Monti) fosse ridicola. Ora, al 101^ giorno, improvvisamente, tutti possono avere chiare due cose. La prima è che Monti, fortunatamente usa l’atteggiamento servile della nostra stampa ma non se ne fa influenzare. La seconda che il recente blitz a Londra e Washinton non era stato quella improbabile marcia trionfale in mezzo ad ali di folle plaudenti descritta nei resoconti nostrali. Ben piú concretamente e riservatamente, il nostro presidente del consiglio aveva lavorato per un fronte alternativo all’Asse Renano. Bene cosí. <em>(P.)</em></p>
<p><em>( a seguire un ampio commento ripreso da Avanti!)</em></p>
<p>&nbsp;<br />
<strong> Merkozy va in minoranza</strong><br />
<strong> Si capovolge la situazione: Gran Bretagna, Europa del sud e dell&#8217;est isolano il &#8220;direttorio&#8221; franco-tedesco</strong></p>
<p>“E’ arrivato il momento di mostrare leadership e di prendere decisioni coraggiose che possano portare i risultati che i nostri popoli esigono. Accogliamo con favore i passi che si stanno intraprendendo, sia a livello nazionale che a livello europeo, per affrontare questa sfida e siamo impazienti di concordare futuri passi concreti nella nostra prossima riunione, concentrando l’azione su otto priorità chiare per rafforzare la crescita”.</p>
<p>Come scrive Federico Fubini sul Correre della sera, “<em>non capita tutti i gorni che questa Gran Bretagna, quella di Cameron, firmi un documento perchè Bruxelles faccia di più”</em>.</p>
<p>Con la lettera firmata ieri dal premier inglese, primo sottoscrittore il primo ministro italiano Monti, e da altri dieci leader europei, il direttorio Merkozy è  finito in minoranza in Europa. La facciata dell’unità è salvata dall’aggiunta in calce delle firme del presidente dell’Unione, Van Rompuy, e del presidente della Commissione, Manuel Barroso.</p>
<p>Dopo lo scandalo che ha portato alle dimissioni del presidente tedesco, Wulff, e la marcia indietro della Merkel sul nome di Joachim Gauck ( leader del dissenso nell’ ex DDR) -  questa volta sostenuto assieme alla SPD alla presidenza federale &#8211; gli scricchiolii dell’asse franco-tedesco, diventano rumorosi e la sua egemonia sull’Unione che Tony Blair apostrofava nei summit (“Ehi, voi due, non penserete di decidere tutto da soli!”), comincia a essere apertamente contestata, dopo il fragoroso No inglese al vertice per il Trattato sulla unificazione fiscale, così come voluto dal Cancelliere. Nell’arco di un mese e mezzo, la situazione si è capovolta, e l’irriso isolamento dela Gran Gretagna dopo la “vittoria” della Merkel si è trasformato nel suo contrario, nell’isolamento del duo Merkozy. Un ruolo in questo spariglio dei rapporti politici nell’Unione l’ha giocato il viaggio di Monti negli Usa, che oggi conferma una nuova linea di ripresa di iniziativa politica verso l’Europa, alla quale il precedente governo aveva rinunciato, se non complicato. In tale contesto va sottolineata la riaffermata priorità della prospettiva atlantista, dopo la deriva “euroasiatica” condotta a piccoli passi nella seconda fase della politica europea del governo Berlusconi che sembra essere la vera ragione della subordinazione alla Germania e della strettoia di spazio politico nella gestione della crisi dell’euro (sovraccaricata sulle spalle dell’Italia dal “direttorio” Berlino-Parigi) che ne ha determinato, al di là dei dettagli contingenti, la vera crisi fino alla sua caduta.</p>
<p>Torna in questo documento, inoltre, la centralità della costruzione del Mercato Unico europea per la soluzione della crisi della moneta unica, una lettura coerente del Trattato di Maastricht che intendeva l’adozione della moneta come strumento del Mercato unico, e non come traguardo finale, con i danni alle istituzioni politiche e allo sviluppo dei trattati commerciali interni all’Unione e nella globalizzazione, che la testardagine “monetarista” della Germania ha determinato fin qui.</p>
<p>Diamo di seguito i punti della Lettera e <em>(cliccando sul titolo)</em> il testo integrale del documento “Cameron-Monti-Rajoy” che si conclude con un assunto che fa ben sperare in una ripresa di prospettiva per un’Europa democratica, per mettere il morso al “fascismo bianco” dei centri di speculazione finanziaria, come li definisce l’ex ministro Tremonti,  che hanno portato al fallimento prima i mercati e che ora rischiano di trascinarvi gli Stati: “<strong>Le banche, e non i contribuenti, dovrebbero farsi carico dei costi dei rischi che assumono”.</strong></p>
<p><em>La sintesi del documento</em></p>
<ol start="1">
<li>“Innanzitutto, dobbiamo portare il mercato comune alla successiva fase di sviluppo, rafforzando la governance e innalzando gli standard di attuazione Si dovrebbe cominciare ad agire nel settore dei servizi che oggi rappresentano quasi i quattro quinti della nostra economia eppure c’è ancora molto da fare per aprire il mercato dei servizi nella misura necessaria”.</li>
<li>“Aumentare i nostri sforzi per creare, entro il 2015, un mercato unico realmente digitale. L’economia digitale si sta espandendo rapidamente ma il livello di scambi internazionali rimane basso e la creatività è soffocata da una rete complessa di sistemi nazionali diversi nell’ambito del copyright”.</li>
<li>“In terzo luogo, dobbiamo mantenere il nostro impegno di costituire, entro il 2014, un mercato interno autentico, efficace ed efficiente nel settore dell’energia. Tutti gli Stati Membri dovrebbero attuare il Terzo Pacchetto sull’Energia (Third Energy Package) in maniera completa, rapida e tenendo conto delle scadenze concordate. Andrebbe migliorata l’interconnessione energetica per contribuire a sostenere la sicurezza delle forniture”.</li>
<li>“Quarto, dobbiamo raddoppiare il nostro impegno nei confronti dell’innovazione creando l’Area Europea della Ricerca, creando l’ambiente migliore possibile per gli imprenditori ed i creatori di innovazioni affinché essi possano commercializzare le proprie idee e creare posti di lavoro e mettendo l’innovazione spinta dalla domanda al centro della strategia dell’Europa nel campo della ricerca e dello sviluppo. Dobbiamo anche agire in maniera decisa per migliorare le opportunità di investimento per le start-up innovative, per le società a rapida crescita e per le piccole imprese, creando un efficiente regime di venture capital su base europea che consenta ai fondi di venture capital di operare su base pan-europea”.</li>
<li>“Quinto, sono necessarie azioni decisive per offrire dei mercati globali aperti. Quest’anno dovremmo concludere degli accordi di libero scambio con India, Canada, i paesi dell’area orientale ed una serie di partner dell’ ASEAN. Dovremmo anche rafforzare i rapporti commerciali con i paesi dell’area sud. Si dovrebbe dare nuovo impeto ai negoziati commerciali con partner strategici come il Mercosur ed il Giappone, con i negoziati con il Giappone avviati prima dell’estate, a condizione che si facciano progressi circa la portata e l’ambizione di un accordo di libero scambio. I contratti attualmente sul tavolo potrebbero aggiungere altri €90 miliardi al PIL dell’Unione. <em>Ma dobbiamo andare ancora oltre. Dobbiamo dare un’ulteriore spinta politica all’approfondimento dell’integrazione economica con gli Stati Uniti, prendendo in esame tutte le opzioni compresa quella di un accordo di libero scambio”.</em></li>
<li><em>“</em>Sesto, dobbiamo sostenere e rendere più ambizioso il nostro programma di ridurre il peso della normative europea. Accogliamo con favore gli impegni assunti dalle istituzioni di ridurre il peso sulle piccole imprese ma sollecitiamo dei progressi ulteriori e più rapidi in tutte le istituzioni europee mantenendo l’integrità del mercato unico e gli obiettivi più ampi dell’Unione”. <em> </em></li>
<li><em>“</em>Settimo, dobbiamo agire a livello nazionale e, rispettando le competenze nazionali, a livello collettivo, per promuovere un mercato del lavoro ben funzionante che offra opportunità di occupazione e, cosa fondamentale, favorisca livelli maggiori di partecipazione al mercato del lavoro da parte di giovani, donne e lavoratori più anziani. Dovremmo anche agire ulteriormente per ridurre il numero delle professioni regolamentate in Europa, attraverso l’introduzione di un nuovo duro test di proporzionalità stabilito dalla legislazione. In questo contesto, chiediamo alla Commissione di convocare senza indugio un nuovo forum per la valutazione reciproca delle pratiche nazionali per contribuire ad individuare ed eliminare le barriere normative ingiustificate”.</li>
<li>“Infine, dobbiamo assumere delle iniziative per costruire un settore dei servizi finanziari che sia solido, dinamico e competitivo, che crei posti di lavoro e offra sostegno vitale a cittadini ed imprese. Dovrebbero essere ridotte le garanzie implicite che consentono sempre di salvare le banche e che distorcono il mercato unico. <strong>Le banche, e non i contribuenti, dovrebbero farsi carico dei costi dei rischi che assumono”.</strong></li>
</ol>
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		<title>Presentazione del Corso di Fumetto e del volume &#8220;Firenze a fuoco lento&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Colangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>
		<category><![CDATA[Qui Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Il corso del nuovo anno così come il volume &#8220;Firenze a Fuoco Lento&#8221; verranno presentati il 23 Febbraio 2012 alle 18 presso la Sala Consigliare del Q2, a Villa Arrivabene in piazza Alberti a Firenze. Un occasione imperdibile per tutti coloro che vogliono affrontare un’esperienza di creatività che dal disegno alla narrativa, dalla grafica alla comunicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il corso del nuovo anno così come il volume &#8220;Firenze a Fuoco Lento&#8221; verranno presentati il <strong>23 Febbraio 2012 alle 18 presso la Sala Consigliare del Q2</strong>, a Villa Arrivabene in <strong>piazza Albert</strong>i a Firenze. Un occasione imperdibile per tutti coloro che vogliono affrontare un’esperienza di creatività che dal disegno alla narrativa, dalla grafica alla comunicazione digitale si presenta come una vera<em> full immersion </em>nella creatività contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quest&#8217;anno il corso di fumetti del Quartiere 2 di Firenze, realizzato da oltre dieci anni in collaborazione con la prestigiosa <a href="http://www.scuolacomics.it/portale/scuola/scuola_firenze.htm">Scuola Internazionale dei Comics,</a> si evolve in un progetto più ambizioso, allo scopo di raccontare con il mezzo del fumetto la realtà attorno a noi.</p>
<p>Il corso sarà dedicato infatti a quello che si chiama<em> <strong>graphic journalism</strong></em> (o reportage grafico): un modo di fare giornalismo a fumetti che assieme alla <em>graphic novel</em> o romanzo a fumetti rappresenta la più interessante evoluzione della narrativa disegnata.</p>
<p>Fotografare la realtà attraverso dei disegni, mettere in fumetto le parole ed i pensieri di personaggi tanto straordinari quanto reali: questo lo scopo di un mezzo diventa strumento di indagine, mezzo di informazione alternativa, strumento di riflessione della realtà, adatto agli strumenti di lettura digitali ed alla comunicazione dell’era <em>social</em>.</p>
<p>Può sembrare una cosa complessa, ma non lo è assolutamente: e basta &#8211; per capirlo &#8211; vedere i risultati del corso dell&#8217;anno passato, raccolti in un volume  intitolato <strong>Firenze a fuoco lento</strong>, dedicato a brillanti e godibilissime interviste a fumetti ai cuochi di alcuni ristoranti fiorentini.<br />
Tenuto da <strong>Cosimo Lorenzo Pancini</strong> e <strong>Alberto Pagliaro</strong>, si terrà nella tradizionale sede “Sotto il ponte” di Via Lorenzo di Credi, ma alcune lezioni relative alla colorazione digitale e all’impaginazione verranno tenute presso la Scuola Internazionale dei Comics &#8211; partner dell’iniziativa &#8211; che offrirà al migliore dei partecipanti al corso una borsa di studio del valore di oltre 2.000 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Va sottolineato che il corso, grazie alla generosa sponsorizzazione del Q2 ha un corso assolutamente alla portata di tutti: <strong>solo 30 euro</strong> per seguire un processo di creatività  che parte dall’ideazione e arriva alla realizzazione di un reportage a fumetti, in un percorso nel quale, più che la capacità di saper disegnare, sono necessarie la voglia di sperimentare e di imparare a vedere la realtà in modo diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;appuntamento per tutti gli interessati è per il <strong>23 Febbraio 2012 alle 18 presso la Sala Consigliare del Q2</strong>, a Villa Arrivabene in <strong>piazza Alberti</strong> a Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Informazioni: <a href="http://fabbricatoscanadelfumetto.blogspot.com/">http://fabbricatoscanadelfumetto.blogspot.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-5213 alignnone" title="Invito" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/Fumetto-Invito-23-Febbraio-1024x512.jpg" alt="" width="100%" height="auto" /></p>
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		<title>Domenico Vanni, sovversivo per le libertà</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà presentato a Firenze giovedì 23 marzo alle ore 16.30 in Palazzo Vecchio, nella Sala delle Miniature, il libro DOMENICO VANNI SOVVERSIVO PER LE LIBERTA&#8217; di Rodolfo Ridolfi, edizioni Marradi Free News 2011. Alla presentazione interverranno il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani, il direttore di Pensalibero Nicola Cariglia e l&#8217;autore. Condurrà l&#8217;incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà presentato a Firenze giovedì 23 marzo alle ore 16.30 in Palazzo Vecchio, nella Sala delle Miniature, il libro <strong>DOMENICO VANNI SOVVERSIVO PER LE LIBERTA&#8217;</strong> di <strong>Rodolfo Ridolfi</strong>, <em>edizioni Marradi Free News 2011</em>.</p>
<p>Alla presentazione interverranno il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze <strong>Eugenio Giani</strong>, il direttore di Pensalibero <strong>Nicola Cariglia</strong> e l&#8217;autore. Condurrà l&#8217;incontro <strong>Sandro Bennucci</strong>, giornalista de La Nazione.</p>
<p><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/locandina-FI.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5209" title="locandina FI" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/locandina-FI.jpg" alt="" width="100%" height="auto" /></a></p>
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		<item>
		<title>Basta votare i soliti&#8230;</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2012/02/basta-votare-i-soliti/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 10:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal PDL al PD, i vecchi e impresentabili partiti si fanno il trucco con ritocchi elettorali e costituzionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5205" title="miniatura20febbraionicolacariglia" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/miniatura20febbraionicolacariglia.jpg" alt="" width="120" height="90" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Dal PDL al PD, i vecchi e impresentabili partiti si fanno il trucco con ritocchi elettorali e costituzionali.</strong></em></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/ya4HcKUrqZQ" frameborder="0" width="494" height="251"></iframe></p>
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		<title>Cambiare le primarie? No, cambiare le persone</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 21:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Pd, variante meramente nominale delle sue precedenti incarnazioni, non e&#8217; più un monolite ma solo un vuoto a perdere, e se davvero vuol diventare una forza politica, prima di tutto, ed una forza di governo, poi, non deve cambiare le regole ma le teste. Il metodo e&#8217; ormai arcinoto. Trattasi di imbroglio all&#8217;italiana travestito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Pd, variante meramente nominale delle sue precedenti incarnazioni, non e&#8217; più un monolite ma solo un vuoto a perdere, e se davvero vuol diventare una forza politica, prima di tutto, ed una forza di governo, poi, non deve cambiare le regole ma le teste. </strong></em><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-5201" title="primariepd" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/primariepd-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Il metodo e&#8217; ormai arcinoto. Trattasi di imbroglio all&#8217;italiana travestito da acrobazia sofistica: se una cosa non funziona, si cambia non già nella sostanza ma nella forma, aggiustata in modo da non dare dispiaceri ai detentori del potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un partito versa in stato preagonico? Invece di impegnarsi in una seria riforma strutturale, gli si cambia il nome e si fa una bella, e possibilmente faraonica, convention per spiegare che e&#8217; giunto il momento della &#8220;cosa&#8221; nuova, che poi e&#8217; uguale alla vecchia ma tanto non se ne accorge mai nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora e&#8217; il momento delle primarie. Non erano ancora chiuse le urne delle consultazioni a Genova che già Bersani e numerosi altri esponenti del Pd &#8211; partito ma mai arrivato a destinazione, ammesso che ne abbia una &#8211; tromboneggiavano: bisogna cambiare le regole, perché e&#8217; chiaro che così le cose non possono funzionare. A seguire, amene quanto stiracchiate proposte per rimediare al danno: si deve proporre un candidato unico, si deve far precedere le primarie da una consultazione interna al partito, si deve limitare la partecipazione agli iscritti, insomma si deve fare il possibile per tornare indietro prima che gli elettori vadano troppo avanti sulla pericolosissima strada della libera scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno, a cominciare dal farmacista della Bassa che si spaccia per Segretario del Pd, che abbia tentato una forma anche primitiva, fosse pure balbettante e stentata, di autocritica; nossignori, bisogna cambiare le regole, dunque la colpa e&#8217; delle regole mica dei dirigenti del partito, ci mancherebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente noi, incorreggibili frequentatori della corsia in contromano, la vediamo in modo esattamente opposto alla presunta elite  intellettuale del Pd, e riteniamo non solo che le primarie non debbano cambiare ma anche che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti i partiti ed a tutti i livelli di consultazione, e che questa sarebbe l&#8217;unica sensata ed efficace riforma del sistema elettorale da cui poi, e solo poi, far discendere anche una nuova legge elettorale che ci restituisca al novero dei popoli civili che la democrazia la conoscono e la praticano davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">Le proposte di modifica citate sopra, infatti, per quanto ipocritamente paludate da garanzia, o forse e&#8217; meglio dire tutela, dell&#8217;unita&#8217; del partito, in realtà nascondono, e neanche particolarmente bene, la paura del verdetto degli elettori che, nel caso del Pd, va quasi sempre nella direzione opposta, abbattendo sistematicamente i candidati della Segreteria e premiando gli outsiders scomodi e meno controllabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Agitare il fantasma delle correnti o, peggio, di misteriose infiltrazioni di gruppi di potere esterni al sistema partito, rende solo più ridicole certe argomentazioni ed ottiene l&#8217;unico effetto di inacidire un elettorato già poco incline alla benevolenza &#8211; e la esilarante lettura degli interventi degli iscritti sul sito del Pd, specie in certi giorni, ne e&#8217; la prova più evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">La logica del candidato unico come panacea di tutti i mali, contraddice e nega il significato stesso delle primarie, perché di fatto priva gli elettori della possibilità di scegliere; il paventato sopravvento di eventuali signori delle tessere o capicorrente &#8211; che fin qui pero&#8217; non si son visti all&#8217;opera, altrimenti i candidati del Pd avrebbero comunque vinto le primarie, invece di perderle &#8211; da tenere fuori riaffermando la priorità delle scelte della Segreteria, serve solo a non affrontare una scomoda verità</p>
<p style="text-align: justify;">Perché un partito abbia un&#8217;anima, od almeno una sostanza, oltre che un nome, e sia in grado di fare al meglio il proprio lavoro, e&#8217; necessario che la dialettica interna sia viva, costante e fertile, che la sua classe dirigente ne sia espressione e non freno, e che la capacita&#8217; di leggere e governare la contemporaneità sia affidata di volta in volta a coloro che meglio sono in grado di farlo e non alle cariatidi che pesano su ogni tentativo di crescita e di evoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi: un partito non può essere un monolite fermo ed immoto, e le primarie sono il motore che alimenta il movimento secondo una rotta che non può essere tracciata senza tener conto delle precise indicazioni dell&#8217;elettorato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Pd, variante meramente nominale delle sue precedenti incarnazioni, non e&#8217; più un monolite ma solo un vuoto a perdere, e se davvero vuol diventare una forza politica, prima di tutto, ed una forza di governo, poi, non deve cambiare le regole ma le teste.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad averne. E semmai a lasciarle emergere, quando ci sono.</p>
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		<title>Cos&#8217;è destra e cos&#8217;è sinistra? (A proposito di Celentano)</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 21:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Senza Bussola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Celentano diventato, chissá perché, una delle icone della sinistra italiana e Gaber, pochi mesi prima di morire, fischiato alla Versiliana perché marito di Ombretta Colli. Non posso dimenticare: alcuni anni fa, alla Versiliana, a Marina di Pietrasanta, dove i villeggianti si affollano nel tardo pomeriggio per gli incontri ed i dibattiti (quasi sempre interessanti) con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Celentano diventato, chissá perché, una delle icone della sinistra italiana e Gaber, pochi mesi prima di morire, fischiato alla Versiliana perché marito di Ombretta Colli.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-5197" title="20120207_adriano-celentano" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/20120207_adriano-celentano-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Non posso dimenticare: alcuni anni fa, alla Versiliana, a Marina di Pietrasanta, dove i villeggianti si affollano nel tardo pomeriggio per gli incontri ed i dibattiti (quasi sempre interessanti) con politici, personaggi della cultura, delle Istituzioni e dell’economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi mesi prima della sua scomparsa, sofferente e smagrito, c’è in platea Giorgio Gaber. Il conduttore e storico patron della Manifestazione, il giornalista e scrittore Romano Battaglia lo segnala al pubblico ed il grandissimo cantautore, educatamente, si alza per salutare. Qualcuno dalla platea, o lo stesso conduttore, non rammento, evoca il suo vincolo di matrimonio con Ombretta Colli, all’epoca presidente della Provincia di Milano per Forza Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nemmeno fosse stato un segnale atteso! Partono urla e fischi, verso l’autore di musiche e canzoni che qualsiasi sinistra colta e intelligente dovrebbe adorare. E di fronte a tanta volgaritá, a stento domata da Battaglia, non mi resta che rifugiarmi ad incrociare lo sguardo buono, cristallino e incredulo del grande artista, indelebile da allora, nella mia memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci penso tanto piú oggi, nelle giornate di clamore mediatico per le performances di Adriano Celentano diventato, chissá perché, una delle icone della sinistra italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio lui, bravissimo con la musica e confusissimo con le idee. Cantava ai tempi delle dure lotte sindacali dell’ “autunno caldo” (1969) “chi non lavora non fa l’amore”. Poi ha cominciato a balbettare banalitá ecologico-populistico-buonistico-qualunquiste.</p>
<p style="text-align: justify;">E si è guadagnato l’adorazione dei “progressisti” alle cozze, ai quali non basta avere abbracciato le rabbiose invettive di uomini come Di Pietro o giornali come il Fatto che, in qualsiasi altro Paese sarebbero espressione della destra piú becera e arrabbiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Celentano – si obietta- fa il pieno di ascolti in TV, il 50% di share, e si tratta di gente comune, popolo. Si puó sommessamente fare notare che Mussolini, con le sue prediche alla radio, di ascolti ne faceva il doppio?</p>
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		<title>Il patetico ritorno dell&#8217;unanimismo cattolico</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2012/02/il-patetico-ritorno-dellunanimismo-cattolico/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 21:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Siracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è un caso che il governo Monti tenti di resuscitare con la complicità della Chiesa la defunta omogeneità culturale cattolica per ottenere unanimismo e imporre sorridenti diktat politici e governabilità a basso prezzo. Il ventilato accordo tra PD – PDL sui correttivi da apportare alla Costituzione determinerebbe un semipresidenzialismo a base monopartitica con svariati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Non è un caso che il governo Monti tenti di resuscitare con la complicità della Chiesa la defunta omogeneità culturale cattolica per ottenere unanimismo e imporre sorridenti diktat politici e governabilità a basso prezzo.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-5194" title="ici-chiesa-monti-imu-esenzione-luoghi-di-culto-commerciali" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/ici-chiesa-monti-imu-esenzione-luoghi-di-culto-commerciali-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" />Il ventilato accordo tra PD – PDL sui correttivi da apportare alla Costituzione determinerebbe un semipresidenzialismo a base monopartitica con svariati piccoli satelliti laici a conferma formale  dell’esistenza effettiva del pluralismo e quindi di una democrazia parlamentare. Ma su due punti emergono dubbi non irrilevanti: la maggiori prerogative per il Presidente del Consiglio e la forte riduzione del numero dei parlamentari. Sembra che questi aspetti collidano e che in nome della governabilità a imitazione del cancellierato tedesco si scivoli nell’organizzazione dell’unanimismo parlamentare prefabbricato dalla Carta. Perché se alla sacrosanta riduzione del numero degli eletti si accompagnano maggiori poteri del primo ministro, ad esempio non solo nella scelta ma anche nella nomina dei ministri, funzione che sarebbe sottratta al Presidente della Repubblica ex art.92, le forze che appoggiano il governo rischiano di dare allo stesso non più un sostegno leale ma acritico, e della stessa natura sarà ogni decisione del Consiglio dei Ministri, come già sembra accadere col governo Monti dove emerge l’unanimità sugli indirizzi fatta passare per asettica esattezza tecnocratica. Ancora una vota l’esigenza di governabilità e continuità degli esecutivi è cercata in ordinamenti costituzionali altri, tedesco in particolare, e non nella capacità di disegnare un’architettura costituzionale rispondente alle esigenze di una democrazia italiana, la quale dovrebbe sforzarsi di ottenere la governabilità evitando l’unanimismo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’analisi del rapporto tra maggioranza e minoranza all’interno d’un partito porta a dire che quanto più il partito è piccolo quanto più la minoranza al suo interno è destinata a non avere voce. Ora la riduzione dei deputati in un quadro bipartitico o tripartitico annulla in partenza la possibilità delle derive correntizie che furono giustamente considerate letali per la governabilità, ma l’obiezione era valida perché al Presidente del Consiglio non erano riconosciuti più ampi potere come a esempio la possibilità di dimissionare e nominare altri ministri. Se invece questi poteri fossero riconosciuti insieme alla riduzione della rappresentanza parlamentare dei partiti il rischio dell’unanimismo sarebbe molto forte. Perché in partiti con ridotta rappresentanza parlamentare la disciplina è maggiore e maggiore è la possibilità che la lealtà all’esecutivo diventi unanimismo, acquiescenza e tornaconto. Le proposte di riforma costituzionale limitano il rischio di una deriva estranea alla maggioranza all’interno dei partiti ma contemporaneamente accrescono le prerogative del Presidente del Consiglio e qua sta il pericolo dell’unanimismo e di una governabilità di facciata che in altra occasione si è chiamata democrazia esatta, cioè rinuncia al dissenso in cambio della funzionalità. Vale a dire la politica ridotta a buona amministrazione, secondo i canoni dell’ancien regime. Ma è un fatto che la società italiana presenta una ricchezza di particolari non solo imprenditoriali, sindacali, professionali, o comunque operanti come in tutte le società dell’occidente allargato, ma anche una ricchezza di particolarità culturali e storiche che non possono essere ridotte a folklore culinario domenicale e che nell’ordinamento vigente trovano voce solo attraverso il clientelismo della frantumazione amministrativa locale. Se allora il cancellierato diventa un modello da imitare, esso deve accompagnarsi alla trasformazione di uno dei rami del Parlamento in Camera delle Regioni, la cui attività può spezzare l’unanimismo dell’altro ramo.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché alla copertura dell’unanimismo trasversale ha fino ad oggi supplito il totalitarismo del fondamento cattolico come vero collante unificatore della società italiana presente anche nei partiti e schieramenti più anticlericali. Ma proprio nel passaggio storico in cui i cattolici sperano di riprendere in mano il gioco, si rivela la debolezza del loro progetto rispetto a una società né cattolica né atea, ma semplicemente indifferente e destinata a una secolarizzazione quanto si vuole arrembata ma unanime e reale. Occorre allora evitare che la defunta omogeneità cattolica della società vada a mascherare questa deriva unanimistica, che poi sarebbe il ritorno alla deriva integralista. Ciò è possibile con una revisione della Costituzione capace di operare nuovi bilanciamenti, sensibili ai pericoli esistenti tra l’attribuzione di maggiori poteri all’esecutivo e l’implicito appiattimento del consenso in partiti dalle rappresentanze parlamentari numericamente ridotte. Non è un caso che il governo Monti, come dimostrano avvenimenti di ieri e di oggi,  tenti di resuscitare con la complicità della Chiesa la defunta omogeneità culturale cattolica per ottenere a guardia bassa unanimismo pecorile e imporre sorridenti diktat politici e governabilità a basso prezzo. Ma cattolici e Vaticano non si accorgono di diventare così correi del peggiore unanimismo secolarizzato, ossia l’unanimismo del mercato, l’unico, vero catalizzatore del consenso? Per il bene dell’Italia sarà forse bene prepararsi a difendere i cattolici da se stessi.</p>
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		<title>Bella la Germania dove Wulff si dimette per un sospetto. Bellissima l’Italia con i suoi insospettabili!</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 21:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tuttocchiali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Viceversa]]></category>

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		<description><![CDATA[Venti anni dopo, gli accigliati custodi della pubblica moralitá non fanno una piega per i molti magistrati eletti nei partiti risparmiati dalle loro indagini durante Tangentopoli.  Ma che bella la Germania dove il presidente della repubblica Christian Wulff , solo a causa di un prestito ottenuto da una signora amica a condizioni favorevoli e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Venti anni dopo, gli accigliati custodi della pubblica moralitá non fanno una piega per i molti magistrati eletti nei partiti risparmiati dalle loro indagini durante Tangentopoli.</strong> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-5191" title="1123509-wulff2" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/02/1123509-wulff2-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" />Ma che bella la Germania dove il presidente della repubblica </em><em>Christian Wulff , solo a causa di un prestito ottenuto da una signora amica a condizioni favorevoli e per essere stato “ospite” in una breve vacanza, sente il dovere di dimettersi! Magari non ha fatto niente di male, ma un rappresentante delle istituzioni non puó essere da meno della moglie di Cesare. In questi Paesi vorremmo vivere anche noi, dove non si aspettano le lungaggini delle sentenze. Ci si mette da parte perché è intollerabile ogni minimo dubbio sulla moralitá dei propri rappresentanti. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dalle nostre parti, in Italia, è successo solo venti anni fa qualcosa del genere. Magari i reprobi non se ne andavano da soli ma venivano costretti da magistrati coraggiosi e dalla stampa determinata a scrivere una delle sue pagine piú gloriose di impegno civile e democratico. Grazie a questa alleanza di salute pubblica ci liberammo dei corrotti dando vita ad una fase nuova della nostra storia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E’pur vero che gli accigliati custodi della moralitá pubblica, quelli che “non c’è bisogno di aspettare le condanne, per i politici basta il sospetto” si sono presi una pausa di riflessione di fronte al link PDS, DS risparmiati – benefit in seggi agli eroi della moralizzazione a spanne. Ma non si puó non convenire con loro che Tangentopoli è stata un’occasione perduta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di Pietro soltanto ministro a scappa e fuggi, senatore mugellese e poi costretto a rifugiarsi nei suoi personali valori. D’Ambrosio soltanto senatore, e rizzati. Elena Paciotti una legislatura, una sola, a Strasburgo e poi a casa. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Proprio un’occasioneperduta: c’era da aspettarsi di piú.</em></p>
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