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	<title>Pensalibero.it</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Pro patria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vignetta di Enrico Martelloni]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici, circa un anno fa Berluscni registranva il suo più basso gradimento tra gli elettori di questa repubblica; l&#8217;unica, per inciso: né seconda né terza, perché nessuna rivoluzione o riforma della costituzione è mai realmente avvenuta. Mai, avverrà perché questo paese è immobile, storicamente asservito. Non importa, per l&#8217;uomo libero avere opinioni differenti; nella libertà [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici, circa un anno fa Berluscni registranva il suo più basso gradimento tra gli elettori di questa repubblica; l&#8217;unica, per inciso: né seconda né terza, perché nessuna rivoluzione o riforma della costituzione è mai realmente avvenuta. Mai, avverrà perché questo paese è immobile, storicamente asservito. Non importa, per l&#8217;uomo libero avere opinioni differenti; nella libertà si riconosce la pragmaticità delle cose da fare. E&#8217; il servo, il cliente, il fedele che impone l&#8217;immobilismo del signore, l&#8217; Italia è questa, refrattaria alla rivoluzione, illiberale. Ha un bel dire Alfano chiamare il cavaliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Pro &#8211; Patria</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/PRO-PATRIA.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-15379" alt="PRO- PATRIA" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/PRO-PATRIA-359x495.jpg" width="359" height="495" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Triste tramonto della seconda repubblica: ci facevano votare con una legge truccata e forse illegittima</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pensalibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Una legge che tutti, a destra e a sinistra, hanno cercato, di volta in volta, di utilizzare a proprio vantaggio. Gino Di Maro, uno dei principali fautori del ricorso contro la legge, da atto a Pensalibero dell’informazione sulla iniziativa. La sentenza della Cassazione. Pensate un po’ come tristemente tramonta la “seconda repubblica”, con tanti padri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Una legge che tutti, a destra e a sinistra, hanno cercato, di volta in volta, di utilizzare a proprio vantaggio. Gino Di Maro, uno dei principali fautori del ricorso contro la legge, da atto a Pensalibero dell’informazione sulla iniziativa. La sentenza della Cassazione.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/Elezioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7079" alt="Elezioni" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/Elezioni-250x150.jpg" width="250" height="150" /></a>Pensate un po’ come tristemente tramonta la “seconda repubblica”, con tanti padri alla nascita e così orfana adesso: le ultime tre elezioni per il parlamento, cioè quelle svoltesi nel 2006, 2008  e 2013, potrebbero essersi tenute con una legge illegittima perché non conforme alla Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come scrive il Nuovo Avanti, “la Corte di Cassazione, Sez. I  Civile, ha fatto proprie le  censure di costituzionalità di 27 cittadini elettori, patrocinati dagli avvocati Bozzi e Tani,  in un giudizio che prendeva le mosse dalle sentenze n. 15 e 16 del 2008 della Corte Costituzionale, dove le censure erano già state sollevate dall&#8217;Avv.<b>Felice Besostri</b> nel  febbraio del 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;avv. Besostri, socialista e già componente della commisione affari costituzionali del Senato, è lo stesso che ha discusso il ricorso davanti alla Cassazione lo scorso 21 Marzo. &#8220;Si sarebbe potuti arrivare prima a questo traguardo &#8211; ha sottolineato Besostri &#8211; se i giudici amministrativi avessero rimesso alla Corte nei ricorsi contro le elezioni del 2008 e se il Tribunale e la Corte d&#8217;Appello di Milano non si fossero, illegittimamente, sostituiti alla Corte Costituzionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente la Corte Costituzionale non farà in tempo a pronunciarsi. Il parlamento, questa volta, riformerà davvero il “porcellum”. Altrimenti correrebbe il rischio di restare prigioniero di una situazione insostenibile: non potere tornare alle urne con una legge sulla quale ormai gravano troppe ombre. Ed è perciò ancora più intollerabile quanto successo in tutti questi anni. Una legge palesemente obbrobriosa che tutti, a destra e a sinistra, hanno cercato, di volta in volta, di utilizzare a proprio vantaggio. Basti pensare a due circostanze. La prima, il silenzio di quasi tutta la stampa  (non di Pensalibero) sul ricorso dei 27 cittadini elettori, per oltre 5 anni. La seconda, la sovrapponibilità (sono pressoché uguali) della legge approvata dal centrodestra per le elezioni nazionali, nel 2005, con quella approvata da centrosinistra e centrodestra in Toscana per le elezioni regionali. Se di porcata si tratta, quasi nessuno ha mai detto o scritto che è una porcata elevata al quadrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo di seguito la nota di Gino Di Maro, uno dei principali esponenti dei 27 cittadini elettori, che da atto a Pensalibero di non avere mai taciuto sulle mostruosità del “porcellum” e sulla iniziativa giudiziaria che ha portato alla recente decisione della Cassazione di rimettere la questione alla Corte Costituzionale.</p>
<p><b>L’incostituzionale “porcellum”: luci ed ombre sulla battaglia più solitaria della storia della Repubblica</b></p>
<p>Quale componente dei 27 <i>Descamisados</i><i> </i><em>Montoneros</em>, cittadini che hanno proposto in assoluta solitudine l&#8217;incostituzionalità della legge elettorale detta PORCELLUM, Vi rendo noto che la stessa, dopo una lunga, inspiegabile, discutibile (dal punto di vista giuridico) e tormentata vicenda giudiziaria, è stata rimessa alla CORTE COSTITUZIONALE la quale dovrà stabilire se è incostituzionale su più punti.</p>
<p>A cominciare dal fatto che il cittadino non può scegliere il proprio Parlamentare, ma deve votare a liste bloccate. Dunque il Parlamentare non è più un eletto del Popolo, ma un nominato.</p>
<p>Denuncio è stata combattuta, Costituzione alla mano, in quasi 5 anni in cui c&#8217;è stata una CONGIURA DEL SILENZIO della stampa (TUTTA e mi è caro e doveroso evidenziare l&#8217;eccezione del giornale on-line www.pensalibero.it e chiedo scusa se al momento non ricordo altro), intellettuali, giuristi di destra come di SINISTRA, ma soprattutto di tutte le forze politiche che a CHIACCHIERE dicevano di volere la riforma elettorale.</p>
<p>Denuncio pure che il PRESIDENTE NAPOLITANO sul punto si è guardato bene dal fare un MESSAGGIO FORMALE ALLE CAMERE.</p>
<p>Denuncio infine che in primo grado (Tribunale di Milano) ed in secondo grado (Corte d&#8217;appello di Milano) la richiesta era stata disattesa con provvedimenti veramente discutibile e che OGGI sono stati sconfessati clamorosamente dalla SUPREMA CORTE.</p>
<p>Vi allego la sentenza e questo articolo di Repubblica:</p>
<p><a href="L’incostituzionale “porcellum”: luci ed ombre sulla battaglia più solitaria della storia della Repubblica  Quale componente dei 27 Descamisados Montoneros, cittadini che hanno proposto in assoluta solitudine l'incostituzionalità della legge elettorale detta PORCELLUM, Vi rendo noto che la stessa, dopo una lunga, inspiegabile, discutibile (dal punto di vista giuridico) e tormentata vicenda giudiziaria, è stata rimessa alla CORTE COSTITUZIONALE la quale dovrà stabilire se è incostituzionale su più punti. A cominciare dal fatto che il cittadino non può scegliere il proprio Parlamentare, ma deve votare a liste bloccate. Dunque il Parlamentare non è più un eletto del Popolo, ma un nominato.   Denuncio è stata combattuta, Costituzione alla mano, in quasi 5 anni in cui c'è stata una CONGIURA DEL SILENZIO della stampa (TUTTA e mi è caro e doveroso evidenziare l'eccezione del giornale on-line www.pensalibero.it e chiedo scusa se al momento non ricordo altro), intellettuali, giuristi di destra come di SINISTRA, ma soprattutto di tutte le forze politiche che a CHIACCHIERE dicevano di volere la riforma elettorale. Denuncio pure che il PRESIDENTE NAPOLITANO sul punto si è guardato bene dal fare un MESSAGGIO FORMALE ALLE CAMERE.   Denuncio infine che in primo grado (Tribunale di Milano) ed in secondo grado (Corte d'appello di Milano) la richiesta era stata disattesa con provvedimenti veramente discutibile e che OGGI sono stati sconfessati clamorosamente dalla SUPREMA CORTE.   Vi allego la sentenza e questo articolo di Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2013/05/17/news/l_elettorale_cassazione_trasmette_atti_a_consulta-58999740/?ref=HRER1-1  Gino Di Maro " target="_blank">http://www.repubblica.it/politica/2013/05/17/news/l_elettorale_cassazione_trasmette_atti_a_consulta-58999740/?ref=HRER1-1 </a></p>
<p><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/GB67-sentenza_Cassazione-12060-13-2.pdf">&gt;&gt; Fare click qui per scaricare la sentenza</a></p>
<p><b>Gino Di Maro </b></p>
<p>Leggi anche: <a href="http://www.pensalibero.it/2013/02/e-ce-anche-chi-impugna-la-carta-bollata/">http://www.pensalibero.it/2013/02/e-ce-anche-chi-impugna-la-carta-bollata/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La dura legge del goal</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le regole del calcio applicate alla politica: la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Seguendo le vicende della nostra sgangherata classe politica, sorge spontanea una considerazione: più che di intellettuali, avremmo bisogno di appassionati di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le regole del calcio applicate alla politica: </b><b>la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15370" alt="goal" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/goal-250x164.jpeg" width="250" height="164" />Seguendo le vicende della nostra sgangherata classe politica, sorge spontanea una considerazione: più che di intellettuali, avremmo bisogno di appassionati di calcio, per risolvere tutte le questioni aperte, e fin qui mai affrontate, che dalla fine della Prima Repubblica hanno visto precipitare sempre più in basso il livello del confronto politico, come conseguenza dell&#8217;inadeguatezza dei partiti &#8211; vecchi, nuovi, ribattezzati &#8211; a fare i conti con la contemporaneità. La sostanziale incapacità di ripensarsi, dopo la fine del Novecento e delle ideologie che lo avevano caratterizzato, si è tradotta in una progressiva paralisi del sistema politico ancorato a riti, formule, schemi superati dal tempo e dalla storia, e dunque del tutto inservibili nella gestione di problematiche nuove che richiedono sistemi di approccio diversi e, possibilmente, strettamente ancorati alla lettura del presente con strumenti attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, noi italiani malati di calcio, più di altri dovremmo aver compreso le regole basilari di questo gioco che paiono offrire risposte esatte anche alla politica &#8211; la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Perchè ci sono nel calcio dei punti fermi cui non si può sfuggire, pena la sconfitta, che tutti noi conosciamo a memoria e siamo pronti ad enunciare quando si tratta della nostra squadra del cuore o della nazionale, ma che poi, chissà per quale curiosa forma di dissociazione mentale, non pretendiamo di veder rispettati da coloro che pure ci rappresentano in Parlamento e che ci chiedono il voto come allo stadio ci chiedono il biglietto di ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo bene che le sorti di una squadra dipendono da un necessario equilibrio fra i suoi componenti e da una chiara e condivisa strategia di gioco; sappiamo anche che una squadra vincente è il risultato di una combinazione precisa di diversi fattori: un allenatore con una nitida visione tattica e con una forte personalità in grado di tenere insieme tutti i suoi giocatori; atleti in grado di coprire bene in difesa e di attaccare con lucidità e tempismo; difensori grintosi, centrocampisti attenti, attaccanti implacabili. Poi, ci sono i fuoriclasse, quelli che con un solo tocco cambiano una partita e determinano un risultato, quelli che ci fanno sognare e che tutti vorremmo in squadra &#8211; ma sappiamo bene che un campione, da solo, non vince, ha bisogno dell&#8217;aiuto di tutta la squadra per esprimersi al meglio ed esaltare le proprie speciali qualità. Dunque, nel calcio prevale chi trova la giusta combinazione fra collettivo e singole individualità, disponendoli in un sistema di gioco dove ognuno ha un ruolo preciso e tutti hanno un obbiettivo comune: vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, tutto il dibattito nato negli ultimi giorni all&#8217;interno del Pd soprattutto riguardo al ruolo che dovrebbe assumere Matteo Renzi in vista del Congresso, appare di fatto una questione di lana caprina, perchè il punto vero non è convincere il centravanti migliore a scendere in campo, ma convincere la squadra a giocare con lui e per lui &#8211; in altre parole, affrontare una volta e per tutte l&#8217;eterna irrisolta questione dell&#8217;identità e della forma che il partito vuole darsi per affrontare finalmente con gli strumenti giusti il terzo millennio e lasciarsi definitivamente alle spalle le scorie novecentesche. Illudersi oggi, a prezzo di repentine, tardive e perlopiù poco credibili conversioni, che il Pd possa risalire la china fino alla vittoria elettorale solo schierando Renzi come punta di diamante, significa correre il rischio di bruciare non solo il suo unico fuoriclasse, ma anche le residue possibilità di riacquistare una credibilità fondata agli occhi di un elettorato sempre meno incline alle operazioni di facciata, specie se condotte al chiuso delle segreterie e non condivise con il coinvolgimento di fasce più ampie possibili di potenziali elettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che il Pd ha dovuto imparare a caro prezzo una lezione &#8211; quella del calcio per l&#8217;appunto &#8211; ovvero che una squadra, anche la più strutturata, non vince senza il campione, con ciò sbattendo amaramente la testa contro il mito illusorio del collettivo che prevale sul singolo, o meglio, per dirla con un&#8217;espressione cara a Bersani, che la &#8220;ditta&#8221; sia la formula migliore per conquistare la fiducia degli elettori, contrapponendola &#8211; va da sè &#8211; al modello berlusconiano dell&#8217;uomo solo al comando. Ma la scottante questione del leader, dotato di qualità riconoscibili ed evidenti, e dunque aggreganti ed attrattive, si ripropone oggi più che mai, in tempi in cui la vecchia forma del partito d&#8217;apparato è ormai logorata ed inadeguata ad affrontare le sfide quotidiane, e la comunicazione sempre più aperta a tutti, sempre più incalzante e &#8220;Social&#8221;, richiede necessariamente la netta e chiara individuazione di personalità a tutto tondo dotate di carisma e di immediatezza di azione e reazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aprirsi di un dibattito, senza precedenti nella storia della sinistra italiana, intorno alla necessità di uscire dalla sconfitta epopea del collettivo per riaggregarsi intorno ad una leadership forte e riconosciuta tale come una risorsa, invece che come una minaccia, è certamente un segnale confortante, ma non ancora sufficiente a farci ben sperare &#8211; perchè manca ancora la parte più importante da affrontare, che è quella del gioco di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Pd è consapevole di avere Messi, il problema è che non ha ancora un modulo di gioco da costruirgli intorno per dargli la possibilità di andare in goal ed al tempo stesso la sicurezza di avere le spalle coperte  in difesa &#8211; ma questa è la dura legge del calcio, nessuno vince da solo, dunque resta da capire se il Pd voglia vincere davvero, o se stia solo facendo ancora la solita melina a centrocampo per evitare di dover prendere l&#8217;iniziativa. Il solito dilemma di sempre: catenaccio all&#8217;italiana o calcio totale?!</p>
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		<title>La tela di Penelope</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Magni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sindacati e imprenditori d’accordo alle spalle del Paese. Le misure per il rilancio della produttività vanificate dalla concertazione. Nel silenzio della “grande” stampa. Su una cosa tutti sono d’accordo. Una delle cause che frenano la crescita dell’Italia è la produttività del lavoro, troppo inferiore rispetto a quella degli altri Paesi occidentali. Se facciamo base 100 [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Sindacati e imprenditori d’accordo alle spalle del Paese. Le misure per il rilancio della produttività vanificate dalla concertazione. Nel silenzio della “grande” stampa.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15367" alt="squinzicamusso" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/squinzicamusso-250x169.jpg" width="250" height="169" />Su una cosa tutti sono d’accordo. Una delle cause che frenano la crescita dell’Italia è la produttività del lavoro, troppo inferiore rispetto a quella degli altri Paesi occidentali. Se facciamo base 100 la produttività per ora di lavoro nel 2005 vediamo che oggi l’Italia è a 100,4, il dato più basso di tutta Europa. La media UE infatti è 105,3 con punte di 106,2 in Germania e di 121 in Slovacchia. A fronte di questa situazione il Governo Monti, a fine 2012, propose alle parti sociali un accordo per rilanciare la produttività la cui filosofia di base era di legare gli incentivi a tutta una serie di indicatori che avevano il compito di misurare l’incremento di produttività. Era il superamento degli interventi a pioggia. La CGIL si scagliò contro l’intesa, mobilitò la piazza, parlò della volontà del Governo di scaricare sui lavoratori i costi della crisi. Iniziò a quel punto una serie di trattative che hanno portato alla fine di Aprile alla firma del patto sulla produttività anche da parte della CGIL. Cos’è successo nel frattempo? Tutti i giornali, che non dimentichiamolo sono in mano ad industriali che non hanno nell’editoria il fulcro dei loro affari, hanno salutato il fatto con soddisfazione. Solo il Foglio è andato controcorrente dicendo e dimostrando che il patto era stato firmato perché non era più quello originario e da patto che doveva rilanciare la produttività si era trasformato in un patto dove il sindacato, leggi CGIL, manteneva intatto il suo potere di veto e dove gli imprenditori avrebbero continuato a ricevere gli incentivi a pioggia indipendentemente dall’ aumento di produttività. Le misure del governo insomma sono state trasformate in aiuti per abbassare le tasse agli industriali. Tutti d’accordo, tutti zitti alle spalle degli interessi reali del Paese. 1,6 miliardi di detassazione per la maggiore produttività,se si toglie la produttività restano 1,6 miliardi di minor tassazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ l’ultimo esempio nefasto della pratica della concertazione. Ancora una volta i sindacati e gli imprenditori difendono i loro interessi di parte con i soldi e alle spalle degli interessi di tutti gli italiani. Vedremo ora come il si muove il nuovo Governo. Il tema del lavoro è fondamentale per la ripresa economica. Se Letta non avrà il coraggio di fare quello che serve e non avrà la forza per vigilare che di notte, come novelle Penelopi, le burocrazie sindacali, statali e confindustriali,  non disfino quello che di giorno ha fatto il governo, non si andrà da nessuna parte. E anche la grande coalizione sarà un’occasione persa, per il Paese e per il centrodestra.</p>
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		<title>Pdl, un futuro senza Cav.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raimondo Magnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[La richiesta di condanna per Berlusconi al processo Ruby obbliga il Pdl a blindare il Governo e a prescindere, per il futuro, dalla tutela del cavaliere. Sei anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La richiesta di condanna per Silvio Berlusconi per il processo Ruby è stata pesante. Indubbiamente è il frutto di accanimento giudiziario. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La richiesta di condanna per Berlusconi al processo Ruby obbliga il Pdl a blindare il Governo e a prescindere, per il futuro, dalla tutela del cavaliere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8517" alt="berlusconi2" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/07/berlusconi2.png" width="240" height="170" />Sei anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La richiesta di condanna per Silvio Berlusconi per il processo Ruby è stata pesante. Indubbiamente è il frutto di accanimento giudiziario. Altrettanto indubbiamente le prove a carico dell’ex premier non sono schiaccianti. La richiesta del pm è basata soprattutto su deduzioni logiche. Ma la giustizia non funziona così. Da questo tipo di valutazioni è giusto trarre la convinzione della necessità di una profonda riforma della giustizia ma il problema politico che ne consegue non può essere eluso. Prima considerazione. In nessun paese occidentale un leader politico potrebbe continuare ad esercitare il suo ruolo a fronte di accuse di questo tipo. Seconda considerazione. Il Pdl deve reagire da un lato difendendo Berlusconi ma dall’altro mettendo in campo contromisure di tipo politico. In altre parole deve preparare un futuro che prescinda dal Cav. Non lo dice solo la logica ma anche la contingenza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a disegnare un possibile scenario diverso. Cosa succederebbe infatti se Berlusconi, una volta condannato, decidesse di fare pressioni sul partito per far cadere il governo? La mossa sarebbe chiaramente finalizzata ad andare ad elezioni anticipate tentando di sfruttare la ripresa di consenso che i sondaggi dimostrano. Ma non è assolutamente detto che le elezioni sarebbero indette. Anzi, è quasi certo il contrario. A quel punto Napolitano, essendo venute meno le condizioni poste al momento della sua rielezione, si dimetterebbe. Il Parlamento sarebbe chiamato ad eleggere un nuovo Presidente che questa volta sarebbe il frutto di una intesa fra PD e Grillini. Andrebbe al Quirinale un uomo marcatamente di sinistra che darebbe vita ad un Esecutivo fondato sulla stessa maggioranza che lo ha eletto. E i giochi sarebbe fatti. Berlusconi e le sue aziende ne avrebbero un danno ancora maggiore, il PDL sarebbe spazzato via e l’Italia farebbe la fine della Grecia. Ne consegue che il futuro del governo deve essere scisso da quello politico di Berlusconi, ma se è così, e proprio per difendere meglio le ragioni del Cav., il PDL non dovrà più essere una mera creatura del Cavaliere ma un vero soggetto politico di centrodestra che dovrà, fra le altre riforme di tipo liberale che devono essere fatte, portare avanti anche quella riforma della giustizia che i problemi giudiziari di Berlusconi hanno impedito fino ad oggi di concretizzare.</p>
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		<title>E’ davvero tornata al governo la DC?</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/e-davvero-tornata-al-governo-la-dc/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Riviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il governo Letta-Alfano sembra essere la reincarnazione della sempiterna DC, con alcune differenze di non poco conto. C’è un tormentone che sta circolando da qualche giorno sui giornali e soprattutto sulla rete, sostenuto da analisti di destra e di sinistra, ripetuto tenacemente come tecnica di meditazione sul principio nietzschiano dell’ eterno ritorno ma anche come [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il governo Letta-Alfano sembra essere la reincarnazione della sempiterna DC, con alcune differenze di non poco conto.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15361" alt="dc" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/dc.png" width="225" height="123" />C’è un tormentone che sta circolando da qualche giorno sui giornali e soprattutto sulla rete, sostenuto da analisti di destra e di sinistra, ripetuto tenacemente come tecnica di meditazione sul principio nietzschiano dell’ eterno ritorno ma anche come pratica autoconsolatoria mentre si ricordano i bei tempi della  guerra (fredda) civile della seconda Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il luogo comune, perché  accomuna tanti, è che al governo sarebbero tornati i democristiani  d’ antan che, con una mutazione epidermica ma non caratteriale,  si erano pro tempore nascosti sotto le vesti del Pd o del Pdl, per poi resuscitare e rivelarsi per quello che sono e sempre saranno: democristiani, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la tesi (ovvero lo stereotipo) è che la Balena Bianca di casa nostra, un po’ come quella raccontata da Melville, percorre l’ oceano (la storia italiana dal secondo dopoguerra) in un’ alternanza di immersioni ed emersioni, si rivela e  si nasconde, attacca all’ improvviso per poi celarsi nuovamente nel profondo quando i marinai le danno la caccia per arpionarla. La Moby Dick democristiana sarebbe, dunque, un mostro immortale, che rappresenta non il realistico gioco della politica ma la metafisica del potere, quindi una pura astrazione, un fantasma, uno schema fisso che si ripete eternamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è la dimostrazione del suddetto teorema? Sarebbe tutta racchiusa nella foto di una strana coppia, Enrico Letta e Angelino Alfano, mentre siedono uno accanto all’altro sui banchi centrali del neonato Governo di larghe intese che molti sperano di vedere presto affossato e trasformato in orizzontali distese.</p>
<p style="text-align: justify;">C’era una volta la DC….così inizia la favola bella  che racconta come uno storico partito costretto alla resa  da Mani pulite si fosse dissolto nei due poli nascenti della nuova  Italia, ma, come fanno le particelle di mercurio anche quando vengono separate,  ha sempre continuato a dialogare,  rincorrersi e  anelare il ricongiungimento. Ed il governo Letta-Alfano avrebbe celebrato   queste seconde nozze, un po’ come succede a quelle coppie scoppiate che, dopo alcuni anni dalla separazione, decidono di mettersi di nuovo insieme, magari soltanto perché costrette dal carovita e dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una simile narrazione della vicenda, che ha lo scopo preciso di voler indebolire politicamente e culturalmente la caratteristica “rivoluzionaria” dell’ attuale coalizione, è sbagliata per almeno due ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima, che non dovrebbe sfuggire a nessun osservatore intellettualmente attrezzato, è che il creatore, l’ ideatore, il “miglior fabbro” di questa operazione non è un democristiano, per carità, né lo è mai stato   neppure nelle sue vite precedenti: trattasi, infatti, di Giorgio Napolitano, il cui pedigree è superfluo ricordare. Ergo, l’ attuale governo non nasce sotto l’ egida di un clone dell’ appena scomparso Andreotti, ma si colloca in un filone antico della tradizione politica italiana  che ha inizio ai tempi della Repubblica fiorentina, prosegue poi nell’ Italia liberale, cavouriana e giolittiana, e, dopo la vacanza tragica del fascismo, ritorna nei momenti più difficili della nostra Repubblica: vogliamo chiamarlo cultura di governo o semplicemente sano realismo?</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda, altrettanto importante quanto evidente, deriva dal ruolo ancora determinante di Berlusconi, uno che per carattere, idee, aspirazioni e comportamenti non ha di democristiano neppure un cromosoma, se non il fatto di dichiararsi profondamente cattolico, il che significa assai poco come ben sappiamo (era cattolico finanche Benito Mussolini). Ora il Cavaliere, che dopo il suo personale successo elettorale tiene ancora più saldamente in pugno le redini del Pdl, può determinare le sorti di questo governo a prescindere da una strategia politica di tipo democristiano, che nella vulgata starebbe per capacità luciferina di mediazione, di conservazione e di spartizione delle poltrone: perché Berlusconi se ne frega degli equilibri di potere e del futuro dei suoi colonnelli, diciamo la verità, il suo maestro non è Don Luigi Sturzo ma il Gabriele D’ Annunzio dell’ occupazione di Fiume;  se fosse condannato in modo definitivo e quindi interdetto dai pubblici uffici, potrebbe serenamente staccare la spina a tutta la benedetta Grande Coalizione senza pensarci due volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto per concludere, facciamoci anche la domanda centrale di tutta la questione: è Enrico Letta ancora  un democristiano nel senso che abbiamo già spiegato e cioè un Richelieu della terza Repubblica, una reincarnazione andreottiana, un manovratore occulto, un membro della società segreta  Bildelberg, un servo della CIA (come si diceva una volta) o della BCE (come si dice oggi)?</p>
<p style="text-align: justify;">A giudicare da quello che ha annunciato al suo primo incontro con la Merkel, e cioè che gli obiettivi di risanamento restano condivisi ma le strategie e le modalità le decidiamo noi a casa nostra, dalla squadra di governo che ha scelto e che è complessivamente  di buon livello (anche se avremmo sperato in uno Sgarbi o equivalente ai Beni culturali), dall’ aver indicato il lavoro come  madre di tutte le priorità e non i diritti civili, dalla competenza e dalla rispettabilità che ha maturato in sede europea sembra proprio l’ uomo giusto per guidare l’ Italia in questa fase ancora molto emergenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente il suo successo non dipende solo da lui, anche perché le sorti di questo governo sono appese a diversi fili  molto sottili e pronti a rompersi da un momento all’altro: vedi le questioni dell’ Imu o dello <i>ius soli </i>che sembrano più delle battaglie ideologiche che di sostanza. In ogni caso, come dice un antico proverbio, non importa il colore del gatto,  basta  che acchiappi i topi. Laddove topi sta, ovviamente, per riforme.</p>
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		<title>Informazione e disinformazione sull&#8217;economia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Ghersi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non la stanno raccontando giusta sui vincoli alla nostra politica di bilancio fissati dalla normativa europea. Il limite del tre per cento è il nostro passato; ma ci siamo impegnati a misure ben più stringenti. Editoriale a firma dei professori Alberto Alesina e Francesco Giavazzi nel quotidiano &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 17 maggio 2013, titolato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center"><b>Non la stanno raccontando giusta sui vincoli alla nostra politica di bilancio fissati dalla normativa europea. Il limite del tre per cento è il nostro passato; ma ci siamo impegnati a misure ben più stringenti.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7254" alt="public_09610113133_newsCrisi-Economica" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/public_09610113133_newsCrisi-Economica-250x166.jpg" width="250" height="166" />Editoriale a firma dei professori Alberto Alesina e Francesco Giavazzi nel quotidiano &#8220;<i>Corriere della Sera</i>&#8221; del 17 maggio 2013, titolato &#8220;<i>Quel 3 per cento non sia un tabù</i>&#8220;. L&#8217;incipit è: «La politica di bilancio in Italia è vincolata da puntuali regole europee. Esse prevedono che un Paese mantenga piena flessibilità nei propri conti pubblici solo se il suo deficit è inferiore al 3 per cento del Prodotto interno lordo».</p>
<p style="text-align: justify;">Segue la proposta di negoziare in sede europea la possibilità per l&#8217;Italia di non rispettare per un paio di anni il limite del 3 % (il che significa un deficit annuale più elevato), utilizzando questo tempo per avviare una politica economica che rilanci l&#8217;economia italiana, a partire dall&#8217;abbattimento della pressione fiscale nell&#8217;ordine di 50 miliardi di euro e disponendo corrispondenti tagli della spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da modestissimo &#8220;<i>quisque de populo</i>&#8220;, colgo subito che gli eminenti professori non la stanno raccontando giusta su quelli che realmente sono i vincoli alla nostra politica di bilancio fissati dalla normativa europea. Il limite del tre per cento è il nostro passato; ma ci siamo impegnati a misure ben più stringenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto alle regole del Trattato di Maastricht del 1992, le nuove norme europee cui l&#8217;Italia (con il suo Governo e con il suo Parlamento) ha dato la propria approvazione comportano le seguenti, sostanziali, novità: 1) mentre prima era consentito che il bilancio annuale dello Stato prevedesse un disavanzo fino al tre per cento del Prodotto interno lordo nazionale (PIL), ora invece il bilancio deve essere in pareggio e, quando proprio non è possibile, il disavanzo ammesso deve essere contenuto entro lo 0,50 per cento del PIL; 2) mentre prima si tollerava che la regola del rapporto tra ammontare complessivo del debito pubblico e PIL non venisse rispettata, ora invece se ne pretende il rispetto. Così ci siamo impegnati ad eliminare in vent&#8217;anni la parte di debito pubblico eccedente il 60 per cento del PIL. Per la cronaca, oggi il debito pubblico è pari al 126 per cento del PIL.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché si presume che due eminenti professori che scrivono editoriali nel più diffuso Quotidiano italiano ne sappiano più di un povero &#8220;<i>quisque de populo</i>&#8220;, esibisco qualche pezza d&#8217;appoggio, in modo da consentire a scettici, malpensanti, e semplici curiosi, tutte le verifiche del caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo perdere che la nostra Costituzione è stata modificata dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1. L&#8217;iter è stato talmente veloce e così poco commentato dai mezzi di comunicazione di massa, che taluni fanno finta che non sia successo alcunché; eppure ben quattro articoli della Costituzione sono cambiati (in particolare, l&#8217;articolo 81 Cost). Nella circostanza, è stato possibile approvare una riforma costituzionale con maggioranze parlamentari più ampie dei due terzi, tanto alla Camera quanto al Senato. Strano che quando si tratti, ad esempio, di decidere di ridurre il numero dei parlamentari, tutti eccepiscano la complessità e la lunghezza della procedura di revisione della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Però è stata approvata poi la legge 24 dicembre 2012, n. 243, che reca &#8220;Disposizioni per l&#8217;attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell&#8217;articolo 81, sesto comma, della Costituzione&#8221; (il testo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica del 15 gennaio 2013, n. 12). Per la cronaca, è previsto che detta legge entri in vigore l&#8217;1 gennaio 2014 (non fra molto tempo). Per quanto riguarda i bilanci di Regioni ed Enti locali c&#8217;è appena un po&#8217; più di tempo (decorrenza dall&#8217;1 gennaio 2016).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il &#8220;<i>Fiscal compact</i>&#8221; non è qualcosa di esotico e di lontano. Per verifiche, leggere il testo della legge 23 luglio 2012, n. 114, recante &#8220;Ratifica ed esecuzione del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla <i>governance</i> nell&#8217;Unione economica e monetaria, &#8230; eccetera&#8221; (legge pubblicata nel Supplemento ordinario alla GURI del 28 luglio 2012, n. 175).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando l&#8217;ex Presidente del Consiglio Mario Monti rese pubblica l&#8217;&#8221;<i>Agenda Monti</i>&#8220;, che avrebbe dovuto essere la stella polare della sua non fortunata campagna elettorale, ricordò fra gli «obblighi europei in materia di disciplina delle finanze pubbliche», quello di «ridurre lo stock del debito pubblico a un ritmo sostenuto e sufficiente in relazione agli obiettivi concordati» (in coincidenza con il conseguimento del pareggio di bilancio strutturale). Da quando? A partire dal 2015. Ossia, dall&#8217;anno 2015 si è tenuti non soltanto all&#8217;equilibrio di bilancio annuale (pareggio, o scostamento massimo dello 0,5 % rispetto al PIL), ma in più occorre una politica di abbattimento del debito pubblico, in modo da ricondurlo, nell&#8217;arco di vent&#8217;anni nella misura stabilita del 60 % rispetto al PIL nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Fior di economisti (come gli americani Joseph E. Stiglitz e Paul Krugman) hanno ampiamente spiegato che è pura follia adottare politiche di tagli alla spesa pubblica e di pareggio forzoso del bilancio in periodi di recessione economica. Tuttavia, quando qualche poveretto in Italia osò obiettare in pubblico che le misure adottate dai Paesi dell&#8217;Eurozona (il &#8220;<i>Fiscal compact</i>&#8221; e non soltanto) erano economicamente e socialmente insostenibili per il nostro Paese, fu trattato dal nostro establishment come un pericoloso sovversivo. Vero Presidente Napolitano? Chi era il vero nemico dell&#8217;Europa? Chi non ha avuto l&#8217;intelligenza e la forza di dire alla Germania che stava sbagliando e che se quelle erano le condizioni tassative e non negoziabili per far soppravvivere l&#8217;euro, allora l&#8217;euro poteva saltare anche l&#8217;indomani. Oppure chi ha avuto l&#8217;onestà di dire: non possiamo sottoscrivere impegni che sappiamo benissimo di non essere nelle condizioni di poter mantenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa non torna. Anzi, molto non torna. Si può pensare tutto il male possibile di un movimento di protesta come il Movimento 5 Stelle: è vero, c&#8217;è troppa demagogia, troppa approssimazione, troppa impreparazione. Ma che dire dei partiti, quelli sedicenti &#8220;seri&#8221;, quelli pronti ad assumersi responsabilità di &#8220;governo&#8221;, i quali ieri parlavano di Europa e di rigore nella tenuta dei conti pubblici, ed oggi dicono che sì hanno sottoscritto degli impegni, ma era tutto uno scherzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il cerino in mano è rimasto all&#8217;ex Presidente del Consiglio Monti. Ma, per quanto riguarda il Popolo della Libertà, è troppo facile ritrovare in Internet dichiarazioni, ad esempio di Lamberto Dini, sulla necessità e doverosità di approvare senza indugio la normativa sul &#8220;<i>Fiscal compact</i>&#8220;. Per quanto riguarda il Partito Democratico, è impietoso ripercorrere la campagna elettorale di Bersani, e verificare la frequenza con cui ha dato per scontato che tutti gli impegni con l&#8217;Unione Europea sarebbero stati puntualmente onorati?</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò premesso, gli economisti d&#8217;indirizzo liberista oggi semplicemente parlano di altro, dalle colonne dell&#8217;autorevole &#8220;<i>Corriere della Sera</i>&#8220;. Tu chiamala se vuoi, tecnica di disinformazione di massa.</p>
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		<title>Il terrorismo di oggi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Giacalone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Paura in Val di Susa &#8220;Comunità tradita&#8221;, &#8220;democrazia dal basso&#8221; e la &#8220;rete&#8221;: miti dei criminali contemporanei, privi di idee e uniti solo dall&#8217;identità del gruppo. Non è la prima volta che in Val di Susa si mettono in atto attacchi terroristici. Se sottovalutare poteva essere un errore, ora sarebbe colpevole. Per prima cosa si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Paura in Val di Susa</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Comunità tradita&#8221;, &#8220;democrazia dal basso&#8221; e la &#8220;rete&#8221;: miti dei criminali contemporanei, privi di idee e uniti solo dall&#8217;identità del gruppo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15356" alt="terrorismo" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/terrorismo.png" width="187" height="117" />Non è la prima volta che in Val di Susa si mettono in atto attacchi terroristici. Se sottovalutare poteva essere un errore, ora sarebbe colpevole. Per prima cosa si deve separare l’opposizione ai lavori per il treno ad alta velocità dai gruppi che operano organizzando gli attacchi armati e violenti. Sono questi ultimi a volere criminalizzare gli altri. E dato che sono dei criminali nei loro confronti lo Stato ha il dovere di agire con la repressione. Prima quella delle forze dell’ordine, poi quella della giustizia. Opporsi a quei lavori è legittimo. Una volta decisi, una volta affrontata la discussione in tutte le sedi competenti, è altrettanto legittimo che siano eseguiti. Tentare di fermarli è un reato, usare la violenza un crimine che va punito. Sul punto, non c’è altro da aggiungere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo, però, accontentarci della repressione, dobbiamo anche sforzarci di capire. Che non è sinonimo di giustificare, ma necessario per combattere. Negli anni sessanta non si seppe riconoscere l’escalation della violenza, vedere il filo che portava dalle macchine incendiate ai rapimenti lampo e dimostrativi, dalle gambizzazioni agli omicidi. Molti, troppi non ne furono capaci, anche perché presi in una prigione culturale, che avevano costruito con le loro stesse mani. Non seppero capire perché non vollero vedere. Meglio non commettere ancora gli stessi errori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terrorismo di allora non torna, perché la guerra fredda era il suo ecosistema. Ma i molti terroristi che poi abbiamo imparato a conoscere, più che altro dalle cose che altri scrivevano per loro, dato che la grande parte non era in grado di compitare, i militi della morte, rossi o neri che fossero, solo raramente si mostrarono consapevoli del contesto. Più che altro erano accecati da dei miti. I terroristi rossi avevano abboccato al mito della “Resistenza tradita”, supponendo che il movimento partigiano avrebbe voluto creare una repubblica socialista. I terroristi neri avevano abboccato al mito della “Patria tradita”, supponendo che se non ci fossimo venduti agli invasori l’Italia avrebbe avuto più potente destino. Cretinate, da una parte e dall’altra. Solo una sparuta minoranza sognò di sostituire la dittatura fascista con la dittatura comunista, mentre il resto del Paese, Palmiro Togliatti compreso, viaggiava in tutt’altra direzione. Mentre i “ragazzi di Salò” non furono gli eroici difensori dell’onore nazionale, ma gli ultimi raggirati da un gruppo di disonorati. Eppure quei miti, alimentati da storiografie farlocche e quasi comprovati dalla retorica melensa e fasulla della “Costituzione nata dalla Resistenza”, persero molte vite e troppe ne spensero fra quelli che quei fanatici si scelsero come nemici immaginari.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda è: quali miti agitano i sogni dei fanatici contemporanei, capaci di armarsi e andare a fare il tiro al bersaglio con i lavoratori impegnati nella costruzione di un’infrastruttura europea? Sul fatto che siano dei criminali non si discute, come lo furono quelli dell’ubriacatura ideologica, ma solo dopo aver capito il senso di quei loro incubi fummo capaci di chiudere un capitolo lordo di sangue. Cosa spinge i violenti di oggi? Esiste un contesto internazionale che possa facilitarli?</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro mito è quello della “comunità tradita”. Si sentono interpreti del volere popolare, anche contro la volontà del popolo. Non rileva che i governanti (ai vari livelli) impegnati in quella realizzazione siano eletti democraticamente, perché loro considerano la democrazia formale un inganno ai danni delle singole collettività. Non rileva l’interesse nazionale, e meno ancora quello europeo, perché conta solo la comunità dei diretti interessati. Guardano con compatimento ai cantori della “democrazia dal basso”, perché vedono la possibilità di partire dal basso per svellere la democrazia che considerano ingannevole. Sentono forti le loro ragioni e sanno di poterle esprimere solo con la violenza, esattamente come gli ultras del tifo calcistico. Egualmente privi d’idee che non siano l’identità del gruppo. Non sono inoffensivi, intanto perché offendono e poi perché surfano sull’onda delle democrazie in crisi. Che sono tali per esaurimento di spesa pubblica. Non sono isolati, perché gemelli diversi si trovano per ogni dove, nell’Unione europea incapace d’immaginare se stessa nel futuro. Hanno una rete, con la quale raccolgono non pochi cretini allo sbaraglio. Repressione, certo. Ma serve anche tanta buona politica e buona informazione. E’ il consenso l’anima delle democrazie.</p>
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		<title>Andreotti, l’addio che apre al futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Marchetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo gli addii al ‘900 di Aldo Moro e Francesco Cossiga, il congedo del “presidentissimo” Giulio chiude il “triangolo delle Bermude” della storia patria. Si chiude definitivamente il secolo breve della politica italiana. La morte di Giulio Andreotti marca il confine dell’Italia che fu. Quella dei segreti di stato, delle stragi, del terrorismo e del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Dopo gli addii al ‘900 di Aldo Moro e Francesco Cossiga, il congedo del “presidentissimo” Giulio chiude il “triangolo delle Bermude” della storia patria.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15353" alt="giulio-andreotti-morto-francesco-baccini-canzone" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/giulio-andreotti-morto-francesco-baccini-canzone-247x250.jpg" width="247" height="250" />Si chiude definitivamente il secolo breve della politica italiana. La morte di Giulio Andreotti marca il confine dell’Italia che fu. Quella dei segreti di stato, delle stragi, del terrorismo e del proliferare della malavita organizzata ma anche quella del boom economico, dell’avvento di un benessere diffuso, di un pullulare culturale e spirituale fecondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mondo che ha segnato l’animo italiano, l’interiorità di una nazione, all’ora come oggi, giovane e fragile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mondo dalle contraddizioni gigantesche, nel quale la gabbia della droga divenne illusione di libertà, di evasione, di emancipazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “secolo discusso”, dai mille e mille volti che Andreotti incarnava incomparabilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli addii al ‘900 di Aldo Moro e Francesco Cossiga, il congedo del “presidentissimo” Giulio chiude il “triangolo delle Bermude” della storia patria.</p>
<p style="text-align: justify;">50 anni di misteri, picconate, ed abissali silenzi-omertosi consegnati per sempre all’oblio. Mezzo secolo di cui continuiamo a portare profonde “stigmate” e a pagare dazio in termini politici, economici e, soprattutto, socio-culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia sembra ferma lì. Alle soglie del nuovo millennio. Con una classe dirigente (la generazione dei quarantenni-cinquantenni) imbrigliata e, per tanti aspetti, collusa ad un passato ingombrante, potente, disgregante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un blocco culturale ma anche, ed innanzitutto, di interessi occulti e manifesti che l’Italia 2.0 eredita e che è destinato a segnare come “peccato originale” un futuro &#8211; quello nazionale &#8211; per tanti versi ancora tutto da pensare.</p>
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		<title>Verso una completa “perdita” d’identità</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/verso-una-completa-perdita-didentita/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Fronzuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si capisce più niente, riguardo alle ragioni di destra e quelle di sinistra. Chi l’avrebbe mai detto che Silvio Berlusconi sarebbe “andato a letto” con quelli che lui chiama ancora i comunisti. E chi avrebbe mai potuto pensare che dopo le affermazioni solenni di Bersani “mai più con Berlusconi”, il Pd avrebbe consegnato armi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Non si capisce più niente, riguardo alle ragioni di destra e quelle di sinistra.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2342" alt="silvio-berlusconi" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/10/silvio-berlusconi-300x175.jpg" width="250" height="145" />Chi l’avrebbe mai detto che Silvio Berlusconi sarebbe “andato a letto” con quelli che lui chiama ancora i comunisti. E chi avrebbe mai potuto pensare che dopo le affermazioni solenni di Bersani “mai più con Berlusconi”, il Pd avrebbe consegnato armi e bagagli in nome della governabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cosiddetto “inciucio”  è compiuto, con la conseguenza che si va verso una “completa perdita di identità politica dei partiti”. Non si capisce più niente, riguardo alle ragioni di destra e quelle di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo analizzare il risultato scaturito dal voto, al di là delle credenze politiche di ognuno di noi, occorre dire che la soluzione più logica sarebbe stata la costituzione di un governo monocolore capeggiato dalla coalizione che ha ottenuto il maggior numero di consensi (Partito democratico e Sel) , con l’appoggio esterno (senza entrate nel governo) del Movimento 5 Stelle. Una simile soluzione, valida per il tempo strettamente necessario per fare la nuova legge elettorale e la riforma del Parlamento (abolizione di una delle due Camere e riduzione della metà dei parlamentari) avrebbe consentito, in un tempo ragionevolmente breve, di andare a nuove elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Movimento 5 Stelle, dopo l’inaspettato grande successo, ha mancato l’occasione di collaborare alla costituzione del governo e consentire il varo delle riforme accennate; condizioni indispensabili per governare il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La inattività del partito di Beppe Grillo ha provocato una perdita di consensi, come risulta dai recenti sondaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione di grande confusione politica, come quella attuale, caratterizzata dalla litigiosità della base del Pd, incapace di esprimere un vero leader, non c’è da meravigliarsi se le intenzioni di voto degli italiani collocano al primo posto il partito di Silvio Berlusconi, che vincerebbe non per propri meriti, ma per i demeriti altrui. I nostri lettori sanno che noi non siamo animati da spirito radicale nei confronti di una parte politica, a svantaggio dell’altra. Resta il fatto che Berlusconi ha amministrato nell’ultimo decennio, otto anni, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti, perché non sarebbe onesto addossare a Mario Monti tutte le responsabilità, che ha mandato il Paese in recessione, ma con tutta probabilità  lo ha anche salvato dal fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, continua l’anomalia tutt’italiana: con Pdl, Pd, Lista Monti e Movimento 5 Stelle, che non hanno un partito di riferimento a livello europeo.</p>
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