Fatta la frittata sono scappati in Belgio

La rottura con il resto della Spagna, in particolare con le regioni più povere, è forte e non sarà facile recuperare una situazione fiscale più vantaggiosa per la Catalogna ai danni di altre regioni.

di Giacomo Properzj | 6 novembre 2017

E finita senza gloria la secessione della Catalogna. I dirigenti del movimento ed esponenti degli organi locali dopo aver proclamato la repubblica se ne sono andati: Puigdemont in macchina fino a Marsiglia e poi in aereo a Bruxelles dove ha chiesto l’asilo politico. Grande imbarazzo del Belgio e degli organi della UE che risiedono a Bruxelles anche perché i reati o altro che Puigdemont avrebbe compiuto risalgono a infrazioni di leggi e regolamenti interni alla Spagna sui quali la Comunità non ha diritto di interferire.Puigdemont ha proclamato la repubblica e poi si rifugia in una monarchia appunto il Belgio.

Lascia però in giro dei cocci e una situazione non chiarita con un’opinione pubblica nervosa che può anche produrre reazioni incontrollabili come è stato per anni con i baschi: la maggior parte delle banche e delle multinazionali stanno andando via da Barcellona e il danno economico si appalesa sempre più grave per la Catalogna.

La rottura con il resto della Spagna, in particolare con le regioni più povere, è forte e non sarà facile recuperare una situazione fiscale più vantaggiosa per la Catalogna ai danni di altre regioni. D’altronde il presidente Rajoy, che tutto sommato è stato all’altezza della situazione, deve recuperare nei confronti di quella metà di catalani, residenti sopratutto in provincia di Barcellona, che si erano impegnati senza capir bene quello che facevano, a favore della Repubblica Catalana e le sue carte sono tutte di natura fiscale perché la Catalogna come del resto le regioni basche e la navarra hanno il problema di riportare sul loro territorio la maggior parte di quello che fiscalmente versano a Madrid. E’ un problema analogo a quello del Trentino Alto Adige che noi abbiamo risolto da tempo restituendo quasi del tutto (94%) le loro tasse. I baschi e i navarrini hanno raggiunto questi obiettivi e, sebbene non vadano alle manifestazioni dove c’è il Re per ora si sentono rappacificati col Governo centrale ma, come abbiamo detto già in altre occasioni, il problema catalano è più imponente perché la Catalogna rappresenta il 20% del PIL nazionale e qualunque più piccolo cedimento agiterebbe le acque della Gallura che si trova anche lei su posizioni di rivendicazionismo fiscale.

Il sud della Spagna non subisce le tentazioni dei nuovi partiti (Podemos ecc) ed è ancora ben diviso tra popolari e socialisti quindi costituzionalmente coerente e fedele alle istituzioni anche alla monarchia che da qualche anno, forse perché messa in discussione, sviluppa una sua autonoma politica naturalmente di tipo nazionale che trova favore nell’esercito.

In altre parole i vecchi malanni della Spagna: monarchia, esercito, Izquierda Unida, separatismi vari ecc sono in parte rinati rinforzati da problemi finanziari e fiscali che vedono il Paese iberico molto differenziato da regione a regione.

Lo pseudo risorgimento catalano (come, in via minima, gli pseudo risorgimenti lombardi veneti) non servono altro che aumentare la confusione e a irrigidire le posizioni che debbono essere trattate serenamente attraverso negoziazioni tra lo Stato centrale e le varie regioni.

Per i grandi problemi poi occorrerebbe ormai appellarsi all’Europa senza degradare nel regionalismo più dialettale.

Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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