I fascio-guappi e il can da guardia che dorme

I giornalisti “smammati” da Di Maio e il duello in TV: considerazioni su due episodi gravi ma trattati con il tono asettico della ordinarietà.

di Tuttocchiali | 6 novembre 2017

La nostra bella Italia, è noto, ha un popolo che racchiude  una varietà di individui notevole: a parte le persone per bene, ci sono i malandrini, gli ignavi, i furbi, gli ignari, i troppo, ingenui gli “io non c’ero o dormivo”, gli opportunisti, i non sapevo, gli scaricabarile, e così via  de-responsabilizzandosi. Solo a costoro ci permettiamo di sottolineare due episodi avvenuti in meno di 24 ore dei quali i giornali hanno parlato abbondantemente con il tono asettico della ordinarietà.

Il primo a Palermo, al termine del comizio di chiusura della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. In un noto ed elegante ristorante ha fatto ingresso tutto lo stato maggiore con in testa Grillo, Di Maio, Di Battista, Casaleggio, etc. Un manipolo di una ventina di persone, a contare i coperti della tavola già imbandita per loro. Che non ha gradito la presenza in sala di tre giornalisti che, al loro ingresso, già erano seduti ad un altro tavolo, tanto che il capomanipolo, il “candidato premier” Gigi Di Maio ha posto all’oste una drastica alternativa: “o noi o loro”. Le cronache degli stessi giornalisti “smammati” narrano che i tre,  mentre ancora stavano spilluzzicando i grissini ed il pane si sono alzati guadagnando l’uscita, per non mettersi allo stesso livello. Qualcuno potrebbe malignare che, magari, i tre giornalisti avessero avuto una soffiata  circa il luogo dell’ultima cena della campagna elettorale grillina e si fossero fatti trovare nel medesimo luogo per carpire chissà quali informazioni. Ma anche se così fosse (e non lo sappiamo), niente giustificherebbe il sopruso, se non la mentalità pericolosamente arrogante , da nuovi membri della casta, di molti dirigenti del M5S. Tanto più che Giggino Di Maio, poche ore dopo, si è beccato la recidiva, impadronendosi non più di una semplice sala di ristorante ma, addirittura, dell’intero sistema televisivo italiano. Questa volta l’aspirante premier non ha agito da solo ma in combutta con l’ex premier per antonomasia, Matteo Renzi. I due si sono sfidati a duello in un dibattito televisivo. Hanno discusso e poi si sono accordati sul giorno e persino sul luogo, cioè l’emittente televisiva onorata di cotanto evento. E le varie TV, cosa hanno fatto? Li hanno mandati a quel paese come giusto e doveroso? Macchè! Si sono messe a litigare: e quelle non prescelte si sono pure offese. Si sa, la stampa è il cane da guardia della democrazia. E siccome in Italia c’è tanto da fare, anche ai cani è dovuto il giusto riposo.

Tuttocchiali

Tuttocchiali: uno scriba errante e discontinuo che appare e scompare da oltre quaranta anni su giornali e testate della Toscana. qualcuno dubita che realmente esista, altri pensano addirittura che i suoi scritti siano frutto dell’opera collettiva di una molteplicità di altri scrivani. Ma non è lecito rivolgersi ad esempi del passato che porterebbero a confondere l’ironia con il ridicolo.

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