Evviva la continuità

Gli italiani voteranno con un governo in carica che nessuno ha mai sfiduciato (tantomeno il Colle più alto) e che rischia di succedere a se stesso sia in caso di riconferma dell’attuale maggioranza, come nel caso di larghe intese o di un cosiddetto “Governo del Presidente”.

di Daniele Marchetti | 11 febbraio 2018

Siamo in campagna elettorale ma pochi se la filano: di comizi elettorali non vi è traccia, i mitici gazebo sono un ricordo come i mega-manifesti 6×3: quelli dei “meno tasse per tutti” o “anche i ricchi piangono”.

Altro che rapporto con i cittadini. Senza lilleri non si lallera e da quando “mammona” ha chiuso i rubinetti del finanziamento pubblico la campagna elettorale è ridotta a pura reclame, a chi la spara più grossa, ad evanescente chiacchiericcio da salotto.

La saga dell’insopportabilita’ per tutti: per chi si mantiene a distanza (storicamente i meno,  attualmente i più); ma anche per chi -da appassionato della politica- è esausto per la girandola equestre di promesse (rigorosamente da marinaio) e per le invettive ideologiche rinfocolate dai pistolero di provincia.

E tutto appare falso, grottesco, grigio, disperante. Un passaggio obbligato dalla Costituzione che tanti avrebbero davvero preferito evitare. Un passaggio  -le prossime elezioni- del tutto anonimo, evanescente e temporalmente risicato, affinché le conseguenze possano rivelarsi affini alle premesse.

Così molto è destinato a rimescolarsi ma niente a cambiare!

Del resto gli italiani voteranno con un governo in carica che nessuno ha mai sfiduciato (tantomeno il Colle più alto) e che rischia di succedere a se stesso sia in caso di riconferma dell’attuale maggioranza, come nel caso di larghe intese o di un cosiddetto “Governo del Presidente” chiamato a traghettare le Istituzioni verso nuove elezioni. Sempre che il nuovo Parlamento: quello che sarà eletto il 4 marzo e che difficilmente vorrà “rottamarsi”, non riesca «miracolosamente» ad inventarsi una maggioranza assai stabile da garantire una navigazione tranquilla al governo: quello di prima, lo stesso di adesso e, forse, di dopo.

In fondo nel mondo alla rovescia in cui le aziende falliscono per i crediti, le borse crollano per la buona salute della locomotiva economica mondiale e gli Stati senza governo sembrano rifiorire, l’italica continuità appare davvero un orizzonte di “felice” normalità.

Daniele Marchettidaniele mar

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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