Europa dinnanzi alla sfida di Trump

Euforia di Wall Street per gli aiuti fiscali alle imprese. Di contro, la frammentazione fiscale in Europa avvantaggia solo le multinazionali. Gli effetti positivi sulla governabiità dell’Italia dal nuovo Regolamento del Senato.

di Guido Colomba | 2 gennaio 2018

Con la riforma fiscale Trump ha ricucito lo strappo con il partito repubblicano. Wall Street, prontamente, ha inanellato il settantesimo record riflettendo l’euforia delle imprese oggetto di un taglio fiscale “impressive” Ora Krugman, premio Nobel dell’economia, continua a sostenere che ridurre le tasse non è una buona teoria ma porta ad un aumento disastroso del debito pubblico (attualmente al 60% del Pil) nel lungo periodo. Resta il fatto che la sfida di Trump si basa su un fatto concreto mentre l’Europa non ha nemmeno iniziato a parlare di politica fiscale comune. Anzi, la frammentazione tra i vari paesi membri ha solo regalato vantaggi enormi alle multinazionali. Con l’aggravante di avere compresso verso il basso (contratti a brevissimo termine con paghe fatiscenti) le fasce deboli dei lavoratori-impiegati con il risultato che vi sono grandi aziende transnazionali che si rifiutano persino di parlare con i sindacati. Nel frattempo in Italia i casi Ilva e Tap, come ha indicato il ministro Calenda, rischiano di frantumare gli interessi di tutti negando il concetto di “sistema-Paese”. Emblematica la frase di Emiliano, presidente-Puglie: “Che vantaggio ne ricavo con il gasdotto Tap?” Eppure, il traguardo delle elezioni , il 4 marzo prossimo, offre due riflessioni: (1) il nuovo regolamento del Senato vieta il “cambio di casacca” che ha afflitto la 16a legislatura (un parlamentare su tre ha cambiato partito). Dunque, maggioranze più stabili. Un aiuto evidente alla governabilità del Paese. Inoltre, consente alle Commissioni di legiferare senza dover andare al voto dell’Assemblea tagliando così i tempi per approvare una nuova norma (in questa legislatura sono saliti a 392 giorni…).(2) il “Rosatellum” sta costringendo i tre “poli” a fare proposte concrete. Se alcune appaiono fuori della realtà, saranno utili agli elettori per le loro decisioni di voto. Il tanto decantato sistema maggioritario bipolare ha rappresentato negli ultimi venti anni il peggior risultato possibile. I famosi “programmi” elettorali (di alcune centinaia di pagine) hanno solo rappresentato una beffa per gli italiani. L’ottusità burocratica della P.A e i vetusti Regolamenti di Camera e Senato a veti incrociati hanno fatto il resto. Certo, la ripresa economica non deve indurre a facili ottimismi. Le banche, pressate dalla Bce e dalla revisione della direttiva Brrd (i titoli tossici nelle banche Ue sono pari a 6800 miliardi di cui 74% francesi e tedeschi), sono tuttora alla ricerca di una normalizzazione in vista di una riduzione imminente dello stimolo monetario (anche se sono previsti tassi invariati per altri sei mesi). Lavoro, scuola, codice-appalti e immigrati restano i problemi di fondo della nuova legislatura senza tralasciare il tema dell’enorme debito pubblico gravato, in cinque anni, da manovre di bilancio per un totale complessivo lordo di 140,9 miliardi di euro (di cui 27,8 miliardi con la legge di bilancio-Gentiloni). Sul tema sono previsti circa 450 miliardi di nuove emissioni di titoli di Stato con la perdurane stranezza di un Comitato di Collocamento presso Tesoro e Banca d’Italia che, per i quattro-quinti, è affidato a grandi banche estere. Il chè fa ricordare la frase dell’economista Paolo Savona circa “i rischi di colonialismo finanziario”. In merito, la vicenda (nata nel 1996) dei derivati dovrebbe insegnare qualcosa…. Il Comune di Prato ha appena perso un ricorso deciso dal Tribunale di Appello di Londra. Dunque, esiste una Bce ma non esiste una normativa europea di riferimento.

 

Guido Colomba   (letter from Washington)

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