Emmanuel Macron e il big bang dell’euro

Ecco dunque per noi il significato delle elezioni francesi: la vittoria di Macron e la sconfitta della Le Pen hanno sigillato il destino dell’Unione europea, un destino di assoluto disordine perché mancherà la spinta a riformarla mentre rimarranno in essere quelle stesse politiche che ne hanno provocato il disastro economico e finanziario.

di Gerardo Coco | 14 maggio 2017

Il populismo, in parole povere, è la ribellione dell’uomo comune contro il potere e quello che oggi i media designano con questo termine è l’avversione per il potere europeo. La retorica attuale lo rappresenta anche, con disprezzo, come sovranismo, posizione politica che reclama la sovranità nazionale ma tale sovranismo è proprio la reazione di chi è consapevole di averla perduta. Angela Merkel  dal 2015, ha aperto le porte dell’Europa a più di 1,5 milioni di migranti senza sottoporre la sua decisione unilaterale al voto di nessuno e poi l’ha applicata a tutta Europa. L’anno scorso l’ex presidente del Parlamento europeo Marin Schulz per sottolineare la sua posizione sulla Brexit, affermò: “Non fa parte della filosofia europea che sia la massa a decidere del proprio destino”. Dopo un tale arbitrio da parte del capo di governo tedesco e una tale battuta insolente di chi presiede il più alto organo legislativo europeo, ci si dovrebbe stupire, semmai, che i populisti siano meno numerosi degli europeisti. Il populismo è un concetto difensivo, non offensivo e non ha nulla a che vedere con il nazionalismo aggressivo, con atteggiamenti xenofobi o sfasciti come molti vogliono dare ad intendere. Non aver compreso questo ha dato al movimento populista fa forza di un trend che fra non molto procederà con il vento in poppa specialmente in Francia dove, pur essendo state vinte le elezioni da un europeista con ampio margine rispetto a una populista, l’astensionismo è stato però del 26% e le schede bianche il 12%. Questi valori, mai registrati dal 1969, sono il chiaro sintomo di una la perdita di fiducia degli elettori nelle capacità del governo di fare serie riforme. Una maggioranza silenziosa frustrata è sempre più convinta che il voto sia un futile esercizio o meglio una farsa per fingere di dare al popolo un potere, che in realtà non sarà mai in grado di esercitare. Pertanto il nuovo presidente francese Emmanuel Macron è un altro ologramma di una élite interessata solo alla propria sopravvivenza e che cercherà di federalizzare l’Europa con metodi ancora più aggressivi, insolenti e illiberali solo perché si illude che la vittoria di un suo pivello centrista abbia sgonfiato il populismo. Pur condividendo, noi, ben poco del programma politico della Le Pen, una ipotetica sua vittoria, paradossalmente, avrebbe fatto riflettere gli gnomi europei portandogli a più miti consigli per trovare una soluzione di compromesso e attuare riforme giuste onde evitare il trauma di una Frexit che, forse, sapendo come funzionano le cose in politica, non ci sarebbe mai stata. Con Macron, invece, non ci sarà alcuna riforma ma ulteriori e dannose cessioni di sovranità.

Il neo presidente ha dichiarato di voler combattere con tutta la sua forza contro le divisioni che stanno minacciando la Francia e si è definito un outsider capace di unirla con un nuovo tipo di politica. Quante volte abbiamo sentito parole come queste e poi business as usual. Cosa può cambiare un ex ministro dell’economia del disastroso governo Hollande, privo di esperienza e in una situazione politica per certi versi addirittura più complicata dell’Italia? In Francia milioni di elettori sono fuggiti dai partiti tradizionali per appoggiare quelli di estrema destra e di estrema sinistra e quando i francesi perderanno le staffe saranno molto meno accomodanti degli italiani. La spesa dello stato francese è arrivata al 57% del Pil, la disoccupazione ufficiale giovanile supera il 25% e le imprese fuggono in altri paesi europei, soprattutto in Polonia. Il risultato del socialismo francese.

Non creda Macron di ingraziarsi e trattare alla pari con la Merkel: questa gli ha già detto chiaramente che le regole di spesa nell’eurozona non si allenteranno e pertanto il neo presidente dovrà far subire al suo paese misure di austerità di cui neppure lui ha al momento contezza. Le aspettative di cambiamento di chi ha lo ha votato sono oggi alte ma quando i suoi elettori si renderanno conto che erano quelle stesse nutrite dagli elettori di Hollande e tutto peggiorerà, l’onda populista si trasformerà in uno tsunami. La Francia sarà teatro di tensioni e disordini, forse anche prima delle elezioni in Germania a settembre e non crediamo che la situazione che si prefigura giovi alla attuale cancelliera in cerca del quarto mandato. Ecco dunque per noi il significato delle elezioni francesi: la vittoria di Macron e la sconfitta della Le Pen hanno sigillato il destino dell’Unione europea, un destino di assoluto disordine perché mancherà la spinta a riformarla mentre rimarranno in essere quelle stesse politiche che ne hanno provocato il disastro economico e finanziario.

Perché il vero problema che tutti i politici dell’eurozona sottovalutano è la gravità della crisi dei debiti sovrani di fronte alla quale non esistono più soluzioni “accomodanti”. Chissà se Macron e i suoi colleghi europei conoscono il motivo per cui le maggiori banche centrali hanno sospeso gli acquisti di bond per sostituirli con quelli di titoli azionari, di debiti di aziende private e persino di strumenti derivati come i futures. L’operazione, senza precedenti nella storia, è di hedging ossia di copertura contro il rischio di un big bang dell’eurozona. Le banche centrali si sono intrappolate da sole: possiedono titoli ormai invendibili che devono tenere in bilancio fino a scadenza. Quando la banca centrale europea, la più vulnerabile di tutte, terminerà il suo programma di acquisti ancora in corso, chi acquisterà i titoli dei governi europei se non ricompensato da un interesse elevato che ne farà crollare i valori? Le banche li hanno a bilancio… i governi disperati dovranno competere con il settore privato per procurarsi liquidità in un’economia già in deflazione…ma impediti a indebitarsi cercheranno di aggredire ancora i più il settore privato… E’ questa in estrema sintesi la dinamica del big bang che si verificherà nel giro di un paio d’anni. Emmanuel Macron, incapace, come tutti i politici, di prevenire qualsiasi crisi, potrà solo aspettare che accada.

Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Un commento

  1. Paolo Francia

    Parole vere in un mare di ignoranza e adattamento verso il basso. Populismo è ormai quello europeista che approfitta dei vecchi schemi antifascisti per permettersi tutto e garantirisi la perpetuità, e la gente ci cade.

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